Scusa, ma ti chiedo scusa

17 Ottobre 2009

So di essere nettamente in anticipo sui tempi, ma non sto più nella pelle. A febbraio uscirà l’attesissimo sequel del capolavoro assoluto della cinematografia di tutti i tempi, “Scusa ma ti chiamo amore”. Sarà intitolato “Scusa ma ti voglio sposare” e, come il precedente, è tratto dall’ennesimo capolavoro assoluto dell’editoria mondiale, il libro del geniale Moccia, dall’omonimo titolo. Come tutti potrete immaginare, conoscendo i miei gusti almeno un po’, sono fibrillante di emozione e temo che le mie coronarie potrebbero non reggere la tensione dell’attesa. Solo l’idea di rivedere l’espressivo Raul Bova alla guida dell’ancor più espressivo SUV da fighettone mi eccita parossisticamente; solo il pensiero dei dialoghi pregni di significati reconditi tra i personaggi deliziosamente pennellati di queste storie fresche e gggiòvani, stimola il lato nascostamente intellettuale ma simpaticamente sbarazzino al contempo, che alberga in me.

Presa dall’entusiasmo per la prossima uscita, fantastico sui probabili sequel del sequel…”Scusa ma ti voglio ingravidare”, “Scusa ma ti cornifico col postino”, “Scusa ma voglio gli alimenti”…insomma, la mia immaginazione galoppa verso orizzonti di sconfinate possibilità.

Umilmente, sto progettando di scrivere due libelli per rendere omaggio al grande Moccia e al papabile premio Oscar Raul Bova: vorrei intitolare il primo “Scusa, ma ti chiamo autore”. E il secondo, prevedibilmente, “Scusa, ma ti chiamo attore” *.

E naturalmente, ambisco, con entrambe le future pubblicazioni, al Nobel per la letteratura.

* questa l’ho già detta, ma mai come in questi casi repetita iuvant.

Due di due

23 Settembre 2009

Sottotitoli alla pagina 777 di Televideo nell’ultima puntata de “L’ispettore Coliandro”*. Un tizio italiano cattivo punta una pistola alla tempia di un tizio marocchino buono e gli dice in dialetto  (meneghino, ticinese o forse anche bolognese? poiché la fiction è ambientata a Bologna): “Schiscio, sta’ schiscio. Rompa no i bal” (“Calmo, sta calmo. Non rompere le palle”). Il sottotitolo per non udenti, evidente a cura di un non padano o di un distratto cronico, anziché riportare la traduzione della frase detta in vernacolo, recita “parla in arabo”. Chiederò ad uno dei clienti marocchini del bar se “Rompa no i bal” significa qualcosa in arabo. Ma mi sa tanto di no.

Servizio al TGCom sui supplizi a cui sono sottoposti i bimbi dei VIP a causa dei capricci dei loro montati genitori. C’è la foto della piccola Suri (figlia di Tom Cruise e Katie Holmes), tre anni,che indossa scarpe con i tacchi. Poi la giornalista snocciola le torture a cui sarebbero sottoposti i figli di Madonna, tra cui dieta macrobiotica e niente TV. Lollo capta en passant la notizia ed esclama “Cavoli, non mi lamento più! Meglio una mamma isterica e un padre grassoccio che essere figli di quelli lì!”. Ora so con precisione come considera i suoi genitori e non ne sono propriamente soddisfatta.

* prima che qualcuno mi chieda come mai metto i sottotitoli: NO, non sono (ancora) diventata sorda, ma non sapete quanto chiacchiera mio figlio, soprattutto quando è il mio momento di seguire qualcosa in televisione. Rimedio come posso.

Il senso del “mio” mondo.

16 Settembre 2009

Grazie ai “Negramaro” è stata rispolverata di recente una canzone di Domenico Modugno, “Meraviglioso” che, deduco, sia stata scritta ispirandosi ad un vecchio film del geniale Frank Capra, “La vita è meravigliosa”, datato 1946.

