Oggi va così
28 Giugno 2008
Colpevolmente in ritardo, raccolgo l’invito di Pilotino e vi posto l’immagine di come mi sento stasera:

E ne approfitto per postare stanotte, che mi gira bene; perché generalmente mi sento così:

Quindi effervescete con me se volete, perché finché dura, fa verdura, come dicevano gli antichi.
E voi, come vi sentite? Visualizzate il vostro umore e mostratene l’immagine al mondo (che schifo di slogan eh?).
Per concludere, Rick, Dyo, Pellescura, Bruno, Chit, GaMa e Gianfranca, che Dio li benedica, mi hanno insignita del

Ringrazio sinceramente e pubblico come di dovere le regole del premio:
2. scegliere 7 blog o siti che ritieni siano brillanti per i temi trattati e il design, indica il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio Brillante WeBlog.
Dal canto mio non passo la palla a nessuno, perché tutti i blog che leggo e commento, a mio avviso, hanno caratteristiche di brillantezza. Premio quindi, tacitamente, tutti e a tutti coloro che passano di qua auguro un brillantissimo, frizzante, esilarante finesettimana.
Un ragionamento ineccepibile
24 Giugno 2008
Ieri, evento eccezionale, sono andata a Messa con mio figlio perché la bimba di una mia amica faceva la Prima Comunione. Lollo si è diligentemente comunicato e poi è tornato vicino a me: praticamente non aveva ancora finito di inghiottire l’Ostia quando ha esclamato a voce alta:
Lollo: mannaggia la miseria, ma Micky (una sua amica) è proprio cecata! Le sono passato davanti e non mi ha visto!
Alianorah: Lollo, ma ti sembra il caso di urlare e parlare in questo modo? Hai pure appena preso l’Ostia!
Signore impiccione: (mette una mano sulla spalla di Lollo) ogni volta che dici “mannag*ia” tutti i Santi del Paradiso si alzano e si chiedono “ma ce l’avrà con me?”
Lollo: (parlandomi in un orecchio) oh ma’, ma se i Santi si alzano ogni volta che qualcuno dice “mannaggia”, secondo me stanno sempre in piedi!
Misteri della lingua (italiana)
21 Giugno 2008
E dunque, terminata la settimana concorsistica, torno a raccontarvi delle mie consuete pippe mentali, cosa di cui sarete sicuramente contenti, nevvero? Proprio oggi ragionavo su quanto l’italico idioma possa apparire pieno di trappole mortali non soltanto per gli stranieri che si apprestano ad apprenderlo, ma anche per gli italiani stessi, che lo parlano da quando erano piccoli e che usano certe locuzioni per tutta la vita senza chiedersene il perché
Ad esempio, la parola “fine” ha una molteplicità di usi e significati, taluni davvero bizzarri. Può essere aggettivo, nell’accezione di raffinato, di classe (“quella ragazza è molto FINE”); o con il significato di sottile (“la mortadella mi piace tagliata FINE”). Può essere sostantivo, e voler dire scòpo (“il FINE giustifica i mezzi”), e preciso scòpo con la ò aperta, perché con la o chiusa si legge scopo, cioè “ramazzo il pavimento con un bastone fattapposta” o “pratico un atto sessuale con altro tipo di bastone fattapposta”; oppure ancora si intende fine come termine (“la FINE di un amore”). E fin qui abbiamo fatto la scoperta dell’acqua calda, in quanto non è questo l’unico lemma che ha più sensi. Del resto questo non accade solo in Italia. Ad esempio stasera ho anche scoperto che in inglese Turchia e Tacchino si dicono nello stesso modo e questo mi fa ridere alquanto, chissà perché. Comunque, tornando al termine sopra analizzato, la domanda che mi tormenta è un’altra. Perché mai il sostantivo femminile “fine” inteso come termine, finale (LA fine) cambia sesso se preceduto dall’aggettivo “lieto”? Insomma, perché accidenti una favola ha “IL lieto fine” e non “LA lieta fine”? E la cosa curiosa è che questo accade solo in questo senso. Se la fine è tragica, rimane femminile (“LA tragica fine di un film”); se è allegra, idem “LA allegra fine della commedia”). Ma se qualsivoglia benedetta vicenda termina in modo appena appena lieto, ecco che la fine cambia genere, con imbarazzanti incidenti lessicali ad esempio nei testi, quando un excursus su un argomento porta alla separazione delle due parole, creando perplessità ( “Se siamo personaggi di una storia, il fine non sarà forse lieto” Cit.: in questo caso è dubbio se si parli di fine come scopo, o di fine come termine; sarebbe stato molto più corretto scrivere “la fine non sarà forse lieta” ). Vabbè, magari sto ragionando sul sesso degli angeli, ma se qualcuno sa come è nata questa curiosa espressione, è invitato a dirmelo, altrimenti rimarrò con il dubbio fino alla…FINE dei miei giorni!
