La bocca della verità

Mentre traffico dietro il bancone del bar, entra una famigliola, mamma, papà e bimbino di nemmeno due anni. Il papà prende in braccio il figliolo: “Facciamo naso naso? Facciamo guancia guancia? Facciamo orecchio orecchio?”. Mentre il marito fa l’idiota, la moglie si fa un grappino. Poi si accolla il pupo mentre arrivano altri amici che ordinano un aperitivo della casa. Tardizionalmente, il nostro aperitivo è con la ciliegina, non sottospirito, ma similcandita. Siccome però i canditi (e i similcanditi) fanno schifo all’ottanta per cento dell’umanità (io faccio parte del restante venti per cento), tanto da far sorgere spontanea la domanda “ma che li fanno a fare”?; molti clienti chiedono l’aperitivo della casa senza ciliegina. Ora, il pupetto anche appartiene al venti per cento dell’umanità che ama i canditi, perché la mamma si è subito buttata avanti: “Se non volete la ciliegina, la date ad Augusto” (o Edoardo, o Romualdo, o un altro di questi nomi da adulti). Allora io ho preso il piccolo frutto rosso, geneticamente modificato, nato senza nocciolo, di un inquietante color rosso corallo e l’ho porto al piccolo. La mamma si volta affinché il figlio allunghi la pargoletta mano verso di me e…il frugolo mi vede, sbarra gli occhi, afferra la ciliegina e guardandomi stupito esclama “BIMBA!”. Io lo riguardo stranita, ripeto ridendo “Bimba?!”. E lui, dopo un nanosecondo di riflessione durante il quale mi lancia uno sguardo più attento…”Bimba grande!”, puntualizza. Errata corrige! 🙂

Climax ascendente

Il Lollo, che da qualche mese ha il permesso di uscire da solo, qualche giorno fa mi dice: “Vado in cartoleria a comprarmi una matita”. Siccome conosco i miei polli e anche i miei pulcini, gli ho dato due euro e poi gli ho frugato le tasche per accertarmi che non avesse attinto al proprio salvadanaio per qualche spesuccia extra. Il pupo si è fatto perquisire con aria rassegnata e non bellicosa: le tasche erano vuote e io mi sono sentita anche in colpa per la mia mancanza di fiducia.

Torna dopo un’oretta (ché mi stavo anche preoccupando) con una busta in mano. Cerca di nasconderla, di sfuggire al mio sguardo ma io lo inseguo, lo bracco e lo smaschero. Nella busta c’è la matita; una squadra; e un gioco per la PSP. I soldi li aveva nascosti nei calzini. Scena madre di Lollo che dopo aver cercato in tutti i modi di nascondere il suo tesoro, mette su una pantomima di pentimento che nemmeno Carmelo Bene. “AAAHHHH, io sono cattivo! Non merito niente! Ti ho mentito e il gioco puoi anche buttarlo. Tu sei la mamma più buona del mondo e io sono il figlio peggiore!”. Lo guardo gelida e per nulla impressionata dal drammone, gli dico che può giocare con quello che gli pare ma io non avrò più fiducia in lui. Esco altrettanto drammaticamente. Poi, come l’ispettore Colombo, torno sui miei passi e gli dico…”E comunque tu stai su una brutta strada! Oggi il videogioco; domani le canne; dopodomani la cocaina!”. Lollo sbarra gli occhioni, sinceramente esterrefatto ed esclama “Oh ma’, non ti pare di esagerare!?!. Ehm. Forse un po’ sì.

P.S. mi dicono dalla regia che per autopunirsi, Lollo non ha MAI nemmeno tolto la pellicola dalla confezione. Qualcuno vuole un gioco della PSP a prezzo stracciato? 😉

Ma che bella sorpresa!

Fino a un po’ di tempo fa, quando i programmi televisivi diventavano insopportabili alla vista, ci si poteva consolare con la pubblicità, che qualche sprazzo di genialità ancora poteva averlo. Ricordo uno degli ultimi, lo spot degli orologi Swatch sulla relatività del valore del tempo, con quella canzone così romantica in sottofondo che non ricordo più come si intitolasse, ma sono certo che voi tutti la ricordiate quanto me.

Ora, tra una fiction con la Ferilli che si destreggia in un improbabile ruolo a metà strada tra Mary Poppins e Demi Moore in Streaptease e una gita nell’imponderabile con Giacobbo che da quando leggo Lario e le sue tavole mi sembra ormai la parodia di sé stesso; ecco, sarebbe bello riposarsi con un po’ di spot. Bello e impossibile.

