Una notte di tanti anni fa…

La notte scorsa, mentre cercavo di prendere sonno combattendo contro la tosse e il mal di gola, ho sentito il materasso che mi ballava sotto la schiena. Pensando che Lollo, che dormiva nel lettone con me, stesse agitandosi oltre misura, gli ho dato una scrollata dicendogli di stare fermo. Poi, ho realizzato che avrebbe dovuto avere almeno il ballo di san vito per dimenarsi in quel modo, e mi è venuto un sospetto, confermato quando, accesa la luce, ho visto il lampadario oscillare a ritmo sostenuto e ho sentito la vecchia pendola del salotto rimettersi in funzione da sola. A meno che non avessero il ballo di san vito loro, quel movimento, quel rumore, potevano voler dire solo che la terra aveva deciso di stiracchiarsi le zolle un po’ troppo violentemente. Così è stato, purtroppo, e tutti voi ne sapete ormai gli esiti: qui da me ce la siamo cavata con una scrollata senza conseguenze, ma in Abruzzo la situazione è drammatica.

Da piccola avevo il terrore del terremoto: avevo dieci anni quando la terra tremò a Gemona, e  quattordici quando sentii la sedia spostarsi per il sisma in Irpinia. Poi c’è stato quello (ora dimenticato) in Val Comino, a pochi chilometri da dove vivo, e quello più recente che ha devastato l’Umbria. Si può fare l’abitudine al male? Alla paura? Si può diventare talmente incoscienti o fatalisti da non provare più terrore di fronte a un fenomeno così spaventoso?  Nel 1980, quando l’Irpinia fu rasa al suolo da un sisma che apparve ancora più cattivo del solito in quanto sembrò accanirsi in una zona dove i guai non mancavano già di per sé, io e mia mamma passammo buona parte della nottata in strada, a far capannello con i vicini di casa di allora, che avevano tirato fuori dal garage la macchina (una 112 vecchissimo modello color albicocca), giù dal letto i tre figli e giù dall’armadio una valiga dove avevano stipato qualche vestito. Ore a chiacchierare, cercando di farci coraggio, arrivando persino a scherzare, notando la calma quasi irreale del cielo così stellato e così indifferente alle umane angosce. Ad un certo punto, avevamo sentito delle gocce d’acqua bagnarci le braccia e il viso e sbalorditi, avevamo puntato lo sguardo verso quel cielo completamente privo di nuvole. Da lì erano partite le teorie più strane sull’origine di quell’acqua: stavano arrivano gli UFO? In effetti quella stella azzurrognola, a fissarla bene, sembrava muoversi a zig zag (TUTTE le stelle sembrano muoversi a zig zag, se le si fissa attentamente); oppure, più scientificamente, l’umidità della notte si era condensata sui fili dell’elettricità e ora ci ricadeva addosso a piccole gocce. Passò una buona mezz’ora prima che ci accorgessimo che uno dei tre figli che dormivano nella 112 si era svegliato e aveva azionato la pompetta del tergicristalli che spargeva stille tutto intorno. Era quasi l’alba quando avevamo deciso di tornare alle nostre case, timorosi, ma anche consapevoli di aver diviso un momento di comunione profonda e di reciproco sostegno.

So che anche la notte scorsa è accaduto questo, in molte zone della mia provincia. Un mio amico, svegliato da un rumore di oggetti che cadevano, è sceso in strada incontrando gli altri inquilini del palazzo e insieme hanno bivaccato fino al mattino nell’appartamento al primo piano di una comune vicina di casa, che ha preparato caffè e cappuccini per tutti.

Dove vivo io, invece, nessuna luce si è accesa nel buio, tranne quella di una palazzina in cui vivono persone che neppure conosco. Sarà che son tutte case basse, qui intorno, ma il terremoto non è sembrato spaventare nessuno più di tanto, e io sono tornata a letto e ho ricominciato a non dormire, non per la paura, ma per l’influenza, come prima.

Poi, durante la giornata, la realtà dell’accaduto mi ha colpito come una frustata. Ed anche se non aver avuto paura mi ha protetta da nuove (o vecchie) angosce, mi sono chiesta quanto spazio possa esserci tra la fine della paura e l’inizio dell’indifferenza. E allora sì, mi sono spaventata davvero.

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15 thoughts on “Una notte di tanti anni fa…

  1. Tu parli di confine tra la fine della paura e l’inizio dell’indifferenza, io preferisco pensare che sia semplicemente il bisogno di tirare avanti, comunque!
    E magari sentirsi per un giorno almeno un po’ più fortunati di tanti altri…

  2. io sono napoletana, e il terremoto del 1980 lo ricordo bene! La casa dove abitavamo allora non subì danni, e ricordo che ad un certo punto della notte mia madre decise di rientrare in casa, perchè iniziava a fare freddo e non volle rischiare che i miei fratelli più piccoli si ammalassero, molte vicine le dissero che era un’incosciente. Non lo è mai stata incosciente, ma solo fatalista, lei dice che se è arrivata la tua ora, non importa dove sei o cosa fai, quindi era inutile rischiare una bronchite.
    Se penso a questa gente che ha perso tutto, una parte del mio cuore piange con loro, però credo che potendo fare poco per loro, il cervello è saggio e rinchiude la comprensione e l’empatia in un cantuccio.

  3. ‘come la metti e come la levi’ terremoti, uragani, alluvioni fanno paura e non c’è coraggio o fatalismo che tenga! Episodi incontrollabili che non fanno che ricordarci come siamo inconsistenti noi esseri umani: pensiamo di esistere solo perché ci sentiamo ben assicurati al suolo con le nostre stupide cose e invece…

  4. mi hai fatto ricordare,
    e soprattutto hai evidenziato questo aspetto di solidarietà e fratellanza che viene fuori quando ti accorgi che in quel momento le cose, gli oggetti non abbiano più valore e ti restano solo i sentimenti.

  5. io vivo col terremoto
    poca roba ma giornaliera quasi
    non fa + nè caldo nè freddo a nessuno, ci siamo abituati ad averlo
    è diventato l’amico scomodo, se non si fa sentire x un po’ ci meravigliamo pure
    finchè non ci cadrà la casa addosso…..

  6. no, non penso proprio che quella che senti sia indifferenza, e credo siano veramente pochi quelli che non provano nulla davanti a queste tragedie
    sono lontana dal luogo ma vicina col pensiero, le immagini alla tv non mi permettono di mettere in un angolo queste persone dallo sguardo perso nel vuoto
    la sensazione che si prova quando il letto ti oscilla sotto, quando la lampada sembra appena uscita dalla disco con qualche litro in più
    si l’ho provato, ma non sarà mai quanto hanno provato quelle persone
    ieri vedendo il salvataggio della nonnina che per due gg ha lavorato all’uncinetto tra le pareti distrutte di casa sua è scesa una lacrima
    questa è la testimonianza che il gioco è nelle mani della natura
    noi possiamo solo farne un’abitudine
    un abbraccio

  7. non è indifferenza, ma autoprotezione.
    cmq capisco il tuo stasto d’animo.

    te ne ho gia parlato, la cosa che al momento mi colpisce di più è il fatto che delle famiglia hanno perso tutto e di piu da un momento all’altro e lo stato come sempre promettera e non fara nulla…

  8. Neanche la più potente atomica riesce a fare in pochi secondi quello è capace di produrre un terremoto. Nel 1980 qui a Napoli, un intero palazzo si sgretolò come fatto di polvere; 50 vittime solo lì. In questo caso che dobbiamo dire? terremoto assassino o costruttori vigliacchi e figli di puttana?

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