Un concorso da Oscar: la premiazione.
19 Giugno 2008
E’ arrivato il momento di chiudere le votazioni per il miglior aforisma di produzione casareccia, concorsone indetto su questo blog e rivolto a chiunque passasse da qui e volesse partecipare. Nonostante i sospetti di brogli, le accuse di cassazione ingiustificata, i tentativi di gabolamenti con proposte, consce o inconsce, di motti di seconda mano, il vincitore c’è e sfido chiunque a contestarne il merito. Passo dunque a dichiarare ufficialmente il nome del vincitore assoluto della prima e probabilmente ultima edizione de “Un concorso da Oscar. Crea il tuo aforisma”.
And the winner is…

Lario, con l’aforisma: Solo lo stolto beve la benzina
Una frase incisiva, sintentica non meno della benzina che ne è indiscussa protagonista insieme allo stolto che la beve, di schiacciante attualità e con una lieve (?) sfumatura del nonsense che caratterizza tutta la produzione di quel geniale personaggio che è registrato all’anagrafe con il nome di Davide, ma che i più conoscono e amano come Lario. Sul blog di Lario si ride, e chi non ride con noi, peste lo colga. Egli, geniale autore dei fumetti fatti male più fatti bene dell’Universo, riesce con pochi tratti e scarne battute, a creare quell’effetto di comicità surreale proprio solo di chi è stato sfiorato dalla mano della genialità. Tra le sue più recenti più creazioni, cito le strisce e le tavole su “Dio“, le tavole sulle disavventure di uno sfigatissimo “Marco Columbro” e la sbellichevole saga di “Voyager” dove un improbabile Roberto Giacobbo (che è comunque più probabile di quanto non lo sia nella realtà) guida il lettore per gli impervi sentieri dei misteri più misteriosi del cosmo e dintorni. Gloria e onori al vincitore che si becca, come premio, l’appena digitata recensione.
Pur d’accordo con la votazione popolare (se avessi votato, avrei scelto l’aforisma che ha vinto), mi concedo il lusso di citare quelle che a mio avviso sono frasi meritevoli di un posto d’onore:
Se conosci un aforisma inedito non dirlo in giro (Bruno Carioli, un altro geniale fumettista)
L’amore è come la meningite: o ci muori o ci diventi scemo (Andrea/AmmiraglioK)
entrambe innegabilmente vere nella loro diversità.
E infine, l’aforisma (seppure abbia poi scoperto che non era inedito, anche se Niko non lo sapeva) che più mi riguarda da vicino, perché io sono una vile e molto avrei da imparare dall’insegnamento della seguente verità:
Un giorno la paura bussò alla porta del coraggio: il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno (Nikora-San)
Grazie verimacch a tutti per aver partecipato!
Un concorso da Oscar: le votazioni.
