Vadino siòrre e siòrri…

…a leggere l’intervista che Rick di PocaCola mi ha fatto sul suo blog. Leggerete alcune cose che ho già detto anche qui, ma, in esclusiva, potrete vedere le fantastiche foto (due foto due, se Rick è riuscito a superare lo sconforto e ha osato pubblicarle) di Alianorah, l’altra gallina, in tutta la sua discutibile bellezza. Grazie a Rick e grazie a voi che apprezzerete senz’altro questa lodevole e benefica iniziativa.

Dichiaro vincitrice assoluta del concorso indetto nel mio precedente post l’immarcescibile Dyo. Menzione speciale a VioletT9 e Pilotino. Un doveroso grazie a tutti i partecipanti e in particolare a Mauro che ha con garbo sottolineato l’adolescenzialità del tema trattato e a Chit che, dichiarando di aver spesso pensato anche lui a fare un post simile, mi ha rincuorata dimostrandomi che altri 40enni possono avere 15 anni inside, soprattutto per merito dei loro spacciatori di fiducia.

Ed ecco l’attesa soluzione:

Ciao cara come stai (Zanicchi); Quante volte (Baglioni, Martini); Ho in mente te (Equipe84); Interminatamente (Raf); C’è tutto un mondo intorno (Matia Bazar); I miei pensieri sono tutti lì (Bertoli); E tu (Baglioni); Chissà se mi pensi (Baglioni); Vorrei che fosse amore (Mina); Se telefonando (Mina); Tu (Tozzi); Cercami (Zero); Nei giardini che nessuno sa (Zero); Bocca di Rosa (De André); Occhi di ragazza (Morandi); Le mani (De Crescenzo); Il mondo (Fontana); Dentro gli occhi (Vecchioni, trovata da Dyo); Gli occhi miei (Goich); Vedrai (Vecchioni); Il mare d’inverno (Berté); L’ultima neve di primavera (Micalizzi); Estate (Martino; Negramaro); Notte di San Lorenzo (Simone); Viale d’autunno (Boni); Non credere (Mina); Senza fine (Vanoni); Sono come tu mi vuoi (Mina); Ma prima o poi (Goggi); Nel blu dipinto di blu (Modugno); Vorrei che fosse amore (Mina); Come saprei (Giorgia); Amare (Vergnaghi); L’altra donna (Pooh); La solitudine (Pausini); Minuetto (Martini); Eternità (Camaleonti, Antonacci); Ti amo (Tozzi); Dio come ti amo (Modugno); Se mi vuoi (Grandi); Vieni da me (Vibrazioni); Vaffanculo (Masini).

Ehi tu…sì tu! Provaci dài!

Ciao caro, come stai? Quante volte ti ho pensato, ho in mente te interminatamente. C’è tutto un mondo intorno, ma i miei pensieri sono tutti lì. E tu, chissà se mi pensi… Vorrei che fosse amore, e se telefonando io riuscissi a capirlo, lo farei. Ma tu, tu cercami nei giardini che nessuno sa; accarezza la mia bocca di rosa, il mio viso da bambola, guarda nei miei occhi di ragazza. Prendimi le mani e potrai stringere il mondo: dentro gli occhi miei vedrai il mare d’inverno, l’ultima neve di primavera, l’estate e la notte di San Lorenzo, un viale d’autunno. Non credere che la mia pazienza sia senza fine, sono come tu mi vuoi, ma prima o poi potrei sparire nel blu dipinto di blu. Sai che vorrei che fosse amore, che come saprei amare io, l’altra donna non potrebbe, ma la solitudine è difficile da sopportare e anche se sei l’uomo per me, questo minuetto non può durare un’eternità. Io ti amo, Dio come ti amo, se mi vuoi vieni da me.

Altrimenti…vaffanculo!

Chi riesce a trovare più titoli di canzoni in questo mio inutile post, vincerà tutta la mia stima. E un link speciale nel prossimo inutile post.

P.S./O.T. : Oggi è il compleanno del Figlio Del Capo. Ripetete con me “Tanti auguri, Figlio Del Capo!”