In questa pellicola il protagonista è un tipico americano medio che si è fatto da sé, tale George Bailey (interpretato da un grande James Stewart). La sera della Vigilia di Natale, disperato per una serie di problemi apparentemente irrisolvibili, si affaccia da un ponte e, con la tentazione fortissima di buttarsi giù, si pone la fatidica domanda “Che senso ha la mia vita?” a cui segue l’inevitabile constatazione “Sarebbe meglio se non fossi mai nato”. Detto fatto, arriva un angelo, vestito da passante, che esaudisce il suo desiderio e gli mostra, in quella notte fantastica, come sarebbe stato il mondo se George non fosse mai venuto alla luce. E così il brav’uomo scopre che senza di lui, il fratello che aveva salvato da annegamento, sarebbe morto; che sua moglie, da cui ha avuto tre figli, sarebbe diventata altrimenti un’acida zitella paranoica; che il farmacista da cui aveva prestato servizio da ragazzo e a cui aveva evitato di consegnare una medicina pericolosa, sarebbe finito in galera per omicidio ed in seguito diventato un ubriacone. Alla fine il poveretto, sconvolto da tanto sfacelo, prega l’angelo di Seconda Classe, Clarence (che ha bisogno di salvare una vita umana per venire promosso nella categoria superiore) di riportarlo alla vita, o meglio, al mondo in cui lui è nato realmente e ha realmente vissuto.

Il film finisce, chiaramente, a tarallucci e vino, con i problemi che si risolvono tutti e la famiglia riunita intorno all’albero mentre un campanellino che suona testimonia che anche Clarence ha avuto la sua promozione.

Al di là del miele di cui siffatta storia è abbondantemente spalmata (e voglio precisare che io ADORO questo film, e mi sciolgo in lacrime ogni volta che lo vedo), mi trovo spesso ad immedesimarmi nel protagonista e a chiedermi come sarebbe stato il mondo senza di me. E la risposta è, fatta eccezione per la presenza di Lollo, unico essere vivente che esiste solo perché io esisto: “il mondo senza di me sarebbe stato tale e quale”. Insomma, io non ho fatto niente di memorabile; non ho salvato vite; non sono stata indispensabile a nessuno; non ho inventato niente di utile (e nemmeno di inutile); non faccio un lavoro che aiuta gli altri. Insomma, non lascio traccia.

Questo, lo ammetto, si può dire di me come di milioni di altre persone. Fatta eccezione per i grandi della storia, in campo medico, artistico, scientifico ecc ecc., la maggioranza dell’umanità è pressoché “inutile”, più o meno.

Poi, pensandoci meglio, considero che il mio ragionamento è limitato solo alla sfera del ponderabile, dell’accaduto, del vissuto. Ma se immagino che ogni nostra azione sia solo l’anello di una lunga catena di comportamenti nostri e altrui, tutto si sovverte, potenzialmente ma si sovverte. E così, chi può dire se il fatto che Tizio, fermandosi a parlare con me abbia ritardato il momento di attraversare la strada, evitando il camion che cinque minuti prima lo avrebbe travolto? O che Sempronia, in un momento di estrema tristezza, mi abbia chiamata e io l’abbia consolata al punto da farla uscire di casa favorendo così l’incontro con l’uomo della sua vita, che altrimenti non avrebbe conosciuto? Insomma, per farla breve, noi non possiamo sapere come sarebbe stato il mondo senza di noi. Avrebbe potuto essere migliore, uguale, addirittura peggiore! Immaginando l’umanità come un insieme di esseri in stretta relazione tra loro, si può facilmente capire che nessuno è inutile e che se il mondo è quel che è, nel bene e nel male, ognuno di noi deve prendersene il merito. E la colpa.

P.S. Commento di Lollo dopo la lettura del post: “Brava mammuccia, vedi che qualcosa di intelligente la sai dire anche tu, non solo io?”.

Lui, la domanda filosofica alla base del mio ragionamento, non se l’è mai posta, evidentemente. E, se continua così, non se la porrà mai :) .

