Vietato ai depressi

Stasera volevo scrivere un post allegro e un po’ matto, di quelli miei a cui vi ho abituato. Raccontarvi di come domenica scorsa me ne sono andata in giro per il paese in cui lavoro insieme alla mia migliore amica con un orecchino luminoso a forma di stella al lobo dell’orecchio sinistro io e a forma di sole a quello dell’orecchio destro lei. E della gente che ci guardava pensando che forse siamo un po’ matte se a 40 anni passeggiamo con i figli al seguito e con le orecchie sbrilluccicanti, tanto per ridere un po’ e per abbandonare quell’atteggiamento forzatamente serioso a cui la vita troppo spesso ci costringe. Insomma, volevo scrivere un post ironico e colorato e mettere pure la foto del mio orecchio con la stella luminosa che oggi Lollo mi ha scattato proprio per il blog.

Poi però le cose hanno preso una piega diversa e la notizia della mia mattana ve la racconto così, senza troppo entusiasmo, perché altri eventi hanno preso il sopravvento e non sono stati lieti. Non ve li racconto nel dettaglio, perché mi piace condividere la gioia e trasmettervene un po’, ma non voglio coinvolgervi troppo nella mia tristezza, nella delusione, nella presa di coscienza che quasi tutto alla fine è solo apparenza e che alcune cose che sembrano vere si rivelano poi illusorie, giganti dai piedi di argilla. Che poi, digiamolo (come direbbe Fiorello imitando La Russa), non è che le mazzate mi arrivino così inaspettate. Più che altro sono i momenti in cui arrivano che sembrano essere i meno sospetti e quindi riescono a cogliermi sempre impreparata. Quello che mi fa piacere è che invece i tempi di reazione diventano via via più brevi. Se prima di fronte ad una paventata difficoltà mi sarei depressa per qualche giorno, adesso dopo qualche ora comincio già a razionalizzare e a reagire. Rimane la sensazione di delusione, quasi di tradimento, ma questi sono sentimenti che fanno parte della mia metà (più che metà, temo) irrazionale, perché dal punto di vista logico, tutto quel che mi è accaduto ha una spiegazione e un senso, persino una giustificazione; con buona pace di chi leggendo queste righe si sentirà chiamato in causa in prima persona; e con la perplessità di chi invece non potrà capire questo discorso fumoso. Mi scuso per essere stata criptica, non amo usare questo mezzo in modo così intimo e personale, ma per una volta permettetemi uno sfogo incomprensibile. Non è detto che mancheranno chiarimenti in proposito in futuri post, ma per adesso lasciamo le cose così.

In fondo, la stellina luminosa che portavo addosso due giorni fa, non è altro che il simpatico ed affascinante risultato di un insieme di lampadine che prendono energia da una minibatteria. E le batterie si esauriscono. E le stelle si spengono. Una piccola metafora della vita, nelle piccole e nelle grandi cose. Grazie al Cielo, la stella che rischia di spegnersi nella mia vita è piccola, quasi insignificante.

Qualcuno ieri ha scelto di spegnere la più luminosa delle stelle: un salto nel nulla per non affrontare un nulla più doloroso. Un padre che viene al bar a chiedere se si è fatto vedere suo figlio, che da ore è irrintracciabile e non risponde al telefono. La scoperta che quel figlio non risponderà mai più al cellulare. Una pena infinita per un dolore che non ha parole. Alla fine, le canzoni, le bevute, i discorsi su soldi, entrate, uscite, riorganizzazioni di gestione, scandali, lassismo, politichetta, aziendalità, paranoie…alla fine tutto questo non conta più davvero. Hai ragione TU, che mi hai suggerito di scriverne qui; che un giorno leggerai questo post, magari col ghiaccio a portata di mano per raffreddare il case che va in tilt da quando la ventola non funziona più, quando parli dell’indeterminatezza della condizione umana; della caducità delle cose; dell’irreversibilità di alcuni atti estremi. Di tutto il resto…a che serve parlare?

Ma a volte, è consentito piangere anche per delle sciocchezze.

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34 thoughts on “Vietato ai depressi

  1. Ali io ovviamente non posso sapere e leggerti così diversa dal solito un po’ mi da’ pensiero.
    Ma hai ragione su una cosa il dolore di un genitore per un figlio è inimmaginabile, innaturale.