Paurazza

Ieri:

Ieri ho accompagnato Lollo a una festina di compleanno e devo dire che si è divertito parecchio. Ma siccome ad ogni divertimento sembra che la vita debba far seguire una contropartita il ritorno a casa (25 chilometri in macchina) è stato alquanto avventuroso. Io che guidavo, lui sul sedile posteriore che ogni cinque minuti vomitava in una busta di plastica. E tra un’esternazione e l’altra del suo stomaco, appena riprendeva fiato, chiacchierava del più e del meno.

Lollo: ho la nausea.

Alianorah: mi fermo?

L. : no.

A.: se vedi il peggio usa la busta.

L.: buargh.

A.: appunto…

L.: ma se una macchina è tutta nera come fanno a vederla di notte?

A.: accende i fari e la vedono.

L.: buargh.

A.: mi fermo?

L.: no. Ho sporcato il sedile…

A.: porca zozza!

L.: mica l’ho fatto apposta, dove siamo?

A.: a metà strada, non riconosci il tragitto?

L.: no, sono un po’ intontito dalla nausea. Buargh. Ma è incredibile, tra la benzina e il diesel ormai c’è una differenza di prezzo davvero irrilevante!

A.: …

L.: (silenzio). Ho vomitato di nuovo, non te ne sei accorta? Madonna che puzza…

A.: ecco, sorpasso ‘sta Panda che va a 30 all’ora.

L.: eh, le Panda so’ proprio lumache. Che poi se le comprano in tanti, anche se fa schifo sia il modello vecchio sia quello nuovo.

A.: …

L.: buargh

Oggi:

Oggi nausea e dolori addominali: il medico di base paventa una possibile appendicite. Corriamo al Pronto Soccorso: analisi, ecografia, radiografia. Grazie al Cielo pare che vada tutto bene: o è un virus, o stitichezza. Inutile dire che non ha fatto altro che parlare anche con il dolore e la paura addosso. Stitico forse, ma non di parole.

L’imbarazzo della scelta

Devo ammetterlo: da quando lavoro al bar, la schiera dei miei corteggiatori di è decisamente allargata e questo non potrebbe che farmi piacere, se uno, e dico almeno UNO di loro, fosse una persona non dico bella, ma per lo meno distinta, o intelligente, originale, simpatica. GIOVANE! L’età media dei miei spasimanti si aggira intorno alla sessantina, con punte di 80 anni e rare eccezioni al di sotto dei cinquanta. E’ vero che anche io non son più di primo pelo e nemmeno mi piacciono gli uomini più giovani di me, però la prospettiva di passare i miei momenti liberi al fianco di una quasi mummia, a ballare a “Gioca Jouer” nel club della terza età o a fare anticamere dall’urologo o dal geriatra per accompagnare l’amato bene ad una visita di controllo non mi sconfinfera granché. Però, ripeto, ci sono anche quelli più giovani: in genere scapoloni sovrappeso, con l’occhio lubrico e l’alito importante; o mariti annoiati che cercano frizzanti alternative al talamo coniugale; o ancora uomini che se non ci provano “apprescindere” non son contenti. Vi riporto, in sintesi, le tipologie dei “provoloni da bar” e i relativi tentativi di abbordaggio.

IL PENSIONATO VEDOVO IN FREGOLA (over sixty, over size, ipotricotico con vistoso riporto).

“Una donna separata, con un figlio, ha bisogno di sicurezza, anche economica. Guarda nel mondo dello spettacolo quante coppie in cui lei è molto più giovane di lui. Tanto, le donne son tutte uguali, badano solo al portafogli, e io non credo tu faccia eccezione”. Questo avvenne quattro anni fa: è ancora lì che aspetta la conferma che io non faccio eccezione. E intanto si è fidanzato con una neovedova sulla sessantina pure lei.

IL DIVORZIATO ROZZO/GALANTE (abbonato al whisky, epidermide traslucida, colorito olivastro):

“Sei acida; sei sempre più bella; sei cafona; vuoi uscire con me; sei maleducata; oggi sei splendida…”. Ecc. ecc.

