Il costanziano nonché pluriocchialuto psichiatra Raffaele Morelli, direttore di Riza Psicosomatica, ha scritto un libro dal titolo “Il sesso è amore“. E ha detto tutto. E niente. Premettendo che non ho letto il libro e non so nemmeno di cosa parli (tranne del fatto che in amore pensare è inutile, e sa il cielo quanto questo omìno abbia ragione, ché io ho sempre pensato troppo e non ho cavato un ragno dal buco), analizzo semplicemente la frase. “Il sesso è amore”. Così, d’emblée (che son dovuta andare a cercare sul sito della Crusca, perché non sapevo come si scrivesse, dannati francesi), mi viene da dargli ragione. Il sesso è amore perché in genere la spinta del sesso è un sentimento che può essere definito d’amore in senso molto ampio. Si può fare sesso per Amore tout court, per amicizia, per passione, per attrazione fisica. Si fa comunque nella maggioranza dei casi, con qualcuno che ci piace. Se scegliamo qualcuno che ci fa schifo dobbiamo sì andare da Morelli, non per congratularci con lui, ma per farci curare. Una volta parlando con il mio ex strizza di una storia con un tipo di cui non capivo le intenzioni (o meglio, quelle le capivo benissimo, ma non capivo se c’era qualcosa di più profondo al di là di quelle), gli dissi: “Mi ha raccontato cose molto private di sé, dei dolori che ha vissuto, delle esperienze di vita più significative”. Lui mi rispose: “Non ne avrebbe parlato se non avesse sentito un legame che andava al di là dell’attrazione fisica”. Ciò non vuol dire che fosse innamorato nel senso classico del termine, ma che anche per lui il sesso era una forma di amore. Di fondo il sesso è un mezzo di comunicazione, che molti usano e abusano perché non sanno come altro fare ad avvicinarsi al prossimo. Con il bel risultato che spesso, invece di avvicinarsi, in quel modo si allontanano irreversibilmente. Quello che sicuramente è condivisbile è il sottotitolo del libro “Vivere l’Eros senza sensi di colpa”. Sacrosante (si fa per dire perché Giuseppino Ratzinger non sarebbe d’accordo) parole: i sensi di colpa e l’Eros non vanno d’accordo, fare sesso non è peccato e a chi non mi crede espongo in breve la teoria che ho abbracciato a tal proposito:
Il Papa dice che il sesso è peccato? (e diciamocelo chiaramente…per la Chiesa ufficiale è SEMPRE peccato, quasi quasi pure nel matrimonio, perché porta piacere e tutto ciò che porta piacere NO BUONO!). Il Papa dice che Dio ha creato tutto? Allora Dio ha creato anche il sesso. E guarda caso lo ha creato piacevole e vario, altrimenti avrebbe fatto come per i leoni che hanno dei rapporti intimi che paiono delle intramuscolari. E’ vero, a volte capita anche agli umani, per questo Dio ha creato anche i sessuologi e i medici, perché rimediassero a questo difetto. Se il sesso fosse peccato, Dio avrebbe potuto dire “Vi riprodurrete sputandovi in un occhio”. Sempre scambio di liquidi era…Invece no, per noi uomini il Creatore ha inventato il “Passatempo più sano ed economico” insieme alla Settimana Enigmistica. Dunque, approfittiamo di questo dono senza sensi di colpa ricordandoci che il vero peccato è far del male agli altri, non far del bene a sé stessi. Poi ognuno agisca secondo le proprie inclinazioni, mica sto consigliando di andare con tutti indiscriminatamente. Solo che, chi lo fa…beh, se lo fa coscientemente e liberamente, non facendo danno a nessuno, FA BENE!
Riporto una frase tratta dal libro di Morelli, da cui non ricevo purtroppo alcun compenso per questo mega spot. “Bisogna smettere di credere che esista un amore puro e un amore sporco, un amore divino e uno infernale, un amore sacro e uno profano. L’amore è attrazione, desiderio, piacere… e basta! Niente domande, né progetti, né fantasticherie di futuri matrimoni, né schemi in cui inserirlo.“
E ricordiamoci anche che la parola sesso viene usata anche in casi di stupro, di pedofilia, di abusi. Beh, quello non è sesso, è violenza. Lo strumento è lo stesso, il fine è un danno gravissimo e vergognoso. Come dire che il coltello che è buono per tagliare il pane, è nocivo per uccidere una persona. Sempre coltello è, ma dipende dall’uso che se ne fa.