“Per fare una sorpresa/trova un giorno senza sorpresa. Giochiamo alla sorpresa/niente di meglio di una bella sorpresa”. QUESTO è il jingle della nuova pubblicità degli ovetti Kinder. La voce guida, aggiunge, se non si fosse capito che “in Kinder sorpresa ci sono tante fantastiche sorprese” e un’altra voce aggiunge poi “cerca le sorprese in Kinder sorpresa”. Ora, a parte che la canzone fa schifo e io mi chiedo chi sia quel decerebrato che l’ha scritta e quell’altro che l’ha accettata per lo spot; a parte che dire OTTO volte “sorpresa” in trenta secondi trenta, mi sembra veramente da poveri di spirito e di fantasia; voglio aggiungere a titolo del tutto privato, che a me la cioccolata più latte e meno cacao mi ha sempre fatto venire l’acidità di stomaco; da un po’ di tempo anche quando non la mangio.

Poi c’è la réclame Golden Lady. Una gnoccolona che la metà basterebbe, esce in strada per prendere un taxi e mentre cammina, pian piano si spoglia, fino a restare completamente ignuda, con su solo un paio di autoreggenti. La voce guida, recita qualcosa come: “forse gli uomini guardano le mie scarpe…oppure il taglio dei miei capelli…ma nessuno saprà mai come sono veramente”. Beh, sorvolando sul fatto che gli uomini in genere non si accorgono mai del taglio di capelli di una donna; e anche se così non fosse, scommetto tutto quel che ho che davanti a una donna nuda, un uomo non guarderebbe mai la peluria che ha in testa ma sposterebbe lo sguardo verso altri lidi; posso concludere che se continui ad andare in giro nuda non tutti sapranno come sei veramente, ma sicuramente sapranno dove sei: a casa con la polmonite e una multa per adescamento.

Ecco, vorrei terminare con una nota positiva: “House”, la Thurman e Ibra che decidono quale potrebbe essere il miglior regalo di Natale. E’ quasi certo che Hugh Laurie sapesse chi è Ibrahimovic, perché è inglese e si sa, in Inghilterra il calcio va. In USA il soccer è sport da femminucce, per cui la bella Uma, come minimo quando gli hanno presentato il calciatore, avrà esclamato “Ibraché?”; e lui, il buon Zlatan, che lì in mezzo ci sta come un cavolo a merenda, tanto che si confonde facilmente con la mobilia; palleggia con le decorazioni natalizie, dimostrando l’assioma “calciatore=genio sensibile” ma ricorprendo con dignità il ruolo che gli è stato affibbiato. Però almeno questa mi fa ridere, e poi…House è sempre House!

Briciole di pane

Ed eccoci al consueto appuntamento con la rubrica che ho pomposamente battezzato “Briciole di pane” e che comporta l’esame curioso e stupito dei sentieri che la gente che smanetta su Internet percorre per giungere su questo blog.

sesso con mia cucina: o sei un depravato che copula con pensili e armadietti, o sei un connazionale del Papa (“questi ccciofani!”); oppure hai una cugina talmente bbona che ti ha fatto scordare le regole basilari dell’ortografia italiana.

aria di base di un cubo: ecco, se il cubo ha un lato aperto, sicuramente alla base arriverà un po’ d’aria. Altrimenti, ti devi ripassare sia la geometria sia l’italiano.

ho tagliato il pisello al mio ex:  ci mancava solo Lorena Bobbit…

ricetta mela avvelenate: …in coppia con la strega di Biancaneve. Ehilà, Grimilde! Come butta?

sadomaso ferro da stiro: eh, ma tu non sei da sadomaso! Sei da manicomio!

è mio, ma tu lo usi più di me. cos’è?: oh mamma, cos’è? VOGLIO SAPERLO!

averlo di ciccia e baciarlo di cartone: tu invece sei scema/o. Se lo hai a disposizione di ciccia ma baci quello di cartone, non hai le rotelle al posto giusto.

mammamia bla: questa immagino sia la ricerca per rintracciare una parente prossima di Dinamite Bla…

peperonata polacca: perché mai polacca? Quella italiana non è abbastanza indigesta?

quando il lupo non arriva all’uva: …mangia la volpe che non ci era arrivata prima di lui.

facce da ricomporre per bambini: e questa è da Telefono Azzurro!

ricerca posso tagliarmi i capelli lunghi: no non credo. Scusami ma io la penso così, se non ti sta bene vai a fare le tue ricerche da un’altra parte!

termine per indicare il nipote del nonno: in questo posso essere di aiuto: il termine per indicare il nipote del nonno è NIPOTE (del nonno).

perche il mio amico va sempre sulle cose: non so su quali cose vada il tuo amico, ma se posso azzardare un’ipotesi…magari puoi provare a seguire il suo esempio!

mia moglie non fa sesso: seeee…questo lo credi tu!

