Parolaccia? Si grazie.

Sono una grande sostenitrice del valore terapeutico della parolaccia. Una parolaccia detta al momento giusto può evitare di rompere la testa al primo che passa, di spaccare il vaso di cristallo della nonna, di farsi schiattare le coronarie. Ma deve essere una parolaccia vera, con tutti i crismi, niente di approssimativo, di interrotto, di censurato o edulcorato. Altrimenti non solo la parolaccia perde il suo valore curativo, ma diventa addirittura ridicola e terribilmente volgare. Ad esempio, conoscevo una persona che, per non apparire scurrile, “traduceva” gli improperi. Non diceva, quindi “Mi hai fatto girare i co…oni”, bensì “Mi hai fatto girare i testicoli”. Va da sé che “Mi hai rotto il ca..o” diventava automaticamente “Mi hai rotto il pene”. Io rabbrividivo, a metà tra l’orrore e l’ilarità. Perché se da una parte la parolaccia, così com’è, nuda e cruda, perde ogni valenza antomica e trasla il suo senso, diventando metafora; dall’altra la parola/parolaccia indorata e dolcificata, riassume immediatamente il suo significato primario, nelle fattispecie di organi anatomici, diventando a mio parere personale, molto più becera che nel primo caso. Quindi io, nel sentir dire “Mi hai rotto il pene” mi figuravo immediatamente l’organo riproduttore maschile spezzato in due. Così come vedevo uno scroto vorticare furiosamente quando sentivo “Mi hai fatto girare a mille i testicoli”. Per fortuna il soggetto in questione non è mai arrivato ad esclamare “Ma vaffanano!”. Non avrei potuto evitare di vedere Berlusconi volare attraverso la stanza con la velocità di uno shuttle. Anche perché una faccia di “(n)ano” come la sua difficilmente riesco a individuarla in qualcun’altro.

Sollievo!

E come poteva mancare sul nuovo blog un post sul mio adorabile Lollo? Qualche giorno fa, torna da scuola preoccupatissimo: la prof di geografia, per punire un irrequieto alunno, ha fatto domande random, promettendo l’insufficienza a chi non avesse saputo rispondere subito e bene fin dalla prima. E il mio ciuchino è cascato, una volta tanto, su una domanda che proprio facile non era: perché l’Oriente dopo la seconda guerra mondiale era molto meno sviluppato dell’Occidente. Così, su due piedi, avrei avuto qualche difficoltà anche io, ma la prof, impietosa, gli ha appioppato un brutto voto. A matita, ma pur sempre un brutto voto. Naturalmente le conseguenze le hanno subite le mie povere orecchie, straziate da lamentazioni continue sull’ingiustizia subìta (poiché alle seguenti domande aveva poi risposto bene, ma il voto non era stato cambiato). Ho provato a consolarlo, a dirgli che non sempre si può vincere e che anche io ho preso brutti voti quando andavo a scuola (questo è l’argomento che più lo convince e gli risolleva il morale, a quel piccolo demonio). Finché, stanca delle lagne, gli ho detto: “Suvvia Lollo, non è una tragedia!” E lui “E a parte la povertà e la malattia, quali altre tragedie possono esserci nella vita di un bambino di 12 anni!”. Ecco. Appunto. Allora ho aggiunto “Devi imparare a relativizzare!”. Risposta: “E mica sono Einstein!”. Poi si è allontanato per tornare subito dopo sui suoi passi e chiedermi con aria dubbiosa: “Ma che vuol dire relativizzare?”.

Meno male, è umano!

