Te le ricordi le lucciole?

Siamo soli, seduti sotto il portico di una casa non nostra. La sera è tiepida e illuminata dalla luce perlacea della luna crescente. All’orizzonte i profili bui delle colline e sparsi qua e là, in lontananza, gruppuscoli di luci di lampioni, serpentine di strade, coacervi di case, paesini. Dietro di noi, il brusio della casa in festa, note di jazz, una risata di donna. Davanti, un prato in discesa e tra l’erba qualche piccola luce intermittente. Qui esiste ancora un po’ di notte.

Ricordo…tanti anni fa vicino a casa mia c’era un fazzoletto di terreno, erba alta, cespugli spinosi di gelso, pietre aguzze scaricate lì chissà quando, chissà perché. Confinava con il versante nord del mio giardino, il più buio e il più ventoso, il mio preferito. Nelle notti di maggio uscivo di casa e giravo l’angolo per guardare, al di là del recinto, quel pezzetto di terra incolta. Sembrava fosse caduto un pezzo del cielo di una notte di novilunio, e che le stelle, a decine, a centinaia, si fossero sparpagliate tra le spine e le pietre e mandassero più forte il loro bagliore, saettando, galleggiando a mezz’aria, palpitando di vita nuova. Se l’aria non era troppo ferma, indossavo una leggera camicia da notte del corredo di mia madre, mi infilavo due foulard agli anellini che portavo alle dita, e sognavo di essere la principessa del vento, tra uno svolazzare di veli traslucidi e quelle stelle che punteggiavano il giardino e il piccolo fazzoletto di terra pieno di rovi.

Poi vennero i lampioni, l’erba alta fu tagliata, i rovi tolti e le pietre portate via. Un manto di asfalto coprì la terra e nacque un parcheggio che non fu poi mai utilizzato. L’asfalto si riempì di crepe di gelo e di calore, i lampioni diffusero tutto intorno la loro luce giallastra e rassicurante, persino il vento smise di soffiare sul lato nord del mio giardino. Le stelle son tornate in cielo, ma non si vedono più neppure lì, tanto è forte il chiarore della notte di periferia del mio paese. Ogni tanto brilla ancora una lucina in mezzo all’erba, sempre più rara e fioca. Mio padre dice che è la stessa ogni anno, che torna a casa a maggio. Non è così ma è bello crederci. Forse, da qualche parte, restano i sogni della principessa del vento, alla ricerca di un vento che non c’è più.

Siamo soli, seduti sotto il portico. Mi volto e vedo il suo profilo indefinito sotto la pallida luce lunare. Vorrei appoggiargli la testa sulla spalla. Vorrei dirgli “Ti amo”. Ma non posso…non ancora.

Sorrido nel buio e gli chiedo, piano: “Ma tu, te le ricordi le lucciole?”.

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38 thoughts on “Te le ricordi le lucciole?

  1. Le lucciole hanno (o avevano?) la capacità di trasmettere un profondo senso di benessere. A vederle da vicino sono animaletti alquanto orrendi ma da lontano sono uno spettacolo in tutto e per tutto paragonabile, che so, ad un’aurora boreale

  2. le ricordo si le lucciole, complici di parole sguardi e baci, forse li per dare un pò di luce a due occhi che si guardano…
    dire o non dire…
    fallo se ne senti il bisogno, il dopo lo scoprirai dopo..
    un bacione e buon week end

  3. Beh, spero di non sembrare esagerata se ti dico che mi hai fatto venire i brividi.
    Questa è una poesia, Alia. Molto dolce e piena di amore inespresso, anzi manifestato solo nella parte che concerne i ricordi.
    Bello davvero.
    Un bacio.

  4. @Occhidigiada: lo so?
    @Pepenero: oddio, proprio orrendi non direi. Un po’ strani, magari sì 🙂
    @Irishcoffee: il dopo fa paura.
    @Lario: grazie Davide.
    @Dyo: sei sempre tanto gentile, carissima. E le parole che hai scritto…me ne ricordano altre. E’ un caso? 🙂
    @Daniele: grazie. A parte che nel mio racconto c’è un pizzico di fantasia, ma…mio caro Daniele, l’happy end nella mia vita l’ho avuto in altri campi, ma in amore…
    @Fulvia: ognuno c’abbiamo i suoi difetti 😉

  5. Ogni tanto la sit-com ha questi squarci di romanticismo che ci stanno proprio bene; però, questa scenografia mi sembrava una buona occasione.
    Aspetto con ansia la prossima puntata.

  6. @Nessunnome: è un racconto. Chiaro?!
    @Isa: grazie Isa, è un bellissimo complimento.
    @Bruno: la Sintesi nel tuo (graditissimo) commento.
    @Artemisia65: 🙂
    @Romano: è vero, in amore non si possono dare consigli. Comunque la situazione descritta è di fantasia. I ricordi sono veri.
    @Mauro: spero di non deluderti.
    @Violetta: chissà…
    @Dyo: non sono una guerriera, purtroppo! 😉
    @LaGuressa: non male, mia cara. E tu?
    @Chit: c’è della fantasia in questo post. E poi, sai…con i cucumerli non si va mai sul sicuro 😉
    @Oscar: ti amo, Oscar. Dimmi di sì!

  7. io questo bel racconto l’avrei fatto ad alta voce, in quel frangente lì preciso. i casi erano due: o s’addormentava, o si avvicinava la spalla.
    (ma è pazzesco: io, proprio io che do consigli)

  8. Bel post. Mi ricordo da piccolo migliaia di lucciole che illuminavano i campi vicini a casa mia.
    Vorrei dirgli “Ti amo”. Ma non posso…non ancora. Vorrei è segno di desiderio, vero? Quindi….

  9. @Brob: lo so, lo so. Ti sei commosso.
    @Ciccio: ma come, si addormentava!? Non si sarebbe mai addormentato! Al limite, scappava!
    @Francesco: non faccio scambi link a “scatola chiusa”. Vengo a vedere il tuo blog.
    @Lario3: l’ottimo ti risaluta.
    @Gandalf: mica facile però…
    @Fabio: sono esserini affascinanti.
    @Oscar: sono una donna felice, ora.
    @Fabrizio: grazie, e speriamo!
    @Enrico: i sogni son desideri. Il mio è forse solo un sogno irrealizzabile. Grazie per il tuo commento lusinghero.
    @Nataconlavaligia: chissà dove sono finite…:-(
    @Alicesu: sono incantata dal tuo romanticismo.
    @Artemary: meglio tardi che mai! 🙂
    @Dyo: ma le lucciole si ricordano ancora di noi? 🙂

  10. bellissimo questo post, pieno di bei ricordi e di speranza per il futuro. Sei bravissima a descrivere emozioni, le fai rivivere in tutti noi.
    Le lucciole sono quasi scomparse dal cupo e affascinante buio delle notti di campagna. Sono diventate un ricordo infantile. Ogni tanto qlcna torna, ma timidamente solitaria, come la particella di sodio nell’acqua minerale…

    ps io glielo direi in quei momenti, quando il cuore lo suggerisce.
    ;))

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