17 Giugno 2008
Si chiude qui la possibilità di partecipare a “Un concorso da Oscar” la straordinaria (eehh!) iniziativa presa da me medesima con cui invitavo tutti voi a creare un aforisma degno di quelli di Oscar Luigi Scalfaro…no, di Oscar Wilde, volevo dire. Di seguito elencherò gli aforismi originali ricevuti, omettendo quelli che sono stati riciclati o modificati lievemente (furbacchioni) o magari sono stati creduti originali dagli “autori” mentre invece erano un ricordo nascosto nelle pieghe della memoria e ripescato per l’occasione. Per chi ne ha mandato più di uno, ho scelto quello a mio avviso più incisivo e più rispondente alla definizione di “aforisma”. Alcuni sono più simili a battute di spirito o a proverbi, ma se sono carini, li metto lo stesso (il concorso è mio e lo gestisco io!).
Ora tocca a voi votare quello che ritenete il motto migliore, o il più spiritoso, o quello che vi convince di più e più risponde al vostro modo di pensare. Ognuno ne può votare uno solo e lasciare il voto nei commenti. Va da sé che non si può votare il proprio motto. Nell’elenco non scriverò il nome dell’autore (se siete proprio interessati a saperlo, andatevi a rileggere i commenti al post precedente): il primo classificato avrà l’onore di essere protagonista del post che decreterà il vincitore e godrà nello stesso post di una prestigiosa recensione del suo blog da parte della titolare del famoso blog “Alianorah, l’altra gallina” (e di chi se no? della Lucarelli? di Grillo? ma su su, ridimensioniamoci!). Potete votare anche solo indicando il numero corrispondente all’aforisma scelto e avete tempo fino a giovedì sera. Partecipate (se vi va).
Ed ecco l’elenco tanto atteso:
- “Meglio un niente personale, cioè di proprietà, che un niente condiviso
- “Solo lo stolto beve la benzina”
- “Vincente come uomo, fallito per la società”
- “Il successo di un uomo dipende dalla prima donna, dal successo dell’uomo dipendono tutte le altre”
- “Un giorno la paura bussò alla porta del coraggio. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”
- “Il mondo si è capovolto ma io sto in piedi!”
- “Perchè darla gratis?”
- “Caffè e sigaretta, cagata perfetta.”
- “Inenarrabile la profondità…di un animo piatto”
- “Ciò che è di tutti, è di nessuno”
- “Un chilo in più non si vede con gli occhi ma un chilo in meno si sente con le mani dove manca”
- “L’amore è come la meningite: o ci muori o ci diventi scemo”
- “In questi tempi di precarietà’ il lavoro a tempo indeterminato è l’unica manifestazione di certezza della pena”
- “L’unica certezza della pena che mi viene in mente è il matrimonio”
- “Madre Natura, padre contadino”
- “Essere se stessi non è un errore, l’errore è essere quel che non si è”
- “La vita è come un cuore; l’importante è non finire negli spigoli che potrebbero far male”
- “Se conosci un aforisma inedito non dirlo in giro”
- “Se tutti dicono che stai sbagliando, tranquillizzati: sicuramente sei sulla strada giusta”
- “La fortuna di un uomo è un altro uomo”
Grazie a tutti per aver partecipato (compresi quelli che non hanno “passato il setaccio”) e votate, votate, votate!
Precisazioni e ridondanze: Il voto è solo per UN aforisma, a chi ne ha votati due senza esprimere la preferenza, vedrà accreditato solo il primo dei due votati (ammazza, che linguaggio tennico…mi sto a montà la testa!). Ripeto: TUTTI possono votare, anche chi ha un aforisma nella lista, ma non si può votare il proprio. Quindi hanno fatto benissimo Lario e Bruno a esprimere la propria preferenza, nonostante siano candidati al premio. Continuate a votare!
Un concorso da Oscar. Crea il tuo aforisma.
