Accadde una notte

Era il maggio del 1973 quando mio nonno, il mio incredibile, impossibile, amatodiato nonno, malandato di salute ma più capoccione e coriaceo che mai, arrivò a casa annunciando di avere versato la quota per andare in autobus a Belgrado, con un pullmann di sfegatati juventini, per assistere alla finale di Coppa dei Campioni, Ajax-Juventus. Mia madre cercò di opporsi alla realizzazione di questa mattana, ma non ci fu verso. Mio nonno credeva in una sola parola, generalmente la sua. E partì, con i suoi amici matti, lasciandoci preoccupati ma impotenti, senza farsi problemi. Allora non esistevano telefonini per cui eravamo all’oscuro di tutto. Il viaggio fu, presumibilmente, tranquillo. Come si suol dire, nessuna nuova, buona nuova. La sera del 30 maggio i miei genitori ed io eravamo davanti al nostro 20 pollici in bianco e nero ad assistere alla finale, cercando inutilmente di scorgere in quella folla urlante di spettatori la figura imponente e un po’ marziale del mio nonnone. Rimanemmo colpiti da un episodio che si verificò nell’intervallo tra i due tempi: un’ambulanza entrò in campo e il telecronista ipotizzò il malore di un tifoso. Tenete presente che 35 anni fa non c’erano le telecamere a bordo campo né collegamenti con giornalisti dislocati al di là delle linee, per cui tutto quello che vedevamo e sapevamo noi da casa non era molto diverso da quello che vedeva e sapeva il cronista della Rai. Di quell’ambulanza non si seppe più nulla, e, terminata la partita (con la sconfitta della Juve), ce ne andammo a dormire.

Il silenzio della notte fu interrotto verso le tre dal suono del telefono (il lacerante DRIIIN DRIIINNN dei telefoni grigi a rotelle della SIP, non il più discreto TURLULULUPP dei telefoni attuali). Con gli occhi appannati dal sonno, mia madre andò a rispondere. All’altro capo del filo la voce gentile di un funzionario dell’ambasciata italiana di Belgrado, ci avvertì, svelandoci il mistero dell’ambulanza in campo, che il sig. R. era caduto durante il primo tempo della partita di calcio e si era rotto quel capoccione duro come il marmo. Ufficialmente, era inciampato. Ufficiosamente, e noi lo capimmo subito, aveva alzato come suo solito il gomito e preso dall’ebbrezza del tifo aveva, diciamo così, perso l’equilibrio.

I giorni dopo furono febbrili, con mia madre che girava come una trottola per avere i documenti necessari per andare a recuperare suo padre a Belgrado e io che non facevo che preoccuparmi e piangere perché non volevo andare a stare da mia zia (mio papà lavorava e non poteva stare con me durante il giorno). Tutto poi si risolse rapidamente, perché il mio storico avo si riprese abbastanza bene (in apparenza, perché poi ci furono serie complicanze che gli fecero rischiare la vita) per venire imbarcato su un aereo e tornare in Italia sulle sue gambe.

Su questo avvenimento abbiamo riso parecchio negli anni seguenti, passata la paura e il rischio maggiore, anche se mio nonno subì le conseguenze di quel colpo di testa (e non solo in senso metaforico) per tutta la vita. Ma la cosa che ricordo con maggiore commozione e tenerezza fu quello che provai quando, tornato a casa dall’aeroporto, mi diede un pacchetto. Conteneva una bambolina in pannolenci che indossava un tradizionale costume jugoslavo. L’aveva comprata in aeroporto prima di partire. Nonostante tutto, aveva pensato a me e aveva trovato il tempo di dimostrarmi ancora una volta il suo burbero affetto.

Quella bambolina è ancora qui, che mi guarda ogni volta che sono al computer, che scrivo sul blog, che comunico con i miei amici lontani. Mi sorride dal suo contenitore di plastica trasparente un po’ ammaccato e mi ricorda di quel nonno incorreggibile che, nel bene e nel male, ha lasciato un ricordo indelebile in tutti quelli che lo hanno conosciuto.

