Gli uomini di Alianorah

Aggiornamento di un vecchio post pubblicato sullo Spaces. Alcune cose sono cambiate, altre no, ma è bene rinfrescare un po’ la memoria e istruire i nuovi lettori. Parlerò di me in terza persona, come fanno quelli che hanno un’alta considerazione di sé e gli scemi. Io appartengo alla seconda categoria.

Il figlio Lollo: vero grande unico amore della sua vita. Continuamente sballottata tra la tentazione di adorarlo e quella di ucciderlo a pattoni, tutto sommato ritiene che sia degno figlio di sua mamma, nel bene e nel male. E se lo tiene così com’è, con non poco orgoglio,

Il padre N.: dopo un breve periodo di conflittualità (in fondo cosa sono 37 anni di fronte all’eterno scorrere del tempo), ha capito che sono più simili di quanto siano entrambi disposti ad ammettere. Nei momenti VERAMENTE difficili della sua vita la sua presenza è stata fondamentale, così come le sue parole e i suoi silenzi. Anche lui in grande amore, vissuto senza smancerie e forse per questo ancora più importante.

L’ex marito G.: è stato, è e sarà una persona speciale. Se qualcuno in passato le avesse chiesto come avrebbe desiderato fosse un ex marito, avrebbe descritto lui. L’unico essere al mondo che riesca a capirla nei suoi momenti di pazzia, paranoia e ipocondria autocommiserante.

L’amico M.: conosciuto per caso, diventato amico per volontà reciproca, è l’ELETTO, colui che tutto sa di lei, e nulla dice. Riservato e testardo, è il depositario di segreti irriferibili. Per molti versi è un mistero, ma i loro cuori sono vicini. Le loro menti un po’ meno, ma si vogliono un gran bene lo stesso.

L’amico P.: se non fosse il quasi marito di una delle sue migliori amiche sarebbe il suo uomo ideale. Probabilmente è il suo uomo ideale proprio perché è il quasi marito di una delle sue migliori amiche.

L’amico R. : lo adora. Attento e svampito, saggio e pazzo, assente e partecipe, ironico e gentile. Nonostante non sia privo di difetti e latiti spesso dalla sua vita, lei non lo vorrebbe diverso, altrimenti non sarebbe più lui e lui…è (quasi) perfetto così com’è.

L’amico ritrovato G.: dopo più di vent’anni si sono di nuovo incontrati su Facebook. Una piacevole riscoperta reciproca e la ripresa di un’antica amicizia che si arricchisce e si approfondisce grazie ad una nuova maturità (ehm ehm…sì insomma, si fa per dire, maturità). Forse l’unico motivo per dire: grazie, feisbùc.

Il vicino di casa: lui è veramente un tipo “in”: INsopportabile, INvadente, INcredibile. Gli vuole bene e gli fa tenerezza perché di fondo è una persona buona e disarmante. In un mondo dove spesso i vicini di casa non hanno volto, lei ne ha uno con un volto fin troppo visibile, ma va bene così.

Il figlio del capo: un coacervo di contraddizioni e conflitti interiori ed esteriori. In questo periodo sono in lite, ma non è un buon motivo per parlarne male. Però è un ottimo motivo per non parlarne nemmeno bene. Quindi non ne parla e basta.

Lui: lui c’è anche se non sembra. Forse un giorno capirà, forse non lo saprà mai, forse ha capito ma fa finta di niente. Però c’è, è un dato di fatto. C’è, e probabilmente ci fa pure.

Logica inattaccabile

Il 15 marzo Lollo compirà 13 anni e, come di consueto, mi ha chiesto il regalo. In anticipo.

Lollo: mamma, mi fai il regalo adesso? Ho finito tutti i giochi e non so più che fare.

Alianorah: te lo compro lunedì, dopo che ho preso lo stipendio.

L.: eddai, che ti cambia per qualche giorno?

A.: mi cambia che avrò più soldi. Te lo prendo lunedì prossimo, così facciamo un compromesso tra quello che vuoi tu e quello che voglio io.