15 Giugno 2008
Cari amici vicini e lontani, ho di recente considerato come il nome Oscar abbia una valenza positiva nella mia vita. L’eroina dei cartoni animati che commosse le ormai lontane giornate della mia adolescenza fu Lady Oscar. Oscar è il nome del maggior premio cinematografico esistente, e io amo il cinema diciamo…non propriamente impegnato che è quello spesso insignito del suddetto premio. Oscar è il nome del mio gelosissimo amante blogghistico, che causa surriscaldamento pc, ha un po’ raffreddato il suo ardore (contraddizioni inspiegabili) ma che perdono volentieri perché ormai so che è un po’ volubile. E Oscar è il nome di quel fantastico personaggio vissuto nell’ 800 in Inghilterra e diventato famoso per il suo anticonformismo, per la sua vita spericolata, per i suoi romanzi e soprattutto per i suoi aforismi. Chi mai, signori della Corte!, chi mai almeno UNA volta nella vita non ha voluto creare una frase lapidaria, incisiva, pregna di significato, tale da poter essere legittimamente denominata aforisma, laddove per aforisma si intende (cit. De Mauro) “breve sentenza che esprime una regola pratica o una norma generale di saggezza filosofica o morale”? Credo che la risposta a questa mia domanda, del tutto retorica sia “la stragran parte della Corte non ci ha mai nemmeno pensato, e la restante credeva che l’aforisma fosse un macchinario usato in tipografia”. E proprio sapendo di suscitare tra Voi un grande interesse, ho deciso di lanciare un concorso:
ognuno, qualora lo voglia, potrà cimentarsi nella creazione di una massima e inserirla in un commento a questo post. Tutte le massime inventate (non copiate, devono essere farina del vostro sacco), saranno inserite in un prossimo post e sottoposte a votazione dai lettori. I primi tre classificati non vinceranno un fico secco, a parte una citazione nel terzo e ultimo post che pubblicherà la classifica. Non c’è vincolo di argomento: si potranno proporre massime filosofiche, erotiche, politiche, satiriche, iperboliche, assurde. Esclusa la volgarità gratuita (ammessa quella a pagamento
), il vilipendio (non la satira, quella è ammessa) alla religione (qualsiasi religione), il razzismo. E ditemi che sono bigotta, ma tanto è.
Fuori concorso, vi spiattello qui un fantastico aforisma di mia produzione: “Raramente ci innamoriamo del nostro ideale, ma spesso idealizziamo la persona di cui ci siamo innamorati”.
Se la mia idea vi sembra una cagata ditemelo subito che chiudo immantinente il concorso.
Se invece la vostra creatività è stata solleticata…sbizzarritevi!
Un post al sole
13 Giugno 2008
Nel mio penultimo post ho affrontato, nel mio solito modo leggero e un po’ scanzonato, un problema che a quanto pare ha attirato l’attenzione di parecchie tra le mie lettrici e anche di qualche lettore, quello cioè della magrezza eccessiva o dell’eccessiva esuberanza di peso. Premesso che occorre infischiarsene altamente dei pareri della gente, vorrei riportare l’attenzione di tutti su un lettore, Roberto, che mi ha segnalato il proprio vissuto, o meglio, il vissuto di una sua cara amica (ex compagna di vita) che in seguito a vicissitudini personali è entrata in depressione con conseguenti disturbi alimentari. Di certo io non sono una specialista, né una studiosa di psicologia o di tematiche correlate con questo problema. La sola esperienza che posso riportare è quella personale, legata a un periodo particolare della mia vita in cui un malessere fisico (dolori continui a schiena e articolazioni) mi aveva reso impossibile condurre un tipo di vita normale e di svolgere regolarmente il mio lavoro. L’erronea convinzione che non sarei più uscita da questo cul de sac, con conseguenze per me davvero drammatiche, aveva creato un circolo vizioso, per cui più mi demoralizzavo, più stavo male, e più stavo male, più mi demoralizzavo. Avevo perso il sorriso e la fiducia nel futuro, e sì, decisamente avevo perso il gusto per i piccoli/grandi piaceri della vita, tra cui quello del cibo. Mangiare era diventato un dovere e come tutti i doveri mi risultava particolarmente sgradito. I miei piatti preferiti sembravano conditi con la sabbia, dopo due bocconi mi sentivo sazia, dopo tre ero nauseata. Pur non essendo mai caduta nell’infernale trappola dell’anoressia, mi nutrivo a malapena, sforzandomi di fare qualche spuntino durante il giorno perché capivo di essere su una strada che avrebbe potuto diventare pericolosa. Poi, con l’aiuto di un medico che ha individuato la causa dei miei dolori fisici, ho pian piano ripreso fiducia, forza e volontà di andare avanti. Ora il F.d.C. mi dice che ho le braccia cicciottelle, e io ne sono contenta, perchè un po’ di tempo fa avevo due stecchini al loro posto, e non ero un bel vedere.
