Una favola

L’Angelo Nero, magnifico e splendente, vide la donna e l’uomo che dormivano l’una accanto all’altro, la mano nella mano. “Ecco” disse “li prenderò con me ora. Renderò eterno questo momento di serenità perfetta e risparmierò loro ogni affanno e ogni delusione che il futuro riserva agli esseri umani”.

L’Angelo Bianco, le ali arruffate e la veste stazzonata, gli si fece accanto. “Non dire idiozie! Il futuro riserva dolori ma anche gioie. Vuoi togliere loro la possibilità di vivere in modo intenso e coivolgente tutto ciò che è stato scritto nel Grande Libro?”

L’Angelo Nero guardò il collega con compassione. “Non mi convinci, Angelino. Il regalo più grande che si possa fare agli Imperfetti è quello di lasciare le tribolazioni della vita in un momento perfetto!”

Detto questo alzò una nera ala e stava per avvolgere le due tranquille figure addormentate quando la donna battè lievemente le palpebre e nella penombra della stanza guardò con tenerezza il suo compagno. Un’ombra le passò nello sguardo e in un attimo ricordò che poche ore prima il deficiente, fumando in casa nonostante gli fosse vietato, aveva bruciacchiato l’antico tappeto Kilim, regalo di nozze della zia Cunegonda buonanima. La dolce fanciulla fu presa da un rigurgito d’ira e tirò un affettuoso smataflone sul capino dell’ uomo, che, nel dormiveglia, le assestò una decisa pedata ad altezza stinco. Dopo questa simpatica baruffa, entrambi si voltarono l’uno di schiena all’altro e tornarono tra le braccia di Morfeo.

“Ecco qua!” esclamò stizzito l’Angelo Nero rivolto a quello Bianco. Per colpa dei tuoi discorsi velleitari, ho mancato il momento perfetto. Ora non avrebbe più senso prenderli con me, perché non sono altro che due esseri inferiori che dormono, tra tanti altri esseri inferiori addormentati”. E se ne volò via.

L’Angelo Bianco sorrise soddisfatto, osservando la coppia. Il furtivo solletico che aveva fatto sui piedi della donna per farla svegliare, il vago odore di sigaretta che aveva evocato nell’aria per farle ricordare il misfatto, erano serviti allo scopo. E lui, povero Angelo un po’ troppo imperfetto, aveva riparato alla piccola svista del pomeriggio quando, non resistendo al desiderio di tirare una boccata dalla sigaretta dell’uomo, aveva fatto cadere un po’ di brace sul polveroso tappeto della zia Cunegonda.

Distese le ali spiegazzate, accarezzò i due esseri inferiori che ora si tenevano di nuovo per mano e volò via dalla stanza, evitando per un pelo, anzi, per una piuma, di mandare in frantumi il prezioso vaso di cristallo di Boemia, regalo di nozze del cugino Orazio.

light_angel_vs_dark_angel

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22 thoughts on “Una favola

  1. @Spinoza: continui?
    @Guisito: nemmeno io so cosa hai detto. Però… pensavo che ti sarebbe piaciuta, questa storiella…
    @Testabislacca: a me è simpatico perché è molto normale. Il Nero è un po’ arrogantello.
    @Belphagor: siete di un cinismo raccapricciante! 😉
    @Dedy: buon anno a te!
    @Lario3: tenchiu verigrazie.
    @Ale: concordo.

  2. il mio colore è il bianco, da sempre, però a parte il mio piacere non trovo differenza tra questo e il nero
    nero è come uno vuol vedere, se vede buio nemmeno col bianco vedrà la luce
    porta male il nero? eppure il nero assorbe tutte quelle sporcizie e le nasconde, le dissolve
    angelo bianco per me 🙂

  3. @Unodicinque: no
    @Oscar: ma le intenzioni non sono punibili, altrimenti saremmo tutti in galera! 🙂
    @Graziella: ma sai che sei l’unica che me lo ha detto? Grazie a te!
    @Mauro: veramente era il mio modo per dire che, nel bene o nel male, molte volte le cose accadono a prescindere da quello che vogliamo noi. Parere personale.
    @Artemisia: polveroso, prezioso…dipende da chi lo prende in considerazione! 🙂

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