Pit Stop

21 Ottobre 2009

Pausa per cause di forza maggiore. Spero di riprendere le trasmissioni il più presto possibile. Un bacio a chi passa di qui.

Inizia la nuova stagione televisiva, e Rai e Mediaset fanno a gara per conquistare il miglior prime time sfoderando le loro armi. Che poi non siano esattamente armi nuove di zecca, sembra evidente dai numeri che seguono i titoli delle fiction: dopo “Don Babbeo” c’è un bel 7, dopo “Distretto di polizia” troviamo un 8 e attendiamo “RIS 6″ (non vedo l’ora che arrivi il RIS 8, per sentire come lo chiameranno) e Un medico in famiglia 6. In mezzo a tutti questi numeri medio alti, riponevo fiducia in un prodotto seminuovo, “L’onore e il rispetto 2″. Insomma, forse essendo una seconda stagione, qualche sorpresa poteva anche riservarla. Lo vidi, e mal me ne incolse. Sì, ammetto che Gabriel Garko è sempre un bel vedere, e lo sarebbe anche se non gli mettessero ogni volta un paio di chili di cerone  in faccia; in seconda battuta, ammetto che Gabriel Garko è sempre un bel vedere, e lo sarebbe…ah no, questo l’ho già detto. Sì, ecco…Gabriel Garko e la sua faccia ceronata è proprio l’unica cosa che si salva di tutta la fiction. Forse avrei dovuto tenere in considerazione, prima di avventurarmi per questi sentieri mafiosi che si snodano negli anni ‘60 (un misto tra “Il Padrino” e “Raccontami”), che la medesima è stata ideata e scritta nientepopodimenoché da Teodosio Losito, mirabile creatore dell’ineffabile “Il bello delle donne”. La regia di Salvatore Samperi è scontata e senza fantasia, e mi fa rimpiangere (si fa per dire) le tette ammiccanti e i reggicalze di Laura Antonelli e addirittura i turbamenti adolescenziali di Alessandro Momo. Per tacere dei dialoghi, in cui parole come “malasanità”, “top-secret” e “privacy” mi fanno sorgere, spontanea, la domanda se Teodosio & company siano consci che negli anni ‘60 questi termini non rietravano propriamente nel lessico quotidiano.

Un ultimo accento sulla scena finale della prima puntata: una macchina esce di strada (una strada di campagna) e dopo due minuti netti arriva una volante della polizia a sirene spiegate. E’ chiaro, siamo in Svizzera, i soccorsi sono tempestivi. I due poliziotti scendono dalla macchina, mentre arriva anche un’altra auto. Il conducente di quest’ultima scende, raggiunge la macchina nella scarpata, scopre che la moglie è stata catapultata sfondando il parabrezza e giace tra i cespugli. Lui la raggiunge, urla il suo nome ripetutamente; lei, grondante sangue come un quarto di bue appena macellato, gli dice di controllare il fantolino, che era in macchina con lei. Lui molla la moglie, recupera la culla, scopre che il figlio è vivo, riprende la moglie morente in grembo,  urla ancora un paio di volte il suo nome piangendo. Lei, con l’ultimo, o il penultimo, non so, respiro, fa promettere al marito che il figlio non diventerà mai un mafioso; poi glielo fa giurare. Poi muore. Lui, straziato, giura e rigiura, poi riprende a urlare a squarciagola il suo nome. Tutto questo dura dai cinque ai sette minuti di riprese…e io, ecco, io mi chiedo…ma la polizia che era arrivata contemporaneamente al neo-vedovo, che cacchio di fine ha fatto?

Che barba che noia…

11 Maggio 2009

Una mia cara amica è tornata da poco dal viaggio di nozze e mi ha chiesto, su MSN, come vanno le cose. Non ci sentiamo da circa un mese e io ho così riassunto gli eventi degli ultimi trenta giorni della mia umana esistenza (alcuni dei quali voi già li conoscete):

i miei stanno bene; il mio ex marito ha trovato un lavoro meno precario del volantinaggio; la mia tracheite acuta è finalmente guarita; ho fatto un colloquio di lavoro ma è andato male; ho accettato un appuntamento a cena da uno ma mi ha fatto il bidone;  sarò madrina di Cresima della figlia della mia migliore amica; ho cambiato il cellulare, anzi, mi sono fatta regalare un cellulare nuovo dal mio amico del cuore; Tizio continua a non cagarmi ma mi piace sempre più; Caio è sempre più innamorato di me ma io non lo ricambio.

E ho capito che la mia vita è di una monotonia aberrante.

Ah…Lollo ha creato un aforisma: “Il difetto peggiore è la maschera con cui si cerca di nascondere tutti i difetti”. Non male no?

Questo è, o per meglio dire sarà, il mio nuovo blog. I lavori sono ancora in corso e non appena sarò soddisfatta dei risultati, traslocherò abbandonando lo Space per uno spazio spero più gestibile. Se qualcuno dovesse per puro caso capitare da queste parti, sappia che il mio posto è làààà… e può quindi trovarmi, ancora per un po’, su:

http://alianorah.spaces.live.com/