M & M’s

C’erano una volta due ragazzi timidi e gentili che venivano alla sala thè. Arrivavano sempre in coppia tanto che io pensavo: “O sono fidanzati o sono molto amici”, e mi andavano benissimo entrambe le alternative. Erano garbati, cortesi, scherzavano con leggerezza ed educazione, mai fuori dalle righe, mi chiedevano pareri sulle varie tisane tanto che io pensavo: “Ma questi due sono una rarità”. Dopo tanto tempo mi dissero i loro nomi, due nomi normali, che iniziano con la lettera M, ed io cominciai a chiamarli, tra me e me “M & M’s”, come le noccioline coperte di cioccolato confettato, perché erano davvero dolci. L’estate scorsa andarono in vacanza in Austria e mi portarono pure un regalino, un quadruccio con su scritto “Austria”. Se mi avessero portato un quadruccio con su scritto, che so, “Polinesia”, mi sarei insospettita, ma c’era scritto “Austria” per cui apprezzai il regalo senza remore.

Poi venne l’autunno. Uno dei due rimase invariato. L’altro diventò “avariato”. Cioè, mentre uno rimase timido, gentile, simpatico; l’altro scapezzò (uscì di testa), con moderazione ma in mondo tangibile. Cambiò look, assunse un atteggiamento più disinvolto, cominciò a fare battute ironiche. E si fece crescere la barba! Tanto che pensavo: “Qui c’è di mezzo una donna”, perché ormai avevo capito che non erano fidanzati né tra loro né con qualcun’altra ed anzi, non trovavano, tra le fanciulle di loro conoscenza, l’anima gemella. Ma qualcosa corrodeva l’animo inquieto della prima delle due noccioline, la più adulta e disincantata. Gli chiesi “Che succede?”. Ma lui non rispose, perché è un tipo riservato. Allora dissi all’altro “Il tuo amico si è stranito”. E lui disse “Sì”, ma non disse perché. Tanto che pensavo “O non lo sa, o non vuole tradire una confidenza”.

Domenica scorsa son venuti alla sala da thè. Uno sempre vestito da bravo ragazzo, l’altro con un abbigliamento un po’ dark, la barba incolta e lo sguardo truce/ironico/sarcastico/ma sempre educato. Quest’ultimo non sapeva che tisana scegliere e siccome le ha già assaggiate quasi tutte mi ha chiesto un consiglio.

Prendo la brochure (suona bene “brochure”, fa tanto douce France), la consulto, ed esordisco: “Dunque…l’hai provata…” Il metamorfizzato mi interrompe “No, non di recente!”.

Ed io ho capito l’origine del suo problema. A volte certe frasi sono più illuminanti di un’insegna al neon fuxia in un vicolo oscuro e deserto.

Un simpatico giuochino

Rubo da Guady e Sigfrieda un giochino che consiste nel rispondere a un certo numero di domande postando la prima immagine che Google Immagini fornisce in corrispondenza alle varie risposte. Intanto mi esercito un po’ ad inserire foto, che con lo Spaces era un’impresa titanica. Tra parentesi metto, quando posso, le risposte che ho dato.

1-la tua eta’ al prossimo compleanno (42)

1m42.jpg una nebulosa di Orione. Il paradigna della mia vita!

2-un posto che vorresti visitare (Santorini)

2santorini-2.jpg

3-il tuo posto preferito (casa mia)

casamia.jpg (che è MOOOLTO più bella di quella della foto…eehhh!)

4-il tuo oggetto preferito (e qui mi gioco la stima di almeno la metà dei miei commentatori)

4televisione.jpg

5-il tuo cibo preferito (minestre…Sì, compirò 42 anni, non 142! E mi piacciono le minestre!)

4501748754_6aa6ef423c.jpg

6-il tuo animale preferito (sarebbe “gatto”, ma poi veniva la stessa foto di Sigfrieda, allora ho messo “micio”. Sono furbissima!)

micio.jpg io odio le foto di animali “mascherati” ma il gioco è gioco…:-(


7-il tuo colore preferito (zaffiro)

curiositazaffiro.jpg e diciamo che non lo disdegno neppure come pietra preziosa…


8-il posto in cui sei nato (ospedale)

8ospedale-apertura.jpg questa nun se po’ guardà…


9-il posto in cui vivi

7ceprano_fieraagricoltura.jpg oh santa polenta! Manco questa se po’ guardà!