Il nostro cervello è un organo estremamente delicato e complesso, una macchina che facilmente può “grippare”, se sollecitata in modo sbagliato o sovraccaricata di stress e pressioni; da lì partono tutte le emozioni, le sensazioni negative e positive che proviamo, e lì ritornano, distorte quando le cose non funzionano come dovrebbero. Però in noi, per quanto in certi momenti possa sembrare impossibile, c’è nascosta da qualche parte la forza di uscire da qualsiasi stallo, di superare il dolore e gli ostacoli che sembrano insormontabili. Per trovare questa forza a volte è sufficiente la nostra volontà; altre volte è necessario un aiuto speciale, un sostegno che solo i medici o gli “addetti ai lavori” possono dare, e ce ne sono di validi ovunque. E poi, l’ingrediente fondamentale: la voglia di riuscire, il credere che farcela non è solo possibile, non è solo probabile, ma è certo, se lo si desidera veramente. Si comincia piano, con l’apprezzare di nuovo piccole gioie che avevamo perso di vista: il sorriso di un amico, un successo sul lavoro, l’affetto di un familiare, il sapore di una primizia, un raggio di sole dopo un temporale. E poi via via, ci si sprona, con fatica, con dolore, con sforzo immenso, perché a volte si vorrebbe solo chiudersi in una stanza buia, accoccolarsi su un letto e chiudere gli occhi per cercare di non pensare. E’ una strada in salita, piena di difficoltà, ma arrivati in cima si rivede il cielo sereno e si gode di un bellissimo paesaggio, quello del mondo e delle possibilità che ci offre. Allora possiamo ricominciare a godere la vita: con i suoi dolori e le sue gioie è una sola, dobbiamo giocarcela al meglio, e, possibilmente, con un sorriso.
Lasciate i vostri commenti a questo post, amici miei, cercando di far sentire a questa giovane donna che non è sola e che dalla depressione si esce. Grazie a tutti e…forza P. e Roberto!
Latino maccheronico
11 Giugno 2008
Ieri Marco il vicino di casa ha finalmente terminato il corso di aggiornamento. E ha presumibilmente terminato di venire a chiedermi aiuto per terminarlo. Insomma, dopo essersi procurato la relazione finale da diosachi, me l’ha portata affinché la modificassi all’uopo, inserendo i suoi dati e altre specifiche amenità personalizzandola quel tanto che bastava perché non potesse essere scambiata per la relazione di qualcun’altro. Alla fine della stampa, mi ha detto: “Dovremmo aggiungere nell’ultima pagina ‘ringrazio Alianorah per il suo indispensabile e insostutuibile contributo’”, aggiungendo poi un “Grazie, per ora”, che non capisco ancora se mi ha soddisfatta o inquietata.
Per farvi capire bene la personalità stravagante di questo individuo, vi racconterò un aneddoto. Qualche anno fa, essendo il soggetto in un raro momento di interregno sentimentale, decisi di presentargli (lei consenziente e lui sollecitante) la mia migliore amica, anche lei in un periodo di singletudine. Il caro Marco, affinché questo incontro avvenisse in breve tempo, si offrì di ricambiare tosando l’erba del giardino. Gli dissi che evidentemente per lui valeva la regola del “do ut des” e lui, impassibile, mi invitò a riferirlo alla mia amica: “Diglielo ad A.: io glielo do se lei me la des”. Nonostante queste premesse degne di un graduato di Oxford, l’incontro ci fu. Purtroppo non fui abbastanza furba e gli presentai la mia amica a lavoro non ultimato per cui l’erba fu tagliata solo nella parte antistante la casa, mentre sul retro rimase intonsa. Quando glielo feci notare, la sua risposta fu:
“Eh, ma che pretendi? Ti ho fatto il lavoretto davanti, ora lo vuoi pure dietro?!”.