LO SCAPOLO PRETESTUOSO (mezza età, poco avvenente, approcciatore familiare)

“Saluta tuo figlio e digli ‘Forza Inter’! Anzi, abbraccialo da parte mia. Io abbraccio te e poi tu dai il mio abbraccio a lui!”

IL DIVORZIATO FINTO TIMIDO (intrallazzone, sbruffoncello e sprezzante)

“Prima non ti salutavo (chissà perché) ma ora che ti saluto ti dico che è un peccato che lavori qua la sera, altrimenti potresti venire a ballare con me; ma forse tu preferisci il teatro, il cinema…Vuoi venire a Cannes?” (detto proprio così C A N N E S).

IL GIOVANE (pseudo)VIVEUR (under 40, belloccio, stupidotto, moderatamente simpatico, la butta sullo scherzo):

“Lo so che sei innamorata di me da sempre, ma ormai abbiamo perso l’attimo: peccato! Poteva essere una grande storia d’amore, la nostra!”

LO SPOSATO ANNOIATO (figura già nota ai lettori, falsamente distaccato, patetico):

“Sei nella lista di donne che mi interessano, ma sbrigati a decidere, non sarai giovane per sempre”.

IL VECCHIO AMICO DI FAMIGLIA (sposato, galante, inutile come un due di picche):

“Sei proprio bella…ma tu metti paura agli uomini sai?” (uuuuhhhhhh)

LO SPOSATO INSOSPETTABILE (maturo, amichevole, serio?)

“Vuoi una sigaretta? Così poi moriamo tutte e due e ci facciamo seppellire io sotto e tu sopra e ci divertiamo un po’”.


E per concludere, visti i miei successi con gli uomini, riporto una frase che una volta mi disse il famigerato e temibile Figlio Del Capo:

F.D.C. : credo che se qualcuno fosse attratto da te avrebbe problemi a dirtelo per paura di essere messo alla gogna.

Alianorah: io rispetto molto i sentimenti degli altri, quando sono sinceri, ma se gli uomini fanno i pulcinella, non posso prenderli sul serio e non riesco a non ridere della loro stupidità.

Il problema è proprio questo: gli stupidi si fanno avanti, i seri hanno paura intimoriti dalla mia regale riservatezza e dalla mia straorinaria intelligenza nonché dal mio fascino imbarazzante (il F.d.C. veramente non ha detto proprio questo; ma a me piace interpretarla così la faccenda 😉 ). E io rimango come un cuccuruccù 🙂

Sono masochista

A costo di perdere dei punti, vi confesso che vedo “Uomini e donne”. Al di là del fatto che sono più che convinta che sia una trasmissione confezionata come una crostatina del Mulino Bianco (aromi artificiali, coloranti, grassi idrogenati, Clementina e il piccolo Mugnaio liofilizzati), io davvero mi scompiscio dalle risate a vedere questi esseri che per un’ora di telecamera al giorno, dicono e fanno le assurdità più inverosimili, piangono e ridono a comando con straordinaria abilità, si prendono falsamente sul serio e si incazzano così, in modo talmente improbabile che la parodia di Katiana e Valeriana di Zelig non riesce a rendere appieno la trasherìa del tutto.

I tronisti, belli e impossibili. Uh. Ve li raccomando. Ce n’è uno che sta lì piantato su quel trono pacchianissimo da non so quanto tempo, proclamando che lui si vuole fidanzare SUL SERIO, che è timido, sensibile, che non tromba da non so quanti mesi perché se lui non si innamora…eeehhh; che cerca la donna della sua vita, che crede nel colpo di fulmine ma vuole andare oltre l’aspetto fisico. Ora, sopravvoliamo sull’evidente ossimoro (il colpo di fulmine necessariamente parte da un forte impatto fisico/chimico, altrimenti non è un colpo di fulmine), ma questo tipo che è realmento uno strafigo, ha “visionato” (termine orribile, ma appropriato) 250, e dico DUECENTOCINQUANTA ragazze di ogni colore, età, cultura ed estrazione sociale, ed in ognuna ha trovato un difetto insormontabile. Quella era troppo scollata; quell’altra era troppo incoerente (ma avete fatto caso a quanto va di moda la parola “incoerente” in questo tipo di trasmissione?); l’altra era superficiale; l’altra ancora troppo chiusa…eh la peppa! E io non voglio essere maligna, ma non è per caso, caro il mio bel tronista permalosissimo e incontentabile, che il difetto maggiore che non riesci a tollerare è che siano donne?