Mezzora dopo mi immergo nella vasca da bagno e mi accorgo di non aver preso l’accappatoio.

A.: Lollo! Per favore, mi prendi l’accappatoio?

L.: adesso?

A.: beh sì…

L.: …te lo prendo fra cinque ore così facciamo un compromesso tra quello che vuoi tu e quello che vuoi io.

Evaristo e la routine

Evaristo è un cliente del bar. Non si chiama veramente Evaristo, ma credetemi, il suo vero nome è anche peggio e talmente riconoscibile che ho dovuto per forza cambiarlo. Evaristo è stata una delle prime persone che ho conosciuto quando ho iniziato a lavorare al bar: chiacchierando abbiamo scoperto che siamo compaesani, anche se lui vive altrove; e che è il nipote del fidanzato che aveva mamma prima di mio padre. Una storia tormentata, quella di mia madre, conclusa con una separazione dolorosa ma necessaria. Per farla corta, sono passati quasi 50 anni da allora, ma Evaristo, che a quel tempo era poco più che fantolino, si ricorda bene di lei, come di una donna bella, gentile e affascinante. E confermo, mia mamma era veramente bellissima, anche se lei lo negherebbe strenuamente. Gentile non so. Affascinante senz’altro. Comunque, Evaristo da quasi cinque anni ogni tanto viene al bar e mi saluta con entusiasmo. All’inizio era timoroso, diceva che ho un’aria che fa paura agli uomini. Poi ha visto che non sono pericolosa come sembro e ha preso confidenza. I nostri colloqui sono diventati via via più essenziali.  I primi tempi erano di questo tipo

Evaristo: ciao paesana, mi fai un caffè?

Alianorah: ma certo!

E.: Come va? Tuo figlio? Tua mamma? Stanno tutti bene?

A.: tutto bene. E tu? La tua famiglia?

E.: bene. Che si dice al paese? quando vengo non ti vedo mai!

A.: non esco spesso.

E.: sei proprio bella! Ma possibile che non hai il fidanzato?

A.: possibilissimo

E.: ma gli uomini sono proprio ciechi!

A.: dipende. Magari hanno solo gusti diversi dai tuoi!

E.: però mi raccomando, se cambiano le cose voglio essere messo al corrente.

A.: contaci! Sarai tra i primi a saperlo.

Caffè, saluto. Uscita.

Dopo mesi di progressive sintesi, questo scambio di battute è diventato:

E.: tutto ok?

A.: sì e tu?

E.: sì. Novità?

A.: no.

Caffè, saluto. Uscita.

Carta che ti passa

L’anno scorso mia madre si è vista “Amici”. L’anno scorso ad “Amici” ha vinto Marco Carta. Quest’anno Marco Carta è andato a Sanremo con una canzone scritta da Paolo Carta (il fratello? il cugino? mah). Questo il dialogo tra me e mia madre due sere fa, durante l’esibizione del pischello:

Alianorah: sai cos’ha detto Marco Carta a Paolo Carta quando gli ha dato l’incarico di scrivergli la canzone per il Festival?

Mamma di Alianorah: no…

A.: gli ha detto “Ti dò CARTA bianca”.

M.d.A.: ah.

A.: oh ma’, era una battuta…Carta…CARTA…

M.d.A.: ah, ma io avevo capito che si chiamava Marco Pasta.

A.: …

M.d.A.: (guardando il tipo che canta)… ma questo ha una faccia che simile a quella di quelli che stanno ad Amici.

A.: infatti, ha vinto “Amici” l’anno scorso…ma’, è quello sardo, antipatico, che litigava con tutti!

M.d.A.: ah sì sì…ecco. Non me lo ricordavo però l’ho riconosciuto di faccia, eh?

A.: …

Se volete, potete leggere lo stralcio di una ciattata feisbucchiana avuta da me medesima con Pietro…qui!

Apparizione…Sparizione!

