Come in uno specchio

Sono andata a un funerale. E’ morto il padre di un mio amico degli anni verdi, uno di quelli con cui ho condiviso birra e feste dell’Unità, concerti dei Nomadi, serate al pub e primi baci. E’ passato tanto tempo da allora; per un po’, dopo turbolente vicende, non ci salutavamo quasi più. Poi, crescendo, c’è stato un riavvicinamento, una collaborazione per un progetto culturale, una rinnovata manifestazione di stima e simpatia reciproca e il tutto ha fatto sì che lui potesse essere ricollocato al suo giusto posto di primo amore nel passato e di caro, seppur poco frequentato, amico nel presente. Di acqua sotto i ponti da allora ne è passata così tanta…e tante persone sono passate nelle nostre vite. Mi sono sposata, ho avuto un figlio, mi sono separata e ora lavoro in un paese abbastanza distante dal mio da far sì che sia diventata quasi straniera in terra natia. Lui anche si è sposato, è da poco padre, lavora in città. Ci si vede poco o niente, anche se di tanto in tanto si chiede l’uno dell’altra a comuni amici. Le occasioni di incrociarsi sono praticamente nulle e quando accadono, a volte non sono liete. Così, pochi giorni fa, l’ho rivisto, nella piazzetta della chiesa nella frazioncina dove vivono i suoi, sotto il cielo capriccioso di un autunno che sembrava già inverno; qualche goccia di pioggia, qualche raggio di sole, un incredibile triplo arcobaleno che sfregiava il grigio azzurro sopra le teste di persone addolorate, infreddolite, distratte, partecipi, comunque presenti.

C’erano tutti in quella piazzetta, tutti gli amici dei miei vent’anni. Tutti con vent’anni in più sulla pelle, fra i capelli, nei ventri prominenti, nei petti non più sodi. Tanti di loro non li vedevo da molto tempo; li guardavo e mi dicevo “Mio Dio…ma è proprio lui? E’ proprio lei? Così grigio, così ingrassata…” Con i sorrisi che ricordavo e che ora sembravano quasi smorfie. Perché ai funerali, quando il protagonista non è un congiunto, si sorride, è inutile negarlo. Si sorride, ci si saluta con baci, abbracci e pacche sulle spalle; ci si scambiano parole di circostanza e frasi assurde(“sembra brutto dirlo, ma mi fa piacere rivederti!”; “ma quanto tempo!”; “speriamo di incontrarci di nuovo in una più piacevole occasione”) e grottescamente capita di fare tuffi in un passato più o meno prossimo, di rispolverare ricordi e di studiarsi un po’. Così rivedi il ragazzo che ti piaceva un tempo, ma che era troppo piccolo, perché tu avevi vent’anni e lui diciotto. E ora tu hai quarant’anni e lui trentotto, è stempiato, ha il doppio mento e la pancetta; e non sembra più così tanto più piccolo di te. E poi vedi quella che si è sposata che era una ragazzetta e sembrava già una donna di mezza età e, incredibile, ora che è una donna di mezza età sembra molto più giovane e fresca delle coetanee che in gioventù le davano dei punti in bellezza e sensualità. Ti chiedi se anche loro hanno di te la stessa impressione che hai tu di loro; ti sbirci nel finestrino di un auto per vedere se hai la loro stessa aria un po’ stanca e strapazzata. Il tutto sentendoti anche un po’ in colpa, perché non sei lì ad analizzare o ad essere vivisezionata; stai onorando qualcuno che se n’è andato; stai partecipando al dolore di un amico. Poi però ti accorgi, da poche battute gettate lì quasi per caso, che non sei mica l’unica…l’amica che ti dice “ma sei pallida!”; il tizio che ti guarda sorpreso ed esclama “sei irriconoscibile” (e non si capisce se è un complimento o un insulto); il tipo che ti guarda ad occhi sgranati “proprio l’altro giorno mi chiedevo se vivi ancora qui!”. PIù o meno tutti si pensa la stessa cosa, ci si chiede cosa ne è stato dei ragazzi che eravamo, si guarda la facciata della chiesetta e si conclude che tutta la vita passa di lì, per le stradine di un paese con una piazzetta piccola piccola che tutti attraversano, in lungo e in largo, in passeggino; caracollando sulle gambe cicciotte; schiamazzando dietro a un pallone; vantandosi con le amiche; corteggiando e facendosi corteggiare; con la luna storta per un brutto voto; innamorati; tristi; allegri; figli; genitori; nonni… per ritrovarsi poi, alla fine, tutti nello stesso posto, attori e spettatori; complici e nemici; a salutare qualcuno, con un arrivederci. O con un addio.

