Tanto per aggiornarvi: la prima cena organizzata a casa mia è andata molto bene. Eravamo in cinque, più il Lollo che ogni tanto faceva qualche comparsata per deliziarsi e deliziare i miei ospiti che lo trovano simpaticissimo. Probabilmente perché non ce l’hanno tra i piedi tutto il giorno… I momenti clou della serata sono legati:
1) al colore nuovo dei miei capelli (chi mi segue anche su FB ha visto che la mia chioma bionda è ora di un rosso fiammante). A tal proposito, l’amico M. nell’ osservare i fagioli all’uccelletto, ha ventilato l’ipotesi che per condirli avessi usato la stessa sostanza adoperata per tingere il crine. Gli ho risposto che in realtà ho fatto il contrario. Tanto per non farmi mancare nulla, l’amico R. non ha fatto che cantare il refrain della canzone “La Rossa” di Milva (che lui trova orribile, intendo la cantante, anche se sostiene che si riferiva solo al colore tizianesco) e in un lampo di estro gossipparo-televisivo, mi ha paragonata alla perfida Bree di “Desperates housewives”. Quella che schiavizza il marito e ha un figlio gay (Lollo non è stato contento), tanto per capirci;
2) all’infelice idea di soddisfare la curiosità degli astanti mostrando le foto del mio ormai defunto matrimonio; oltre al fatto che dello scatto che mi ritrae angelica con il bouquet in mano è stato da tutti proposto di fare un santino a cui chiedere grazie e accendere candele e lumini (con tanto di foto dell’amica A. che si fa fotografare con la foto in mano e con espressione di estasi religiosa che nemmeno Santa Teresa d’Avila); non bisogna dimenticare il commento dell’amico R. che, di fronte ad un mio primo piano in bianco e nero, ha sentenziato che a parte la pettinatura che mi rendeva la testa storta facendomi assomigliare ad un’aliena, sembravo un viado. Un viado anni ’70, per la precisione.
Per concludere, un tocco di vernacolo: sedendomi sulle ginocchia del succitato R., mi sento sfrucugliare le lardelle del girovita in un veemente solletico. “Ehi- esclamo – mi stai facendo ‘cutichella’ (solletico, appunto, in dialetto del mio paese)?!?!?”. “Eh, semmai ‘cuticona’”, è la risposta. “Ti riferisci al fatto che sono grassa?” “Ma NO!!! E’ che non hai più l’età per una ‘cutichella’”. Insomma, non mi ha detto che sono grassa. Mi ha detto che sono vecchia.
Gli insulti ve li risparmio.
Cavoli, non vedo l’ora di farne un’altra. Per uscirne meglio, dovrebbero solo ammazzarmi…



