Mammagatta e Alice mi conferiscono un premio che mi fa onore e di cui le ringrazio. Trattasi di un’iniziativa di Arte y Pico, un riconoscimento che va ai blog che…poi lo leggerete nel regolamento. Ho il sospetto che sia nato come un premio per la grafica dei blog, per cui non so quanto sia meritato, ma come si suol dire, qui si fa come col maiale, non si butta via niente, soprattutto quando viene dal cuore di persone carine come le mie due amiche sunnominate, che sono due tra i più bei regali che questa avventura di rete mi ha fatto da quando l’ho intrapresa.

Copiando vergognosamente dal blog di Mammagatta, vi riporto le regole dell’ambaradam:

  1. Scegliere 5 blogs che si considerano meritevoli di tale premio per creatività, design e materiale particolare utilizzato, e che diano un contributo alla comunità dei blogger indipendentemente dalla lingua
  2. Ogni premio assegnato deve avere il nome dell’autore e anche il collegamento al suo blog in modo che tutti possano visitarlo
  3. Ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome con il collegamento al blog di colui che ha premiato
  4. Il premiato deve mostrare il collegamento al blog Arte y Pico dove nasce l’iniziativa
  5. Pubblicare le regole

Ed ora le mie nominations:

  1. Occhidigiada, perché cresce bene e in modo intelligente; ancora non capisce come mai ci sono persone che la leggono e la trovano interessante e un po’ di modestia non guasta mai.
  2. OscarFerrari: perché lo amo, anche se è troppo geloso. E non potrei mai fare a meno dei suoi ravanelli, anche se non li ho mai mangiati.
  3. Lario3: perché, anche se non accetterà mai di continuare questo ciclo di assegnazioni, con “Voyager” mi ha fatta più volte piangere dal ridere e non credo di essere l’unica.
  4. Dyo: perché non è scontata e dalle sue parole si riesce sempre a cogliere uno spunto di riflessione (con la riserva di riprendermi il premio se non imparerà ad essere un tantino più ottimista).
  5. GaMa: perché, anche se ha inaugurato da poco il suo blog, promette bene e va incoraggiato.

Cuore di mamma

5 Giugno 2008

C’era una volta M., madre affettuosa di tre gemellini, due femminucce e un maschietto, che venivano da lei accuditi con tenerezza e dedizione. I tre gemellini crescevano felici e vivaci, protetti da M. che non li lasciava soli se non per brevissimi periodi.

Un giorno arrivò C. anche lei mamma, ma giovane, inesperta e un po’ sconsiderata. Aveva con sé la figlioletta piccolissima. Non si sa bene se non potesse o non volesse più prendersene cura, fatto sta che C. si guardò intorno con occhi smarriti e indifferenti al contempo e poi lasciò a terra la piccolina e si allontanò. Nonostante fosse stata ripetutamente sollecitata a riprendere con sé la neonata, C. non ascoltò nessuno. La respinse senza tanti riguardi, quasi non la riconoscesse, quasi non fosse sua.

L’unica speranza di crescere in una famiglia amorevole per la piccola era ormai l’adozione, o, al limite, l’affidamento temporaneo, in caso C. avesse cambiato idea. Fu “presentata” a mamma M., che in un primo momento non sembrò contenta di questa novità. Quei tre demonietti le portavano via tutto il tempo e le forze, non aveva bisogno né voglia di occuparsi di una quarta figlia, per di più non sua. Mentre i tre gemellini la videro subito come un balocco con cui trastullarsi affettuosamente, la mamma guardò la nuova arrivata con diffidenza, e la allontanò senza troppi riguardi, non preoccupandosi dei suoi disperati strilli di fame e di solitudine. In un momento in cui M. si era allonatanata, la piccola ripudiata fu alloggiata a fianco dei tre più grandi fratellini e quando la mamma tornò…uno sguardo perplesso, un sospiro di rassegnazione e forse un pensiero fugace: “Dove si mangia in tre, si mangia in quattro”.

Ora la piccola si sta integrando nella sua nuova famiglia, gioca con i fratellini adottivi e si nutre grazie alla mamma/balia con qualche integrazione artificiale quando il latte o la pazienza di M. finiscono.

Grazie alla gatta Musonero, che ha accolto la micetta di gatta Carbonella impedendole se non di morire (avremmo cercato in tutti i modi di farla crescere con “siringhe” di latte) almeno di crescere da sola e senza il calore dei suoi simili. Ora la piccolina piange se i fratellini più grandi escono dallo scatolone per giocare e si tranquillizza solo se sono tutti insieme. La gatta Carbonella gira in giardino, apparentemente immemore dell’abbandono. Probabilmente ha altri cuccioletti da nutrire e non riusciva a prendersi cura di tutti. Oppure, chissà, voleva portarli tutti in casa, ma poi ha cambiato idea e non ha più saputo cosa fare. Non sapremo mai il perché di quel gesto, ma l’importante è che la famiglia allargata stia funzionando. Cosa che non sempre si può dire accada tra gli essere umani.

Posto due foto della famiglia, con Musonero che nutre i tre figli naturali e la micina adottata. La prima si vede poco e male, ma c’era poca luce. Scusate per la pessima qualità dell’immagine!

TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

LA GRANDE ABBUFFATA

Occhio per occhio…

3 Giugno 2008

Si dice che ogni essere umano abbia almeno sei “gemelli” sparsi per il mondo. Io ne ho trovato uno, no, non mio, ma del mio caro vicino di casa, Marco, nome convenzionale.

Fabio, nome convenzionale, è un cliente del bar. Assomiglia a Marco tanto fisicamente quanto di testa; entrambi hanno una buona dose di ingenua presunzione che fa credere loro di essere una sorta di manna nel deserto e una paraculaggine che rende impossibile o comunque altamente improbabile tanto prenderli sul serio quanto trovarli veramente antipatici. Due giorni fa Fabio entra nel bar, non saluta nessuno e dopo aver abbaiato una specie di ordine al Figlio del Capo (mi è parso di capire qualcosa come “metti il Televideo”) è rimasto ipnotizzato davanti allo schermo per vedere i risultati di calcio delle partite di serie XY, girone Z, categoria infima. Dopo aver imprecato in turco per un paio di risultati che non gli garbavano si è avvicinato al banco gelati e ha fatto capire a gesti di volere un cono, sempre senza guardare in faccia nessuno, assorto in chissà quale mancanza assoluta di pensieri. Mi accingo a preparare il gelato mentre lui scruta assorto la varietà di gusti, indeciso sull’accostamento da scegliere.

Fabio: mmhhh…vediamo…mettici quello lì al caramello e poi…

Alianorah: …

F.: … … …

A.: (pensa: che palle!)

F.: (alza gli occhi ad altezza media, nota la mia maglietta aderente, fa una faccia di allupato apprezzamento e si allontana)

A.: ah Fabio! Che altro gusto vuoi?

F.: te l’ho detto! Stracciatella!

A.: non mi hai detto un cavolo! Hai guardato le mie tette, senza avermi nemmeno salutata, e non hai parlato!

Finisco di preparare il gelato, F. esce dal bar. Rientra dopo poco e mi punta addosso:

F.: ma tu prima hai detto davanti a tutti che ti ho guardato le tette!

A.: embè? Tu me le hai guardate davanti a tutti!

F.: ma non si dice!

A.: e perché? Tu puoi fare il cafone squadrandomi senza nemmeno salutarmi e io non posso neanche fartelo notare! E’ come se io ti parlassi con lo sguardo puntato lì …

Gli guardo con intenzione la patta dei jeans.

A.: (con espressione sconsolata) vabbè che lì non c’è proprio niente da vedere…

Sta ancora ridendo. Meno male che siamo entrambe persone di spirito, altrimenti ci saremmo già picchiati.

Tre cose, tre.

2 Giugno 2008

Allora, per prima cosa: BUON COMPLEANNO OCCHIDIGIADA! Mia creatrice, ispiratrice di impervi sentieri blogghistici, grazie, perché è solo per merito tuo che il mondo ha potuto conoscermi! Beh, insomma, il mondo…una parte. Una particina. Piccola ma importante. Tanti auguri e un barile di felicità.

Poi: grazie a quelliche mi hanno fatto i complimenti dopo aver letto la mia intervista e a tutti quei tre che mi hanno apprezzata in foto. A parte la scontata considerazione che, se sinceri, dovrebbero subito preoccuparsi di farsi controllare la vista, avverto i miei affezionati estimatori che le foto sono ingannevoli! Dalle foto non si vede che sono alta un metro e un pistacchio. Dalle foto non si vede che ho una orrenda ruga infrasopraccigliare (ma esiste questa parola? mah…) che una mia amica definisce “la ruga dei pensatori”; che il mio capo dice che è una ruga di espressione; che i miei cari dicono non si veda nemmeno ma che, di fatto, è una brutta, orrenda, profondissima ruga che mi fa lo sguardo cattivo. Ma io non sono cattiva. E’ che dormo accigliata, insomma mi corruccio nel sonno. Per quanto sorrida di giorno, prevale, la maledetta. Dovrei dormire di meno. Altresì dalle foto non si vede che ho i denti storti. E un sacco di altri difetti che non sto qui ad elencarvi perché non potreste nemmeno crederci, per quanti ne ho.

E per concludere…nell’ingresso di casa mia, poggiato per terra dietro la porta da qualche tempo stazionava un cartonato gigantesco di George Clooney in una pubblicità di occhiali. L’altro giorno nella domestica quiete della mia cucina, si è svolto questo dialogo.

Mamma di Alianorah: ma quel coso con George Clooney…

Alianorah: buttalo pure…

M. d. A.: ecco, perché tanto che ci sta a fare lì? Io ogni tanto lo sposto e ci scopo dietro.

Lollo: (mi guarda, ammicca e trattiene a stento le risate)

A.: (con sguardo di disapprovazione verso mia madre) Lollo, non andare a dire a scuola quello che fa nonna a casa eh?

M. d. A.: (stupefatta) ma perché, cosa faccio?

A.: (con aria scandalizzata) mamma, hai appena detto che ogni tanto scopi dietro George Clooney!

L.: (ride a crepapelle)

M. d. A.: (capendo la boutade e ridendo come una matta) no no, Lollo, dillo pure a scuola, così ci faccio una bella figura!

Conclusione: non ci sono più i dodicenni di una volta. Non ci sono più le mamme di una volta. Non ci sono più le nonne di una volta.