Parallelismi convergenti

A casa mia il conflitto Nord/Sud si vive da ben prima che arrivasse il celodurismo di Bossi e dei Leghisti della piatta Padania. Mio padre è ciociaro di Ciociaria, terronissimo quindi e fiero di esserlo. Mia madre è piemontese D.O.C., cioè polentona all’ennesima potenza e sebbene abbia lasciato la Valsesia da quando aveva 14 anni, pensa, ragiona e parla con i parenti che ha in alta Italia in un tenace dialetto strettissimo e incomprensibile ai più.

Come siano riuscite a conciliarsi due mentalità così diverse, mi risulta incomprensibile, soprattutto tenendo conto che tra loro non è mai divampata la fiamma della passione che abbatte ogni barriera ed elimina ogni ostacolo. Però, a ben pensarci, forse il segreto è proprio nella natura del loro legame, di affetto profondo, stima reciproca e grande sopportazione. A volte però, è inevitabile, le differenze prendono il sopravvento, e chi ci va di mezzo è la sottoscritta che, essendo figlia unica, si carica di tutto il delizioso peso dei loro duetti:

Mamma di Alianorah: eh, quando ero piccola io, il mio paese era pieno di fascisti e nazisti. Ricordo la piazza principale coperta di neve e ai quattro angoli i corpi di quattro persone, un vecchio, due donne e un ragazzo, fucilati per rappresaglia.

Papà di Alianorah: eh, qui i tedeschi non c’erano, ma stiamo vicino a Cassino e ci hanno bombardato. Abbiamo dovuto lasciare la nostra casa e andare in campagna per lunghi mesi…

M.d.A.: io invece sono andata in montagna con mia madre, da suo fratello, mentre mio padre partigiano scappava con i compagni sulle Alpi svizzere per organizzare la Resistenza e sfuggire agli attacchi dei fascisti…

P.d.A.: qui non avevamo nemmeno il pane…

M.d.A.: noi mangiavamo solo polenta e castagne! Da voi si trovava la carne!

P.d.A.: però avevate il latte!

M.d.A.: sì, delle mucche che andavo a pascolare.

E così via…

Altro tema: il Natale.

M.d.A.: a Natale mi regalavano sempre i pentolini che si ammaccavano subito…

P.d.A.: a me invece il cavalluccio di legno che si smontava il giorno dopo e lo schioppetto che si incantava dopo due colpi. E poi facevamo l’albero con le arance e i mandarini attaccati, e dei torroni duri come sassi!

M.d.A.: invece mia mamma non mi faceva fare l’albero, e scappavo da mia zia che lo faceva, con poca roba sopra, perché da noi gli agrumi siciliani arrivavano poco e in scarsa quantità. E di dolci nemmeno l’ombra.

Arrivano dei momenti in cui ognuno parte per la tangente e continua il proprio racconto in una sorta di monologo, che si svolge in contemporanea con quello dell’altro. E a me un po’ viene da ridere, un po’ viene il nervoso, perché non è che succede adesso che sono anzianotti e pensano al tempo che fu. Lo hanno fatto SEMPRE. Sembra una gara a chi è stato più povero, se il discorso vira verso il patetico; o a chi era più felice, se la gara è improntata al positivo.

Però…però sono orgogliosa di loro. Perché tra brontolii e malumori sanno ancora sorridere. Vanno in giro a braccetto. Si lamentano l’uno dell’altra ma se non si vedono per dieci minuti, li vedi girare per casa e chiedere “Ma mamma dov’è?”; “Ma papà che fine ha fatto?”. E poi quando si ritrovano ricominciano a borbottare.

Sono orgogliosa, sì, e un po’ li invidio perché forse sono proprio le persone come loro che hanno capito il vero e più profondo significato della parola “amore”, senza nemmeno chiederselo mai, senza forse nemmeno mai dirselo. Quello che io non sono stata capace di fare nonostante mille sforzi e avvitamenti degni di un virtuoso dei tuffi; loro lo hanno raggiunto e lo raggiungono quotidianamente, vivendo insieme il buono e il cattivo tempo sotto il cielo della loro vita.

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33 thoughts on “Parallelismi convergenti

  1. belle considerazioni; mi verrebbe da dire che un tempo era diverso, le coppie si cementavano in condizioni diverse….se non fosse che mi sa di non essere poi così lontano dai tuoi genitori! Diciamo che molto dipende dal “culo”…..non fraintendermi, non da quello di lei ovviamente (anche se….), dal culo inteso come fortuna . Poi, forse, c’è una diversa capacità, anche se del tutto inconsapevole, di accettare e di limare. Non so bene. Io sono sposato da 27 anni e sto con mia moglie da 31, certo non ti dico che siano rose e fiori, ci sono stati e ci sono alti e bassi, però si va.

  2. Probabilmente durano più i rapporti basati sulla stima, il rispetto, l’affetto sincero che quelli basati esclusivamente sulla passione? Non so, calcola pure che appartengono ad un’altra generazione, ad ‘altri tempi’ forse migliori dei nostri.