Non sono ammalata, non ho il cuore infranto (non più del solito), non sono scappata col malloppo dopo aver rapinato una banca, non mi sono fidanzata il giorno di S. Valentino, anzi, non ho nemmeno festeggiato S. Valentino. Ma un qualcosa che Va Lentino c’è, ed è l’ADSL che mi permette di accedere in rete solo a tarda notte e con risultati non garantiti. E’ vero che io sono un animale notturno, ma alle tre è un po’ dura mettersi a fare il giro dei blog e a lasciare commenti ai post degli amici, perché ormai l’età avanza e la lucidità non è più quella degli anni verdi.

Per il resto è tutto ok. E niente ok. Sapete che non amo tediarvi con cose serie, ma in questo periodo c’è qualche stortura di troppo nelle cose che vivo e vedo e per quanto io non ne sia coinvolta direttamente, l’umore si abbassa un po’ e la mia pimpantaggine è meno pimpante. Ma sopravvoliamo, come diceva il mai troppo replicato Corrado Guzzanti, e parliamo un po’ bene di me. Voglio bullarmi un po’, perché nonostante le carni cedano e i capelli incanutiscano, ogni tanto salta fuori qualche galletto che vorrebbe razzolare nel mio pollaio. Dico galletto, non gallo, perché talvolta càpitano anche pollastri in tenera età che, con proposte del tutto inaspettate e insospettabili, risollevano il mio stato d’animo e rinvigoriscono la mia scarsa autostima. Per cui, pur mantenendo sempre saldo il mio pessimismo cosmico e non cambiando di un millimetro la convinzione che, comunque vada, sarà un fallimento, mi crogiolo negli effimeri successi riscossi dalla mia forse non troppo fatiscente fisicità, resistendo comunque alle lusinghe della vanità e restando fedele al mio motto: “per amore, solo per amore”. Un giorno me ne pentirò amaramente, lo so, ma tant’è.

Per tutti coloro che sentono la mancanza di notizie sul V.d.C., comunico che oggi mi ha chiesto se potevo aiutarlo a imbustare “cento, duecento volantini di beneficienza”. Ora, a parte il fatto che me ne ha portati CINQUECENTO, voglio precisare che la beneficienza l’ho fatta, ma solo a lui, visto che erano bieche réclame di un percorso gastronomico che si terrà a marzo dalle mie parti. Quando ho chiesto un giusto compenso (anche una pizza, o un cinema), mi ha detto che potrei essere l’ospite d’onore della manifestazione. Hai capito, che generosità! In ogni caso, nel lasso di tempo in cui da sola ho imbustato 500 brochure, lui, con altri due amici, ne ha preparate la metà. Davanti alla sua incredulità di fronte a cotanto risultato, mi sono limitata a commentare: “Ma alla tua età non lo hai ancora capito che tre uomini non valgono una sola donna?”.

La prossima volta, che non so quando sarà, vi parlerò di Evaristo. Promesso!

Blackout

Causa problemi tecnici sarò assente (o comunque meno presente) dal mio e dai vostri blog a tempo indeterminato. Smettetela di saltare di gioia…SMETTETELA HO DETTO!

Scontri multigenerazionali

Lite tra Alianorah e Lollo:

Alianorah: se continui così ti renderò la vita impossibile!

Lollo: me la stai già rendendo impossibile. Io chiamo Telefono Azzurro!

A.: (tendendogli il portatile) ecco bravo! Chiamalo e denunciami perché voglio che fai i compiti e che vai a dormire prima di mezzanotte! Sentiamo che ti dicono!

L.: (ritraendosi) no…no…dicevo così. (Sconfitto va a lamentarsi da mia madre). Nonna, se mamma continua a fare Hitler scappo di casa!

Mamma di Alianorah: (continuando imperterrita a vedere la TV) sì sì, scappa di casa, così finisci nel giro della droga o della prostituzione minorile. Poi vedi come stai bene!

L.: vabbè, vado a dormire.

Comunque ora stiamo passando un periodo di calma (apparente) e il rapporto familiare si è ricostituito: infatti oggi, rispondendo alla telefonata di una mia amica, si è qualificato dicendo “Ciao, sono il figlio di mia mamma”.