Oggi va di moda la ricostruzione delle unghie. Chi ha problemi di unghie fragili, spezzate, sfaldate o semplicemente rosicchiate, si reca dalla manicure che con maestria applica delle protesi sintetiche che vengono ricoperte da smalti e lacche di sgargianti colori. Proprio qualche giorno fa al bar è entrata una ragazza con dei fantastici artigli blu-violetti, con striature indaco e applicazioni di polvere d’argento effetto stella cometa. Al che mi sono detta “cavoli, e perché io no?!”. E così, ieri mattina, con il pretesto di avere le mutande troppo larghe che mi impedivano di dormire placidi sonni, con gli occhi ancora cisposi e semichiusi, sono andata a frugare nel cassettone della biancheria intima in cerca di una mutanda più comoda e, trovatala, ho richiuso il cassetto con un colpo secco e preciso, non ricordando però di tirare indietro l’indice della mano destra. A parte un trascurabile doloretto che quasi mi faceva svenire, ora mi ritrovo un’unghia molto simile a quelle ammirate alla cliente del bar. La mia ha un tocco di originalità in più, in quanto verso il basso il colore livido sfuma in un elegante verde petrolio, mentre verso l’alto si sfrangia in una serie di guglie rosso porpora, che danno l’idea del profilo del duomo di Milano stagliato controluce in tutta la sua aerea plasticità. Come se non bastasse, alla radice una mezzaluna madreperlacea indica che presto avrò anche io un’unghia tutta nuova. Gratis.
P.S. commento di un mio amico: “così impari a farti sfilare le mutande da un uomo, e a non farlo da sola. Anche perché è molto meglio “venire” che “svenire” “.