  2. Ma le batterie si sostituiscono eh…e poi come sai…le ruote girano: a volte girano mosse da un motore a scoppio in batteria di quattro sopra il corpo di chi tradisce la tua fiducia!
    Le tue ruote poi sono lisce…nemmeno lasciano tracce buone per i Ris 🙂

  3. Si dice che la cosa peggiore che possa accadere ad un essere umano sia quello di non provare più emozioni, tra queste quelle di piangere.

    Io ci credo. Forse essere un pò troppo empatici ‘costa’ ma ne vale la pena perché si è umani.

    Notte

  4. Aliah, mi piace il tuo stile di scrittura, fresco, sobrio, corretto e immediatamente comunicativo. Guarda che ho competenze in merito; non sono mica il fesso che traspare dal mio blog, sai!

  5. Sono padre e mai vorrei trovarmi in simili situazioni, il solo pensiero mi ucciderebbe!!
    Vivo nell’incoscenza che la vita sarà benevola con me!!
    Un caro saluto aliah!!

  6. @Dedy: non avere pensiero. Tutto passa. Ma grazie per la tua premura.
    @AmmiraglioK: sfogarsi serve ad alleggerirsi di un peso emotivo, ma parlare a volte è inutile, se dall’altra parte non riescono a capire quello che dici.
    @Oscar: hai perfettamente ragione. Per questo non temo di fare la scema, quando mi sento di esserlo.
    @Lario3: grazie, Lariuccio.
    @NessunNome: ma tu sei più drastico di me! 😉
    @Guady: se sai di essere così fragile, hai fatto bene a non leggere 🙂
    @Miocapitano: perdere un figlio è atroce; e quel padre ne ha persi cinque. Perderne uno perché si è tolto la vita è inaccettabile.
    @Mosè: grazie, Mosè.
    @Cinciamogia: ci penserò 😉
    @Romano: è vero, meglio essere un po’ emotivi, che aridi o apatici.
    @Guisito: ti conosco da poco, ma non ho MAI pensato che tu sia un fesso. Grazie per i tuoi complimenti. Ricambio la stima, sinceramente.
    @Blogvin: tutti lo speriamo. Un saluto a te.

  7. Ecco: i cellulari che non risponderanno più sono, a mio modestissimo avviso, le disgrazie peggiori che la vita ci possa riservare.
    Insieme alle delusioni, ai tradimenti, ai disincanti.
    Porta e posta quella stellina, Alia: perchè, nonostante tutto, siamo vive.
    Un bacio.

  8. Prima volta che capito qui.
    Un post vero e pervaso da un sano senso di doloroso pudore.
    Esistono eventi che ci rimettono in riga con la vita, ridandoci uno sguardo sincero.
    E poi si continua a vivere.

  9. Alia…ogni tanto (o spesso) servono anche questi post. Il fatto che non sia il tuo “tipico” post secondo me non è affatto un problema. Il padre che perde un figlio suicida…è terrificante. Il problema principale della morte, per me, è proprio questo: chi rimane. Un abbraccio fortissimo per tutto.

  10. Solo gli sciocchi possono essere sempre allegri…se poi incroci la vita di un padre così tragicamente sfortunato non puoi non farti coinvolgere emotivamente.
    PS aspetto di vedere il tuo orecchino sbirluccicoso….

  11. @Bruno: sì, non si può sempre ridere o buttare tutto in burletta.
    @Dyo: è intollerabile.
    @Art: grazie per il tuo commento. Se tornerai a leggermi, troverai cose molto più allegre, ma stavolta non hai avuto fortuna 🙂
    @Fulvia; Alice: ricambio il vostro abbraccio con gratitudine.
    @Violetta: è vero, chi rimane vive il dolore.
    @Pibua: ci sono giorni in cui le negatività sembrano accumularsi pericolosamente. Urge foto orecchino per alleggerire il tutto ;-).

  12. In situazioni così dolorose si recupera il vero significato dell’esistenza.
    E’ naturale provare tristezza, un sentimento che, come tutti gli altri, ci appartiene e che talvolta si teme di rivelare per pudore o perchè sintomo di contagiosa fragilità.

    Ma la vita continua.Un abbraccio a quel papà e un ritorno alla luminosità per te.

  13. @Daisi: condivido pienamente.
    @Skip: mi sono riaccesa, anche se un po’ tremolante.
    @LaFéeVerte: anche il mio analista la pensava come te. Siamo dei privilegiati 🙂
    @Pellescura: ciao a te, caro.
    @Artemisia65: parole sante 😉

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