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Inizia la nuova stagione televisiva, e Rai e Mediaset fanno a gara per conquistare il miglior prime time sfoderando le loro armi. Che poi non siano esattamente armi nuove di zecca, sembra evidente dai numeri che seguono i titoli delle fiction: dopo “Don Babbeo” c’è un bel 7, dopo “Distretto di polizia” troviamo un 8 e attendiamo “RIS 6″ (non vedo l’ora che arrivi il RIS 8, per sentire come lo chiameranno) e Un medico in famiglia 6. In mezzo a tutti questi numeri medio alti, riponevo fiducia in un prodotto seminuovo, “L’onore e il rispetto 2″. Insomma, forse essendo una seconda stagione, qualche sorpresa poteva anche riservarla. Lo vidi, e mal me ne incolse. Sì, ammetto che Gabriel Garko è sempre un bel vedere, e lo sarebbe anche se non gli mettessero ogni volta un paio di chili di cerone  in faccia; in seconda battuta, ammetto che Gabriel Garko è sempre un bel vedere, e lo sarebbe…ah no, questo l’ho già detto. Sì, ecco…Gabriel Garko e la sua faccia ceronata è proprio l’unica cosa che si salva di tutta la fiction. Forse avrei dovuto tenere in considerazione, prima di avventurarmi per questi sentieri mafiosi che si snodano negli anni ‘60 (un misto tra “Il Padrino” e “Raccontami”), che la medesima è stata ideata e scritta nientepopodimenoché da Teodosio Losito, mirabile creatore dell’ineffabile “Il bello delle donne”. La regia di Salvatore Samperi è scontata e senza fantasia, e mi fa rimpiangere (si fa per dire) le tette ammiccanti e i reggicalze di Laura Antonelli e addirittura i turbamenti adolescenziali di Alessandro Momo. Per tacere dei dialoghi, in cui parole come “malasanità”, “top-secret” e “privacy” mi fanno sorgere, spontanea, la domanda se Teodosio & company siano consci che negli anni ‘60 questi termini non rietravano propriamente nel lessico quotidiano.

Un ultimo accento sulla scena finale della prima puntata: una macchina esce di strada (una strada di campagna) e dopo due minuti netti arriva una volante della polizia a sirene spiegate. E’ chiaro, siamo in Svizzera, i soccorsi sono tempestivi. I due poliziotti scendono dalla macchina, mentre arriva anche un’altra auto. Il conducente di quest’ultima scende, raggiunge la macchina nella scarpata, scopre che la moglie è stata catapultata sfondando il parabrezza e giace tra i cespugli. Lui la raggiunge, urla il suo nome ripetutamente; lei, grondante sangue come un quarto di bue appena macellato, gli dice di controllare il fantolino, che era in macchina con lei. Lui molla la moglie, recupera la culla, scopre che il figlio è vivo, riprende la moglie morente in grembo,  urla ancora un paio di volte il suo nome piangendo. Lei, con l’ultimo, o il penultimo, non so, respiro, fa promettere al marito che il figlio non diventerà mai un mafioso; poi glielo fa giurare. Poi muore. Lui, straziato, giura e rigiura, poi riprende a urlare a squarciagola il suo nome. Tutto questo dura dai cinque ai sette minuti di riprese…e io, ecco, io mi chiedo…ma la polizia che era arrivata contemporaneamente al neo-vedovo, che cacchio di fine ha fatto?

Perle mediatiche

19 Luglio 2009

Sentite in vari TG nell’arco di 12 ore:

“Urge prendere un provvedimento d’urgenza”

“Una vasca in cui nuotavano 50 squali VIVI!”

“L’attrice compirà tra pochi giorni settottanni”

Propongo di gettare urgentemente in una vasca piena di squali che nuotano vivi tutti i giornalisti al di sotto e al di sopra dei settottanni. E poi di annunciare l’annuncio :-)

In primo piano!

14 Maggio 2009

Da un annetto a questa parte, sta proliferando una serie di spot che reclamizzano deodoranti ascellari (i soliti, poi, Nivea, Dove, Infasil…) innovativi, rivoluzionari, davvero eccezionali nel genere. Se prima, infatti, ad un deodorante si chiedeva quel che il suo stesso nome suggerisce, cioè di de-odorare, ovvero di togliere il cattivo odore da quel ricettacolo di batteri infami che si nutrono delle nostre cellulle morte e che va sotto il nome di “ascella” (parola che mi sta antipatica come suono da sempre, e non so perché…sarà una questione di…pelle ahahah, che battuta cretina); se prima appariva fantastico il fatto che fossero stati elaborati prodotti che non si limitavano a coprire la puzza, chiamiamola col nome suo, ma ad eliminare la causa stessa della medesima (tanto che a volte sono stata tentata di irrorami con un po’ di Lysoform casa, visto che elimina germi e batteri al 99 percento, dicono LORO); se prima insomma si badava ai fatti…ora è stato creato il deodorante che rende BELLE LE ASCELLE. Dio, io ci ho provato ad immaginarmi un’ascella bella, ma il massimo che ho potuto visualizzare è stata la differenza tra un’ascella pelosa e una depilata (con l’unica eccezione dell’ascella con treccine esibita dalla Arcuri in “Viaggi di nozze”). Ma pare, pare eh? dicono sempre LORO, che ci siano persone che amano andare in giro per buona parte del giorno con le braccia alzate, insomma con le ascelle “sempre in primo piano”. E quindi, non era forse indispensabile che queste avessero la cura che meritano, che si provasse a renderle esteticamente attraenti, eroticamente seducenti? Come si possa fare poi, lo sanno sempre LORO. Io, sinceramente, non l’ho capito. Nel dubbio ho comprato un depuzzante alla perla…mal che vada potrò mettere in mostra le mie zone occulte spacciandole per preziose ostriche perlifere.