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34 thoughts on “Accadde una notte

  1. buffa e molto tenera allo stesso tempo
    by profetessa (mi firmò così perchè qualcuna deve imparare a sentire quello che dico 😀 )

  2. Che fortuna ad avere un nonno così capoccione e dolce!
    Mi hai fatto venire alla mente la mia di nonnina, piccola e capoccionissima….che a 70anni ancora si arrampicava sugli alberi….perchè anche lei, credeva in una sola parola….la sua!

  3. Un ricordo tenero e commovente, Alia.
    A quei tempi io ero in collegio, e l’unico nonno in vita non si sarebbe mosso nemmeno sotto minaccia.
    Tienila sempre con te, quella bambolina. Io non credo di credere alla sopravvivenza dell’anima in senso tradizionale, ma penso che coloro che abbiamo amato ci trasmettano, anche a distanza di anni dalla loro scomparsa, un senso di calore e protezione.

  4. @AmmiraglioK: un 🙂 a te
    @Thestral: sorry 😉
    @Occhidigiada: lo sapevo che ti saresti sparata le pose 😀
    @Daniele: sì, ogni tanto c’è il lieto fine anche nella vita reale.
    @Pellescura: beh, grazie.
    @Fabrizio: già…chi è? 😀
    @Betty: i ricordi d’infanzia hanno sempre un sapore (e un colore) speciali.
    @Guady: ti capisco.
    @Lario3: grazie a te!
    @Fabio: io non ho mai conosciuto il nonno paterno. E quello materno ci ha dato un sacco di guai, ma era veramente straordinario!
    @Dedy: persone eccezionali, con tutti i loro difetti che amavamo quasi quanto i loro pregi.
    @Dyo: mi piacerà leggere di tua nonna. Ti invito, se vuoi, a leggere un post che scrissi sul vecchio blog, circa un anno fa, e che vorrei riproporre fa qualche giorno, proprio sul ricordo di mia nonna. Anzi, se vuoi, ci coordiniamo e li postiamo insieme. Sarebbe un bel regalo per le nostre nonne, che siano da qualche parte (come mi piacerebbe credere) o solo nei ricordi di chi le ha amate.

  5. Allora ci sta che parli della nonna materna, morta nel 68, quando io avevo 9 anni e mezzo (oooleeeeeè).
    Dell’altra, quella che viveva con noi, morta nell’80, ho detto, qua e là.

    Sai, mi sono soffermata a leggere un po’ del tuo vecchio blog, ma non ho commentato perchè non so nemmeno se ho un live id.
    Ho anche sorriso e riso parecchio.
    Ma dove stavi nascosta, Alianorah? 😀

    Ok, allora. Fissiamo un giorno che vuoi.

  6. @Teresa: come nonnetto, stavi messa bene pure tu! 😀
    @Dyo: affare fatto.
    @Oscar: non posso! Io tifo Juve!
    @Nessunnome: non credo si siano mai incrociati…
    @Lario3: ah, meno male!
    @FulviaLeopardi: forte eh?
    @Alicesu: no preoccuparti, ogni tanto capita 😉
    @Damiani: grazie a te per averlo apprezzato.

  7. @Picchio: grazie Picchiotto.
    @Isa: già, un po’ malinconica, ma un bel ricordo.
    @Gandalf: sei stato fortunato ad averli per così tanto tempo…il nonno di cui ho parlato, morto quasi trent’anni fa, era l’ultimo rimasto.

  8. Io purtroppo mio nonno non l’ho mai conosciuto e l’unica mia nonna non sono stato abbastanza intelligente e sensibile da sapermela godere finchè c’era. Così ora mi tocca riviverla nel ricordo degli altri e questo mi fa male, molto male. E mi sento anche un po’ stronzo per quel che non sono stato capace di capire e cioè la grandezza delle persone di un tempo…

  9. Pingback: Declino « Alianorah…

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