Pasta e basta!

Potrei dirvi del fornaio del grande fratello che ha risposto che il traghettatore delle anime secondo Dante è “Oronzio…ah no no! CARONZIO!”. Oppure dirvi di quella giornalista che ha commentato che “la sassaiola ha FERITO il pullman di tifosi” (il carrozziere si riserva la prognosi). Oppure ancora di un cliente deficiente del bar che per fare lo spiritoso mi ha detto che “se durante il terremoto stavi facendo sesso, il movimento avrebbe potuto aiutarti”. Potrei raccontarvi di un tipo che mi ha dato della “Circe ammaliatrice” (smettila di ridere, lo so che stai leggendo!) credendo di farmi un complimento ma trascurando il particolare che Circe era una zoccolona che per conquistare gli uomini doveva praticare dei sortilegi e mal che andasse, li trasformava in maiali. Potrei anche non tacervi di uno che dopo avermi chiesto per quattro mesi di andare a cena con lui nonostante gli dicessi che non gliel’avrei data,  si è dileguato nel nulla nel momento in cui ho accettato l’invito e…senza nemmeno chiedermela!  Insomma, potrei dirvi tutte queste cose, ma mi sento stanca e mi limiterò a domandarvi un consiglio: per una cena a base di pasta, che condimenti mi suggerite? 🙂

Una montagna di briciole

Consueto appuntamento con le chiavi di accesso digitate sui motori di ricerca per arrivare qui. Per la felicità di Mauro

stempiature tingere? : prova col tappo di sughero bruciacchiato… ma guarda che si vede eh?

figa a forma di pane: ma non sarà il contrario?

quanto dura masturbazione maschile: dipende se si sta cercando di stabilire un nuovo record…

mia madre porta la minigonna: saranno ca**i suoi.

patty pravo tette: perché, ce le ha?

pubblicità famose gomme da masticare: ma famose quanto? bisogna specificare, altrimenti Google non capisce!

fai sesso d’amore: ok ok, calma e gesso…dillo con parole tue!

la parola amore è maschile o femminile: neutra

stringere la mano ad un pokemon: se è Bulbasaur voglio venire anche io!

la bocca nn è la verità: no, direi che la bocca è…come dire…la bocca.

dove incontrare raoul bova a roma?: a casa sua ogni tanto lo trovi, credo.

sesso con le mani: le mani servono, ma se usi anche altre parti del corpo viene meglio.

non piangere con la faccia verde rame: lo sapevo…prima i capelli, ora anche la faccia. Costei è una mutante, non c’è dubbio.

mia cugina ride del mio pisello piccolo: e tu non farglielo vedere, pirla!

come si riconosce se è stato solo sesso: prova ad andare a intuito.

ciambelle prima bollite e poi in forno: puah…

cozze crude fibrillazione: chiamate il dottor House!

non so mai cosa dire ad amici su messenger: non è obbligatorio parlarci, lo sai?

due gay: vova e vova: io conosco solo vova, ma non sapevo fosse gay!

che rumore fa un terremoto: ti auguro di non scoprirlo mai

sei pentito di essermi sposato: e tu sei pentito di non essere studiato italiano?

come mai ad inghiottire mi fa male la gola: questa la so: credo che sia perché ti fa male la gola.

figa che sbava: sarà idrofoba.

padre nostro in un cubo: c’entra tutto?

cosa è il 19 nel sesso?: un sessantanove con un morto.

ho sentito bip nella notte: è gravissimo, il bip nella notte. Io avrei paura!

sfondi di parolacce: questa è una sinestesia

mi assaliscono si può dire?: ma certo! E’ voce del verbo assaliscere!

tombeaur/tombeure/tomboir/tombeur: dopo tre tentativi ci hai preso…

mega sesso in lingua italiana: mah, se è mega va bene in tutte le lingue

tu sei un tonbeur de fammers: tu invece sei un pippone in francese.

Un po’ di questo e un po’ di quello

Cosa fa un tredicenne dopo aver giocato un pomeriggio intero a pallone con gli amici? Non so quelli che conoscete voi. Quello che ho partorito io, si infila in una vasca di acqua bollente, si immerge fino alle orecchie e poi canticchia “L’inno alla gioia” di Beehtoven.

Ieri alla sala da thè è venuto un intenditore, di quelli alla “Michele, Michele…tu che sei un intenditore…” per capirci. Mi ha chiesto un cognac “un Fundador o  un Martell”.

“Se” penso io… “è già tanto se ne abbiamo un tipo”. Fortuitamente avevamo proprio il Martell. Glielo porto, lui lo snasa con aria compita e poi, con tono di competenza esala un “Ah, Fundador”. E io, impietosa “Martell”. Che soddisfazione!