In attesa che escano fondotinta, fard e rossetto per ascelle depilate. E mascara waterproof per ascelle “nature”.

Non ho intenzione di fare polemica. Sono solo triste. Questo mio post è fuori tempo massimo, forse, ma in fondo, non è mai troppo tardi per vergognarsi di quello che alcuni esseri “pensanti” sono in grado di fare.

Notte dopo il terremoto. Matrix. Una “giornalista” con al seguito cameraman debitamente munito di spot ammazzavampiri, si aggira furtivamente tra le automobili dove alcuni sfollati cercano di riposare.

“Giornalista”: EHI! SCUSATE (bussa ai finestrini appannati)…SCUSATE (continua ad urlare aprendo la portiera; l’operatore punta impietosamente il faro in faccia alle persone colte nel primo momento di quiete di una giornata a dir poco infernale: disorientamento, sorpresa, paura, disperazione). SCUSATE (urla la iena)…come mai dormite in macchina!?!

Lo stupore è troppo, nessuno osa mandarla a cagare. Lei imperterrita passa alla successiva autovettura. Dentro c’è una coppia, la donna piange silenziosamente.

“Giornalista”: salve! Ma avete mangiato oggi?

Donna: (piangendo) no…

“Giornalista”: e come mai non avete mangiato? NON AVEVATE FAME?!


Immagino che molti di voi abbiano visto questo rimarchevole servizio, ma mi sentivo di sottolineare la deliziosa professionalità di alcuni integerrimi stakanovisti dell’informazione. Dopodiché tornerò a guardare e a parlarvi di tronisti e corteggiatrici. Perché almeno lì si sa che è tutto finto.

Foglie cadenti

19 Marzo 2009

Selezione di corteggiatori e tronisti a “Uomini e donne”. Si presenta un tipo palestrato, completamente calvo, occhi da “ho più canne io di un organo di una cattedrale”. Gli danno un foglietto su cui è scritto:

SOLDATI

Si sta come, d’autunno, sugli alberi le foglie.

Gli si chiede di memorizzare il verso e recitarlo. Questo è quanto ne esce:

“Sista come virgola d’autunno virgola sugli alberi virgola le foglie”

E cosa vuol dire?

“Che se si conosce bene forse l’autunno  è la stagione migliore”.

Chi l’ha scritta questa poesia?

“Soldati” (con buona pace di Ungaretti n.d.A.)

Ma quello è il titolo!

“Ah. Sorry”.

Gli mostrano una foto di Giuseppe Verdi e gli chiedono chi è.

“Uhmmm…Einstein, credo. Boh…nun ‘o so!”.

E io ho capito perché guardo questa trasmissione. Mi fa sentire talmente colta e intelligente!!!