Arrivederci alle prossime ricerche!

Il sesso è amore?

Il costanziano nonché pluriocchialuto psichiatra Raffaele Morelli, direttore di Riza Psicosomatica, ha scritto un libro dal titolo “Il sesso è amore“. E ha detto tutto. E niente. Premettendo che non ho letto il libro e non so nemmeno di cosa parli (tranne del fatto che in amore pensare è inutile, e sa il cielo quanto questo omìno abbia ragione, ché io ho sempre pensato troppo e non ho cavato un ragno dal buco), analizzo semplicemente la frase. “Il sesso è amore”. Così, d’emblée (che son dovuta andare a cercare sul sito della Crusca, perché non sapevo come si scrivesse, dannati francesi), mi viene da dargli ragione. Il sesso è amore perché in genere la spinta del sesso è un sentimento che può essere definito d’amore in senso molto ampio. Si può fare sesso per Amore tout court, per amicizia, per passione, per attrazione fisica. Si fa comunque nella maggioranza dei casi, con qualcuno che ci piace. Se scegliamo qualcuno che ci fa schifo dobbiamo sì andare da Morelli, non per congratularci con lui, ma per farci curare. Una volta parlando con il mio ex strizza di una storia con un tipo di cui non capivo le intenzioni (o meglio, quelle le capivo benissimo, ma non capivo se c’era qualcosa di più profondo al di là di quelle), gli dissi: “Mi ha raccontato cose molto private di sé, dei dolori che ha vissuto, delle esperienze di vita più significative”. Lui mi rispose: “Non ne avrebbe parlato se non avesse sentito un legame che andava al di là dell’attrazione fisica”. Ciò non vuol dire che fosse innamorato nel senso classico del termine, ma che anche per lui il sesso era una forma di amore. Di fondo il sesso è un mezzo di comunicazione, che molti usano e abusano perché non sanno come altro fare ad avvicinarsi al prossimo. Con il bel risultato che spesso, invece di avvicinarsi, in quel modo si allontanano irreversibilmente. Quello che sicuramente è condivisbile è il sottotitolo del libro “Vivere l’Eros senza sensi di colpa”. Sacrosante (si fa per dire perché Giuseppino Ratzinger non sarebbe d’accordo) parole: i sensi di colpa e l’Eros non vanno d’accordo, fare sesso non è peccato e a chi non mi crede espongo in breve la teoria che ho abbracciato a tal proposito:

Il Papa dice che il sesso è peccato? (e diciamocelo chiaramente…per la Chiesa ufficiale è SEMPRE peccato, quasi quasi pure nel matrimonio, perché porta piacere e tutto ciò che porta piacere NO BUONO!). Il Papa dice che Dio ha creato tutto? Allora Dio ha creato anche il sesso. E guarda caso lo ha creato piacevole e vario, altrimenti avrebbe fatto come per i leoni che hanno dei rapporti intimi che paiono delle intramuscolari. E’ vero, a volte capita anche agli umani, per questo Dio ha creato anche i sessuologi e i medici, perché rimediassero a questo difetto. Se il sesso fosse peccato, Dio avrebbe potuto dire “Vi riprodurrete sputandovi in un occhio”. Sempre scambio di liquidi era…Invece no, per noi uomini il Creatore ha inventato il “Passatempo più sano ed economico” insieme alla Settimana Enigmistica. Dunque, approfittiamo di questo dono senza sensi di colpa ricordandoci che il vero peccato è far del male agli altri, non far del bene a sé stessi. Poi ognuno agisca secondo le proprie inclinazioni, mica sto consigliando di andare con tutti indiscriminatamente. Solo che, chi lo fa…beh, se lo fa coscientemente e liberamente, non facendo danno a nessuno, FA BENE!

Riporto una frase tratta dal libro di Morelli, da cui non ricevo purtroppo alcun compenso per questo mega spot. Bisogna smettere di credere che esista un amore puro e un amore sporco, un amore divino e uno infernale, un amore sacro e uno profano. L’amore è attrazione, desiderio, piacere… e basta! Niente domande, né progetti, né fantasticherie di futuri matrimoni, né schemi in cui inserirlo.