Ho aperto un sondaggio tra i miei amici maschi: “Tu tendi ad innamorarti di me?”. Questo per contestare l’affermazione di un mio estimatore secondo cui l’universo maschile che entra in contatto con me sarebbe predisposto a cadere vittima del mio fascino. Il che ovviamente non è, ma siccome lui è convinto del contrario, non mi resta che dimostrargli il suo torto. Questi i primi risultati del sondaggio:

Massimo 1: tutto può succedere.

Massimo 2: decisamente no.

Mario: perché no?

Francesco: sì

Giuseppe: lo sono già

Dario: può darsi

Antonello: no

Livio: io mi innamoro di tutte

Biagio: amore vuol dire rispetto (che non c’entra un cavolo con la domanda)

Enzo: se mi chiedi se voglio trombarti so risponderti meglio

Marco (il vicino di casa): eh ma io è da tempo che… (“Marco, seriamente”)…e vabbè, ma allora te la cerchi: NO!

Pino: io sono follemente innamorato delle tue tette. Del resto, no

Davide: potrebbe succedere

Mauro: no!

Gino: sono d’accordo con Davide

Vi aggiornerò su ulteriori risultati, ma sembra che il mio ammiratore non ci abbia preso.

Se questa è informazione

Non ho intenzione di fare polemica. Sono solo triste. Questo mio post è fuori tempo massimo, forse, ma in fondo, non è mai troppo tardi per vergognarsi di quello che alcuni esseri “pensanti” sono in grado di fare.

Notte dopo il terremoto. Matrix. Una “giornalista” con al seguito cameraman debitamente munito di spot ammazzavampiri, si aggira furtivamente tra le automobili dove alcuni sfollati cercano di riposare.

“Giornalista”: EHI! SCUSATE (bussa ai finestrini appannati)…SCUSATE (continua ad urlare aprendo la portiera; l’operatore punta impietosamente il faro in faccia alle persone colte nel primo momento di quiete di una giornata a dir poco infernale: disorientamento, sorpresa, paura, disperazione). SCUSATE (urla la iena)…come mai dormite in macchina!?!

Lo stupore è troppo, nessuno osa mandarla a cagare. Lei imperterrita passa alla successiva autovettura. Dentro c’è una coppia, la donna piange silenziosamente.

“Giornalista”: salve! Ma avete mangiato oggi?

Donna: (piangendo) no…

“Giornalista”: e come mai non avete mangiato? NON AVEVATE FAME?!


Immagino che molti di voi abbiano visto questo rimarchevole servizio, ma mi sentivo di sottolineare la deliziosa professionalità di alcuni integerrimi stakanovisti dell’informazione. Dopodiché tornerò a guardare e a parlarvi di tronisti e corteggiatrici. Perché almeno lì si sa che è tutto finto.

Dell’amore e di altri dem…enti

Solito teatrino al bar. Attori:

Alianorah

Il Figlio del Capo

Celestino, Lo Spasimante Respinto

F.d.C.: ehi, Celestino! Sei tornato! Ho sentito la tua mancanza!

A.: perché, è stato via?

F.d.C.: ma sì, per un mese, non te ne sei accorta?

A.: …

Celestino: (un po’ seccato, rivolto al F.d.C. ma ammiccando nella mia direzione) certo che Alianorah non è in forma oggi, la vedo sciupata…

F.d.C.: sta prendendo gli antibiotici.

C.: infatti, si vede che non sta bene, ha una faccia…

A.: (rivolta al rosicone) invece tu stai proprio bene, hai preso chili. Ti vedo bello GRASSO!

C.: a te invece stanno calando le tette.

A.: (impettendosi) le mie tette sono in gran forma e io sono sempre la stessa. Invece tu, prima che ti dessi il due di picche eri molto più gentile con me.

Non credo mi rivolgerà ancora la parola. Ce l’ho fatta!

E tanto per gradire, oggi una specie di corteggiatore mi ha detto “Sei cattiva. Odiosa, antipatica, insopportabile. Non riesco proprio a capacitarmi di come ho fatto a innamorarmi di te”. “C’è una sola spiegazione” gli ho risposto “Sei un masochista”.