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25 thoughts on “Come in uno specchio

  1. Amara Alianorah.
    La vita è fatta di passeggini e ultimi viaggi. In mezzo tutto quello che ci accade, le vicende che ci fanno emozionare e quelle che ci segano in due.
    Che, poi, ai funerali succeda di incontrare gente che non si vedeva da tanto, e che ci si saluti sorridendo, purtroppo capita molto spesso.
    Una volta mi indignavo tantissimo, poi ho realizzato che sarà così anche quando trapasserò anch’io.

  2. Si tratta di rimpatriate che indiscutibilmente richiedono una certa forza d’animo. Poi i funerali sono così improvvisi! Non c’è nemmeno il tempo di mettersi un po’ in ordine, perdere qualche chilo, ingollarsi un qualche litro di botox…

  3. In ogni momento della vita, più o meno, si vorrebe essere in un altro, più avanti o più indietro lungo il fiume del tempo. Non rimpiangere nessuna età, perchè si subisce una fastidiosa amnesia del peggio e un incredibile accentuazione del meglio. Gioisci se rivedi persone che ti erano care, anche ad un funerale, anche con qualche chilo e qualche filo grigio in più nei capelli (tu o loro); la malinconia può essere così dolce…

  4. Se quando si era piccoli si voleva crescere e ora si vorrebbe tornare indietro, ci sarà stato un momento in cui saremo stati contenti di come eravamo?
    Comunque complimenti, hai scritto benissimo! L’immagine finale del post è fantastica, e anche molto “visiva”. E c’è molta malinconia ma anche molta tenerezza in queste descrizioni.
    Ciao

  5. @Unodicinque: già…strano ma vero.
    @Fulvia: ma tu ne hai pochi di più!
    @Pepenero: già…nemmeno la ceretta ho potuto fare!
    @Pensierini: grazie, è un bellissimo complimento.
    @Lario: a me spiace per il morto.
    @Huila: una condivisione non molto allegra…
    @Belphagor: ma io non vorrei tornare indietro…è solo vedere il segno del tempo che passa che mi intristisce un po’.
    @Daniele: meglio così. Io non rimpiango il tempo che fu. Piuttosto vorrei altre occasioni per rivedere persone che ho amato.
    @Cincia: grazie, cara. In effetti tristezza e dolcezza sono i sentimenti che ho provato.
    @Romano: a quanto pare. Un saluto a te, Romano.
    @Alicesu: caspita…sono imbarazzata. E lusingata. Grazie 🙂

  6. scusa..ma quella faccina..mi è scappata….
    non è che ci volessi ridere..su, proprio per niente!!!
    ma conosci quel sorriso…quello con cui…qualcuno ti rassicura nei momenti in cui ti senti venire meno..e dice “sono con te”??
    ecco…quello…volevo…….

  7. In teoria a 20 anni un post del genere potrebbe anche lasciare indifferenti, giusto?Invece lo leggo e mi sembra di essere lì accanto a te, chè in fondo i funerali sono un “rito” molto comune. l’ultimo al quale sono andata è stato l’occasione per rivedere persone che non vedevo solo da un paio d’anni, ma penso che non ci siano grandi differenze nelle sensazioni. l’idea che in fondo l’80%delle persone che vanno ad un funerale non siano particolarmente “coinvolte” e si facciano facilmente prendere da altro in parte mi infastidisce, ma è solo la sensazione più superficiale: so bene di essere stata la prima a controllare pettinature e abiti delle prof, quella volta, dopo non averle viste per un po’ di tempo.
    Comunque, questo post mi è piaciuto ed anche tanto, è schietto e morbido allo stesso tempo. un abbraccio forte, Alia.

    P.S.:la persona del mio post è praticamente sempre una, Alia. E’ “la” persona, per tutti, credo, almeno fino ad un certo punto della vita.:*

  8. sai Ali, il tuo post mi ha fatto tornare in mente il funerale di mio padre, morto diciotto anni or sono (esattamente l’età del mio secondo figlio). Sono successe tante cose strane e nonostante il dolore devastante mi sono ritrovato a provare piacere nel vedere persone che avevo persino dimenticato; parenti molti, amici molti. Alla fine si andò a mangiare da una zia (una delle tante che avevo qui) , mangiammo benissimo perhcè era una cuoca eccezionale. Ricordi di quel pranzo un po’ surreale, la malinconia che ci prendeva a tutti per l’assenza definitiva di mio padre ma nello stesso tempo un sottile e profondo calore nel vedere tutti ancora vicini, a confortarci con l’unica cosa che funziona in quei momenti.

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