E ricordiamoci anche che la parola sesso viene usata anche in casi di stupro, di pedofilia, di abusi. Beh, quello non è sesso, è violenza. Lo strumento è lo stesso, il fine è un danno gravissimo e vergognoso. Come dire che il coltello che è buono per tagliare il pane, è nocivo per uccidere una persona. Sempre coltello è, ma dipende dall’uso che se ne fa.

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Poker d’assi

Alianorah: allora, mi fai vedere casa tua?

Amico romano: eh no, non ho levato la polvere!


Alianorah: (riferendosi a un concorso a premi) se vinci il week end a Gubbio andiamo insieme?

Figlio del Capo: e che ci andiamo a fare a Gubbio io e te da soli?


Alianorah: devo darti il regalo di compleanno, quando ci vediamo?

Amico ciociaro: eh, domani ma prima delle sedici che dopo lavoro; oppure giovedì ma dopo le venti che prima lavoro; oppure ho un idea: vengo su alla sala da thè venerdì sera, così ci prendiamo anche una bella cioccolata calda!

Alianorah: ma venerdì sera lavoro io! Che faccio, ti dò il regalo e la cioccolata e poi vado a servire gli altri clienti?

A.c.: ah già, non ci avevo pensato!


Alianorah: andiamo a fare un finesettimana a Parigi?

Vicino di casa: perché a Parigi?

A.: c’è la Tour Eiffel!

V.d.c.: ma è un traliccione!

A.: les Champs Élysées

V.d.c.: ma è uno stradone!

A.: il Louvre…no, non dirmelo! E’ un museone!

V.d.c.: lo vedi che a parlare con me diventi intelligente anche tu?!


Premesso che non ci provavo con nessuno dei quattro, mi viene spontaneo chiedermi e chiedervi…ma che ci faccio, io, agli uomini?

Update: leggendo i primi commenti, mi rendo conto che non si è colta molto l’ironia (e autoironia) del post. Ma forse è perché non tutti i miei lettori ricordano bene che tipo di rapporto ci sia tra me e il Vicino Di Casa, nonché tra me e il Figlio Del Capo. Oppure non mi sono spiegata bene io. Quindi preciso che SCHERZAVO, sia riguardo a Gubbio, sia riguardo a Parigi, e LORO lo sapevano bene che scherzavo. E ciononostante mi hanno risposto picche. Per questo la domanda che mi pongo è: ma che ci faccio io agli uomini? Certo che spiegare un post è un po’ come chiarire perché si dovrebbe ridere di una barzelletta…una cosa alquanto avvilente. Mi dò una bacchettata sulle dita e mi riprometto di essere più chiara in futuro 🙂

L’ultima parola

Qualche moccioso ha perso un freschetto dei Pokèmon al bar. Con freschetto intendo un ninnolo di plastica, di quelli con il cordoncino fattapposta per attaccarlo al cellulare, tipo i Winnie Pooh che andavano di moda qualche annetto fa e che, ancora imberbe (avevo appena 39 anni) collezionavo furiosamente obbligando tutti quelli che passavano a Roma a fermarsi ai distributori, che qui non c’erano, per prendermene qualcuno. Vabbè, insomma, trovo questo aggeggino dietro il bancone, vicino alla casa, e chiaramente è un colpo di fulmine: decido che deve essere mio.

Alianorah: di chi è sto coso?

Figlio del Capo: non so, l’avrà perso qualche bambino.

A.: lo voglio!

F.d.C.: e se poi vengono a reclamarlo!

A.: seee, come no! Me lo prendo io!

F.d.C.: e se qualche bambino poi rimane traumatizzato perché ha perso il suo Pokèmon?

A.: eh, me lo immagino…devo affrontare questa eventualità e superare il rimorso!

F.d.C.: magari da grande sarà disturbato e si scoprirà che la causa scatenante è stato il furto del Pokèmon!

A.: scusa, ma a te che Pokèmon hanno rubato da piccolo?

F.d.C.: mah, nessuno…la prima volta che ho visto un Pokèmon, biondo tra l’altro, è stato quattro anni e mezzo fa, proprio qui al bar.


Cioè il giorno in cui ho messo piede per la prima volta lì dentro.

Voglio vedere se qualcuno di voi ha ancora il coraggio di dire che costui è pazzo di me! 😀

P.S. Anche questa nuova immagine è del magnifico Pino