E poi ci sono anche le troniste. L’ultima della llista è una che aveva già fatto la sua parte qualche anno fa come corteggiatrice, accaparrandosi l’uomo con l’occhio più bovino del mondo delle discoteche, ma che piace alle sgarzoline. Poi la storia è finita perché lui era troppo vanesio, e faceva troppi inciuci con Lele Mora, e non era affidabile perché voleva la notorietà, e a lei piacciono i ragazzi semplici. E per trovarne un altro che faccia proprio per lei, cosa fa? Ma naturalmente va in televisione e tra tutti quelli che si propongono come spasimanti chi sceglie? La fotocopia del suo ex, bello, modello, senza cervello e inciuciato con Lele Mora. In psicoanalisi codesta baggianata si chiama “coazione a ripetere”, in tivù si chiama “sindrome della presa per il cu*o” del telespettatore che ancora ci crede”.

Ma la cosa che preferisco, è la serie di gioielli che esce da quelle boccucce perfettamente modellate e pittate. Proprio l’altro giorno, una di queste aspiranti “fidanzate in casa” (neolaureata, diocenescampi) se ne esce con un “Mah, i primi tempi con lui ci stavo bene, ma poi il suo atteggiamento mi ha un po’ infreddolita“.

Intanto mettiti una maglietta della salute, invece di andare in giro con la pancia di fuori anche a gennaio! Se non ti riscalda il cuore, almeno ti riscalda il cu.., il corpo, volevo dire il corpo!

Woman at work

Venerdì sera: mentre lavoro al bar, mi telefona un amico. C’è poca gente, rispondo alla chiamata mentre porto un vassoio. Non mi capita mai, la mia capa lo sa e non mi trova nulla da rimproverare se per una volta mi prendo un momento per me. A., il cliente a cui porto l’ordinazione, è un ragazzo a cui sono poco simpatica. Spesso mi prende in giro con un po’ troppo sarcasmo, qualche volta ho risposto piccata, altre volte ho smorzato i toni. Non mi piace, ma è un cliente, devo abbozzare. Mentro appoggio il vassoio sul tavolino, con il cellulare nell’altra mano in attesa di poter parlare al mio amico, A., interviene in modo petulante: “Salutamelo tanto! Anzi, passamelo, così gli parlo direttamente io!”. Dapprima non rispondo, ma lui continua a dire stupidate, così lo liquido con un “Sì, poi te lo passo” e gli volto le spalle, dicendo al mio amico al telefono “Scusa, i clienti cretini…”.

Due giorni dopo A. viene a prendere un caffè al banco. Lo saluto ma lui mi guarda con aria arrogante e offesa, mi dice che posso fare a meno di salutarlo, perché ha sentito cosa dicevo al telefono, sa che cosa penso di lui. Lì per lì cado dalle nuvole, non ricordo nemmeno a cosa si riferisca, poi ricordo. Poco dopo si siede al tavolo con la sua pseudofidanzata, e io mi avvicino subito per prendere l’ordinazione prima del mio collega. La ragazza mi guarda con comprensione, dicendomi sorridendo di non far caso alle paranoie del tipo. Lui mi dice con sussiego che vuole ordinare all’altro cameriere. Mantengo il sangue freddo e lo guardo:

Alianorah: Senti, A., posso dirti una cosa?

Cliente: Certo…

A.: non volevo insultarti l’altra sera, ma tu hai esagerato…ti sei intromesso nei fatti miei in modo fastidioso.

C.: tu mi hai detto “vai a quel paese” e poi mi hai dato del cretino! Ci sono rimasto male!