Ho visto il film “Il curioso caso di Benjamin Button” e mi sono accorta di come, seguire la storia di un tizio che nasce vecchio e diventa progressivamente giovane mi abbia fatto capire di fondo una cosa: mi sto facendo vecchia io. Sì perchè un tempo sarei impazzita per un film così, paradossale, romantico, emozionante, assurdo, tormentato. Invece mi sono mortalmente annoiata per almeno un’ora e mezza. Alla fine ho anche spremuto una lacrimuccia, ma ben poca cosa in confronto ai fiumi salati che avrei versato fino a una decina di anni fa. Ecco, sto diventando cinica, materiale. Quando vedo un film pulito pulito, dolce come un confetto e confezionato con la stessa cura di un regalo comprato da Tiffany (a proposito, “Colazione da Tiffany”…quello è un film), mi viene da chiedermi: ma non ci sono parolacce? e le scene di sesso? Ora, il sesso manca praticamente del tutto, questo film è ancora più casto di “Vi presento Joe Black” e io ci vedo lo zampino di Angelina Jolie, quella sciocca femmina con le labbra alla Clarabella, che ha probabilmente vietato al suo contesissimo sposo di mostrare troppe grazie sul set. Insomma, già Brad Pitt non è tra i miei attori favoriti, (lo paragono ad un carciofo alla giudia: sono entrambi bboni e hanno entrambi la stessa espressività), ma almeno volete darci una panoramica più completa rispetto agli insistiti primi piani dei suoi occhioni blu? In definitiva, la trama è un coacervo di luoghi comuni e banalità, con qualche sprazzo di umorismo e una fotografia stucchevole tutta evidentemente ritoccata al computer (come le rughe di Brad, per esigenze di copione). Capisco bene come, nonostante le numerose nomination, si sia portato a casa solo due Oscar minori, anche se la critica italiana è stata piuttosto benevola nei suoi confronti.

Ora però basta, mi sto proprio inacidendo. E a tal proposito, a tutte le persone che, in riferimento al post precedente, mi chiedono informazioni sul misterioso “Lui”…non posso darvi altri particolari, ma da quel che ho appena scritto, potrete almeno capire perché non mi ca*a per niente :-D .

Ma star zitto no?

3 Febbraio 2009

Sabato sera non sono andata al lavoro, perché, come mi hanno detto sagacemente i miei amici M & M’s, ero a letto con l’australiana, che mi ha lasciata veramente spossata. Non sono diventata lesbica, è questo dannato virus che dopo aver mietuto vittime tra i famigliari, ha deciso di accanirsi anche contro di me. Non è stato nemmeno un virus doc, ma solo una sua imitazione, che mi ha portato raffreddore, febbricola e due giorni inaspettati di riposo, con grande gioia di F.d.C., che se da una parte mi avrà mandato mille accidenti per avermi dovuta sostituire, dall’altra starà ancora festeggiando per non avermi dovuta sopportare per l’ennesimo week end.

Questo malanno di stagione mi ha permesso di assistere ad una delle trasmissioni più intelligenti ed originali del palinsesto “Ballando con le stelle”, trasmissione presentata dall’ormai mummificata Milly Carlucci (ma non invecchia mai, quella donna?) e che conta tra le stelle del titolo, nomi di artistoni e vipponi del calibro di Metis Di Meo (chiiii?), Licia Nunez (eehhhh?) e Alessio Di Clemente (bono). E tra i vips dei vips, l’ormai prezzemolino Emanuele Filiberto Di Savoia, che è venuto a romperci i savoiardi pure stavolta, portando però, occorre riconoscerlo, quel tocco di classe e di innegabile savoir faire di cui sentivamo tanto la mancanza. Un esempio? Pronto! Sabato, la Carlucciona annuncia una prova a sorpresa (sorpresona davvero, la fanno ad ogni edizione!): le coppie dovranno ballare una delle coreografie studiate, ma senza averla ripassata prima, cercando di riconoscere il ritmo nel momento in cui l’orchestra comincia a suonare. Panico tra i presenti, ma lo spettacolo richiede spirito di sacrificio e si va avanti. Tra un ballo e l’altro, Milly, approfittando del fatto che fosse stata suonata una hit di Mino Reitano, ricorda il cantante da poco passato a miglior vita. Standing ovation (credo la prima che il povero Reitano abbia avuto in Italia, dove è sempre stato un po’ sbeffeggiato per quell’aria bonacciona e un po’ ingenua che mi faceva simpatia), commozione, un po’ di retorica. Poi tutti si siedono mentre uno dei giurati ricorda che anche Mike Francis non è più tra noi. Applausino da parte dei pochi che ricordavano il cantante italiano che qualche decennio fa aveva spopolato con “Survivor”. Alla fine, la trasmissione riprende il suo corso: è il turno del balletto a sorpresa del principe e della sua partner. Tentando di rimandare il temuto momento della prova, Emanuele commette un errore: parla. E per dire cosa? Questo:  “Ma non c’è nessun altro (sottinteso “defunto famoso” n.d.A.) a cui dobbiamo fare l’applauso?”.

Ah Emanuè…ma dopo che dici ste pu**anate, non ti viene voglia di autoesiliarti?