E’ veramente un momento grandioso, non c’è che dire…

Educazione alimentare

Lollo non è mai stato un mangione. Al contrario, è andato avanti a passato di verdura e omogeneizzati (non carne frullata, perché era troppo granulosa anche quella, per lui) fino a cinque anni e mezzo, cioè fino a quando si è categoricamente rifiutato di usare i denti per la funzione primaria ad essi assegnata: masticare. Scoperto poi il gusto della pasta al sugo e della bistecca ai ferri, ha abbandonato le pappine immonde che ancora ricordo (mangiate, vomitate, rovesciate) con terrore; e tuttavia non ha mai preso a mangiare con reale appetito, tranne in rari casi. Vi basti sapere che la frase “Ho fame”, l’avrà pronunciata in tutto non più di venti volte in 13 anni di vita.

Se fino a qualche tempo fa riuscivo però a convincerlo che mangiare più abbondantemente gli giovava, ora neppure questo mi è più possibile, perché è capace di confutare scientificamente ogni mio tentativo mammesco di indurlo a consumare quantità maggiori di cibo.

Qualche sera fa aveva appena terminato un piatto di minestrina con pastina all’uovo cotta in brodo vegetale  e abbondatemente irrorata di parmigiano ed io, nella speranza di convincerlo a mangiare qualcosa di solido, ho cominciato a proporgli una serie di alternative a cui rispondeva, come un mantra “no, no, no, no, no”. Alla fine sono sbottata e ho strillato “Insomma, Lollo, mica puoi mangiare solo la minestrina! Non basta!” e lui “Mamma, certo che basta! E’ un piatto quasi completo: c’è la pasta che fornisce i carboidrati; il brodo è di verdure e quindi contiene vitamine; il parmigiano contiene proteine; ed ecco qua!”.

Sto cominciando a pensare che la scuola aiuta a formare le menti ma mina l’autorità genitoriale. Soprattutto se gli studenti sono para…carri come mio figlio.

Una notte di tanti anni fa…

La notte scorsa, mentre cercavo di prendere sonno combattendo contro la tosse e il mal di gola, ho sentito il materasso che mi ballava sotto la schiena. Pensando che Lollo, che dormiva nel lettone con me, stesse agitandosi oltre misura, gli ho dato una scrollata dicendogli di stare fermo. Poi, ho realizzato che avrebbe dovuto avere almeno il ballo di san vito per dimenarsi in quel modo, e mi è venuto un sospetto, confermato quando, accesa la luce, ho visto il lampadario oscillare a ritmo sostenuto e ho sentito la vecchia pendola del salotto rimettersi in funzione da sola. A meno che non avessero il ballo di san vito loro, quel movimento, quel rumore, potevano voler dire solo che la terra aveva deciso di stiracchiarsi le zolle un po’ troppo violentemente. Così è stato, purtroppo, e tutti voi ne sapete ormai gli esiti: qui da me ce la siamo cavata con una scrollata senza conseguenze, ma in Abruzzo la situazione è drammatica.

Da piccola avevo il terrore del terremoto: avevo dieci anni quando la terra tremò a Gemona, e  quattordici quando sentii la sedia spostarsi per il sisma in Irpinia. Poi c’è stato quello (ora dimenticato) in Val Comino, a pochi chilometri da dove vivo, e quello più recente che ha devastato l’Umbria. Si può fare l’abitudine al male? Alla paura? Si può diventare talmente incoscienti o fatalisti da non provare più terrore di fronte a un fenomeno così spaventoso?  Nel 1980, quando l’Irpinia fu rasa al suolo da un sisma che apparve ancora più cattivo del solito in quanto sembrò accanirsi in una zona dove i guai non mancavano già di per sé, io e mia mamma passammo buona parte della nottata in strada, a far capannello con i vicini di casa di allora, che avevano tirato fuori dal garage la macchina (una 112 vecchissimo modello color albicocca), giù dal letto i tre figli e giù dall’armadio una valiga dove avevano stipato qualche vestito. Ore a chiacchierare, cercando di farci coraggio, arrivando persino a scherzare, notando la calma quasi irreale del cielo così stellato e così indifferente alle umane angosce. Ad un certo punto, avevamo sentito delle gocce d’acqua bagnarci le braccia e il viso e sbalorditi, avevamo puntato lo sguardo verso quel cielo completamente privo di nuvole. Da lì erano partite le teorie più strane sull’origine di quell’acqua: stavano arrivano gli UFO? In effetti quella stella azzurrognola, a fissarla bene, sembrava muoversi a zig zag (TUTTE le stelle sembrano muoversi a zig zag, se le si fissa attentamente); oppure, più scientificamente, l’umidità della notte si era condensata sui fili dell’elettricità e ora ci ricadeva addosso a piccole gocce. Passò una buona mezz’ora prima che ci accorgessimo che uno dei tre figli che dormivano nella 112 si era svegliato e aveva azionato la pompetta del tergicristalli che spargeva stille tutto intorno. Era quasi l’alba quando avevamo deciso di tornare alle nostre case, timorosi, ma anche consapevoli di aver diviso un momento di comunione profonda e di reciproco sostegno.