A.: io non ti ho mandato a quel paese, ho detto “ora te lo passo”; e ho aggiunto “clienti cretini” non riferendomi a te in quanto A., ma in relazione alle tue prese in giro. Lo avrei detto di chiunque fosse stato al tuo posto e si fosse comportato come te. E poi, scusami, noi non siamo amici, e nemmeno ci tengo che lo diventiamo, come probabilmente non ci tieni tu. Ma se ritieni da essere talmente in confidenza con me da poterti permettere di prendermi per i fondelli non sapendo nemmeno con chi e di cosa stavo parlando, allora devi anche essere abbastanza sportivo da accettare una mia reazione…disinvolta e altrettanto confidenziale. Comunque, non volevo offenderti e se l’ho fatto ti chiedo davvero scusa.

Poi gli ho dato un bacetto sulla guancia e ho preso tranquillamente l’ordinazione, mentre la sua ragazza ridacchiava sotto i baffi (che magari poi me ne ha dette di ogni, ma in quel momento mi era solidale).

Ora, io capisco che a volte sono un po’…impulsiva, ma solo per il fatto che sono una cameriera devo abbozzare un comportamento villano senza reagire in alcun modo? O tenermi delle accuse ingiustificate cucendomi la bocca solo perché sto lavorando? Io accetto gli scherzi, sono la prima a riderci, ma ci sono dei limiti; rispetto i clienti, ma pretendo uguale rispetto da loro e il fatto che siano seduti e paghino e che io sia pagata per servirli non li autorizza a farsi i ca..i miei.

Accetto pareri, critiche e supporti, qualora ce ne siano!

Te le ricordi le lucciole?

Siamo soli, seduti sotto il portico di una casa non nostra. La sera è tiepida e illuminata dalla luce perlacea della luna crescente. All’orizzonte i profili bui delle colline e sparsi qua e là, in lontananza, gruppuscoli di luci di lampioni, serpentine di strade, coacervi di case, paesini. Dietro di noi, il brusio della casa in festa, note di jazz, una risata di donna. Davanti, un prato in discesa e tra l’erba qualche piccola luce intermittente. Qui esiste ancora un po’ di notte.

Ricordo…tanti anni fa vicino a casa mia c’era un fazzoletto di terreno, erba alta, cespugli spinosi di gelso, pietre aguzze scaricate lì chissà quando, chissà perché. Confinava con il versante nord del mio giardino, il più buio e il più ventoso, il mio preferito. Nelle notti di maggio uscivo di casa e giravo l’angolo per guardare, al di là del recinto, quel pezzetto di terra incolta. Sembrava fosse caduto un pezzo del cielo di una notte di novilunio, e che le stelle, a decine, a centinaia, si fossero sparpagliate tra le spine e le pietre e mandassero più forte il loro bagliore, saettando, galleggiando a mezz’aria, palpitando di vita nuova. Se l’aria non era troppo ferma, indossavo una leggera camicia da notte del corredo di mia madre, mi infilavo due foulard agli anellini che portavo alle dita, e sognavo di essere la principessa del vento, tra uno svolazzare di veli traslucidi e quelle stelle che punteggiavano il giardino e il piccolo fazzoletto di terra pieno di rovi.

Poi vennero i lampioni, l’erba alta fu tagliata, i rovi tolti e le pietre portate via. Un manto di asfalto coprì la terra e nacque un parcheggio che non fu poi mai utilizzato. L’asfalto si riempì di crepe di gelo e di calore, i lampioni diffusero tutto intorno la loro luce giallastra e rassicurante, persino il vento smise di soffiare sul lato nord del mio giardino. Le stelle son tornate in cielo, ma non si vedono più neppure lì, tanto è forte il chiarore della notte di periferia del mio paese. Ogni tanto brilla ancora una lucina in mezzo all’erba, sempre più rara e fioca. Mio padre dice che è la stessa ogni anno, che torna a casa a maggio. Non è così ma è bello crederci. Forse, da qualche parte, restano i sogni della principessa del vento, alla ricerca di un vento che non c’è più.

Siamo soli, seduti sotto il portico. Mi volto e vedo il suo profilo indefinito sotto la pallida luce lunare. Vorrei appoggiargli la testa sulla spalla. Vorrei dirgli “Ti amo”. Ma non posso…non ancora.

Sorrido nel buio e gli chiedo, piano: “Ma tu, te le ricordi le lucciole?”.