10-il nome di un animale domestico che hai avuto (Flip)

9sterky_360fliponbank.jpg ecco. Il mio cane questa cosa NON la sapeva fare. C’è attinenza no?


11-il tuo nick sul blog (c’è bisogno di dirlo?)

10-23_gita-montepulciano-03.jpg OOHHH…un foto scattata da mio figlio e pubblicata sul blog di Kit!


12-il tuo vero nome

11-maria-carla-for-vogue.jpg chiaramente vale quel che ho scritto per la casa…io sono molto più bella, anche se non sono stata su Vogue per un banale scambio d’identità!


13-il nome della nonna materna (Carlotta)

carlotta-dorme-prato.jpg …scusa, nonnina!


14-il nome della nonna paterna

maria.gif indovinate come si chiamava?


15-una brutta abitudine (non saper stare zitta)

rosa_nera_nera.jpg ecco…mi sembra proprio che questa non c’entri un tubo.


16-la tua vacanza preferita

venezia_san_marco.jpg vi dò un aiutino…non è Frosinone.


E tant’è.

Donna-mimosa

A me non piace punto la festa della donna. Si può immaginare perché: nonostante il mio nick sia quello di una gallina, e il mio avatar pure, odio i gruppi di galline starnazzanti e schiamazzanti che aspettano l’otto marzo per andare a sbavare (lo so che loro dicono che lo fanno con ironia, ma di fatto alcune sbavano) davanti a spogliarelli di maschioni di dubbia virilità. E ritengo, retoricamente ma con sentimento, che non ci debba essere un giorno simbolo per ricordare che le donne, in quanto parte dell’umanita tuttà, debbano vedere rispettati i propri diritti sempre, a 360° e non solo a 90° come ancora qualcuno vorrebbe.

Però…c’è un però. Mi sono chiesta come mai la mimosa sia il simbolo di questa giornata (forse perché fiorisce a marzo? ghghgh). E non sono voluta andare a cercare la spiegazione su Gughel, ma l’ho voluta “inventare” io. Vediamo se qualcuno l’apprezza.

Tanti anni fa, nel giardino di casa mia, cresceva rigoglioso un albero di mimosa. Troppo rigoglioso: il giardino è piccolo e le radici di quella austera pianta minacciavano le fondamenta della casa. I miei genitori dovettero dolorosamente prendere la decisione di farla abbattere e la bella mimosa fu prima sfrondata dei suoi rami più forti e poi cedette sotto i colpi dell’accetta del taglialegna. Ma pochi mesi dopo, sulle spaccature del ceppo superstite e sull’erba intorno, spuntarono decine di piantine di mimosa, “figlie” della pianta abbattuta. Alcune furono tolte, altre sradicate e regalate ad amici che avevano giardini più grandi dei nostri. Forse qualcuna di esse fiorisce ancora, da qualche parte, in Ciociaria.

Ecco, mi piace pensare che la mimosa sia il simbolo dell’otto marzo per questo; perché ci sono Donne talmente forti e dirompenti che crescono troppo per quello che c’è intorno a loro, e minacciano la stabilità di ciò che le circonda. Per questo vengono “eliminate”, ma la loro forza e le loro idee non muoiono; germogliano in tante altre Donne che le portano altrove, in luoghi più disposti e preparati ad accettarle e via via sempre più lontano, in spazi sempre più grandi. Finché un giorno, forse, saranno le fondamenta delle case a doversi adattare alle radici delle mimose, e non più il contrario.

mimosa-che-sgargia.jpg

 

 

Benvenuti…

.…nella mia nuova casa! Certo devo prendere ancora un po’ di dimestichezza con l’ambiente: ancora non ho capito tante cose, intendo di wordpress, non della vita in generale. Perché della vita in generale direi che non ho capito quasi nulla, per cui con wordpress sono già un passo avanti.
Per ora vi lascio solo un saluto visto che ho sparato l’ultima cavolata che mi è venuta in mente sul vecchio blog .
Non perdetemi di vista e ricordatevi di cambiare il mio link sul vostro blogroll (muahahahah…vi perseguiteròòò…).