So che anche la notte scorsa è accaduto questo, in molte zone della mia provincia. Un mio amico, svegliato da un rumore di oggetti che cadevano, è sceso in strada incontrando gli altri inquilini del palazzo e insieme hanno bivaccato fino al mattino nell’appartamento al primo piano di una comune vicina di casa, che ha preparato caffè e cappuccini per tutti.

Dove vivo io, invece, nessuna luce si è accesa nel buio, tranne quella di una palazzina in cui vivono persone che neppure conosco. Sarà che son tutte case basse, qui intorno, ma il terremoto non è sembrato spaventare nessuno più di tanto, e io sono tornata a letto e ho ricominciato a non dormire, non per la paura, ma per l’influenza, come prima.

Poi, durante la giornata, la realtà dell’accaduto mi ha colpito come una frustata. Ed anche se non aver avuto paura mi ha protetta da nuove (o vecchie) angosce, mi sono chiesta quanto spazio possa esserci tra la fine della paura e l’inizio dell’indifferenza. E allora sì, mi sono spaventata davvero.

Giornate strane

Avvertenza: quello che segue è un post ad alta incomprensibilità. Se ne sconsiglia la lettura a tutti.

Mi sento un po’ sospesa in questi giorni  e non capisco se è la primavera che finalmente sta facendo capolino, la menopausa che incombe o un momento di insostenibile leggerezza dell’essere, unita ad una preoccupante assenza dell’avere, visto che sono particolarmente a corto di soldi.

Un sacco di spese. Dovrei essere preoccupata, ma non me ne frega tanto.

Acciacchi parainfluenzali che colpiscono a rotazione ogni membro della mia famiglia. Dovrei essere più cauta, ma non me  ne frega tanto.

Un fantasmagorico aumento di stipendio (20 euro). Dovrei essere entusiasta. Oppure inca**ata? Eppure…non me ne frega tanto!

La prospettiva di un colloquio per un lavoro interessante. Dovrei essere fiduciosa. O disincantata. In realtà, non me ne frega tanto.

Lollo va benissimo (ma benissimo proprio!) a scuola. Dovrei essere tronfia. Ma non me ne frega tanto.

E alternativamente mi frega moltissimo di tutto ciò. Nel senso che a tratti mi sento immersa nei fatti quotidiani negativi o positivi che siano, a tratti me ne sento completamente distaccata, come se fossi in attesa. Di cosa non so. O forse lo so ma non voglio saperlo perché sarebbe troppo se arrivasse; e troppo poco se non arrivasse. Quello che più mi preoccupa è che sentirmi così non è da me o meglio è da me, ma in genere non ci faccio caso. Il farci caso invece è insolito, perché mi rende ancora più ricettiva nei confronti di quelli che chiamo “segnali”, che non sono, beninteso, misteriosi “bip bip” che arrivano dallo spazio profondo facendomi pensare che ci sia vita in altre galassie; ma confusi mormorii che a tratti diventano squillanti voci per poi tornare inintelleggibili bonfonchiamenti. Non sento le voci, tranquillizzatevi. Sento UNA voce, ma a volte quel che dice mi sembra inequivocabilmente chiaro (e, a seconda dell’umore, questa chiarezza è positiva in modo entusiasmante o negativa da “dammi una lametta che mi taglio le vene”); altre volte invece mi sembra che questa voce fuoriesca da una bocca che appartiene a una capoccia contentente un cervello ancora più confuso del mio, pertanto incapace di mandare messaggi non ambigui. Tutto questo lo penso quando mi sento sospesa. Nei momenti invece in cui le idee sono più chiare e quindi più razionali e quindi naturalmente (per me) direzionate verso il masochismo più bieco, comprendo, con raccapricciante certezza, che i segnali non esistono se non nei miei sogni; che LA voce non è che UNA voce che oggi c’è e domani chissà; e che tutto sommato, se Lollo va benissimo a scuola e ho avuto 20 euro di aumento, non ho proprio motivi di farmi tante pippe mentali su problemi insolubili e forse inesistenti. Poi torno alla fase precedente, mi sospendo e tutto ricomincia. Chi ha detto che non esiste il moto perpetuo?

Il paperottolo nero si chiamerà ROCCO, come suggeritomi da Pilotino. Ringrazio tutti gli amici che mi hanno aiutata a trovare il nome di quello che probabilmente sarà l’indiscusso protagonista maschile, si fa per dire, della mia vita futura :-).