    Buon week end 🙂

  3. Ma forse il segreto è proprio questo… non fare mille avvitamenti e mille sacrifici per tenere in piedi qualcosa… quando arriva l’amore vero porta con sè tanta semplicità

    Buon Natale a te e alla tua famiglia 🙂

  4. Ecco un bel racconto sul significato dell’amore. Anzi, dell’Amore. E’ bello che due persone si vogliano tanto bene e che questo bene venga trasmesso anche ai figli (la figlia in questo caso). Sul fatto di evitare di manifestare apertamente i propri sentimenti, credo che questo faccia parte di una cultura delle persone più mature che inibiva e quasi vietava l’esporre la propria emozionalità.

  5. Io ti capisco, visto che, come te, non sono riuscita ad evitare l’inevitabile nemmeno dopo tripli salti carpiati.
    Anche i miei, pur terroni e compaesani, sono riusciti a costruire un rapporto basato sull’affetto, la stima e, perchè no, anche sulla reciproca sopportazione.
    E’ vero: i tempi sono cambiati, ma se in una coppia manca l’accettazione totale dell’altro, verso il quale si finisce inevitabilmente per scaricare la propria aggressività, allora non c’è davvero santo che tenga.

  6. una racconto decisamente natalizio, da focolare. Ma certamente la semplicità e la sobrietà sono valori che abbiamo perduti e che possiamo ormai soltanto ascoltare nei racconti di genitori e nonni. Ciao

  7. tu pensi che un rapporto così possa nascere tutti i giorni?
    per me no
    quelli fatti di esplosiva passione sono i più probabili, spesso i più ricercati
    molti pensano che siano quelli che durano nel tempo ma….
    ma sono proprio quelli basati sul bene reciproco, il pensiero, l’affetto
    il brontolare fa parte del bene, il cercarsi lo dimostra
    invidiabili, vero sono decisamente invidiabili!
    E tu li adori 🙂 si legge tra le righe.

  8. @Oscar: beh, almeno quando mi hanno concepita, qualcosa avranno fatto 😉
    @Bruno: calda come i fagioli. Ma senza effetti collaterali 😀
    @Nadir: anche a te, di tutto cuore!
    @Unodicinque: beh, mamma ha anche un bel culo in senso non figurato. A differenza di me che son piatta dietro. Credo che la perseveranza, i giusti compromessi, e tanta pazienza siano dosi essenziali per la riuscita di un rapporto di coppia.
    @Romano: conosco tante persone di altre generazioni che sono rimaste insieme “per forza”. Anche allora, un po’ di fortuna non guastava.
    @Lario3: grazie anche a te.
    @Spuzza: hai perfettamente ragione. Le cose naturali sono le migliori.
    @http500: grazie!
    @Ga.Ma.: probabilmente è così, ma loro non evitano di manifestare i loro sentimenti, sono poco smanceriosi per carattere. Ma sanno amare (anche gli altri) con grande slancio.
    @Fulvia: ma fa per quattro!
    @Testabislacca: è vero. Non bisogna restare insieme per forza, quando non c’è più nulla che unisce.
    @Alessandra: certo essere troppo simili a volte è deleterio. VIVE LA DIFFERENCE!
    @Guisito: io ci ho provato…
    @Cincia: grazie Cincia!
    @Lune: ed è bello che sia così.
    @Fabrizio: hai sicuramente ragione. Per questo amo stare con persone semplici e sobrie. Lo snobismo, l’inturcinamento a tutti i costi non mi piace. Anche se, mentalmente, io sono piuttosto complicata… 😦
    @Pensierini: da quel poco che so di te, penso tu sia sulla buona strada per realizzare il tuo desiderio.
    @Pepenero: la Ciociaria è profondo sud, sappilo! 🙂
    @Bamboccioni: vi ho risposto sul vostro blog.
    @Irish: sicuramente è un rapporto raro. Ed è vero, li adoro. 🙂

  9. i miei praticamente uguali,
    borbottavano e litigavano su ogni cosa, al punto di non tollerarsi affatto,
    però adesso che mia madre non c’è più, mio padre si sente perso, è come se gli mancasse una parte di sè, la metà appunto.

  10. Io e tuo padre abbiamo qualcosa in comune: una moglie valsesiana.
    Sono piemontese anch’io ma il dialetto valsesiano è un rebus anche per me.
    Spero che nostra figlia un giorno possa scrivere di noi le stesse cose che hai scritto tu dei tuoi.
    Buon natale.

  11. @Sasserina: bacione riportato ai destinatari!
    @AmmiraglioK: teneri e esasperanti a volte. Ma sì, teneri!
    @Fiore: grazie Fiore!
    @Mauro: succede così, quando si sta insieme da un sacco di tempo.
    @Fanky: io capisco bene il dialetto, ma non lo parlo. Di che zona della Valsesia è la tua metà? Buon Natale anche a voi!
    @Daniele: bisognerebbe ricominciare a dare le giuste proporzioni alle cose…

  12. E’ di Valduggia, dove abitiamo, io vengo dalla sponda del Ticino, provincia di Novara dove il dialetto è più lombardo che piemontese.
    Di certe parole, come “ciuvenda” ho dovuto farmi spiegare il significato e quando parla mia suocera a volte mi dà l’impressione di avere un dialetto tutto suo.
    😀

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