Self made

Oggi va di moda la ricostruzione delle unghie. Chi ha problemi di unghie fragili, spezzate, sfaldate o semplicemente rosicchiate, si reca dalla manicure che con maestria applica delle protesi sintetiche che vengono ricoperte da smalti e lacche di sgargianti colori. Proprio qualche giorno fa al bar è entrata una ragazza con dei fantastici artigli blu-violetti, con striature indaco e applicazioni di polvere d’argento effetto stella cometa. Al che mi sono detta “cavoli, e perché io no?!”. E così, ieri mattina, con il pretesto di avere le mutande troppo larghe che mi impedivano di dormire placidi sonni, con gli occhi ancora cisposi e semichiusi, sono andata a frugare nel cassettone della biancheria intima in cerca di una mutanda più comoda e, trovatala, ho richiuso il cassetto con un colpo secco e preciso, non ricordando però di tirare indietro l’indice della mano destra. A parte un trascurabile doloretto che quasi mi faceva svenire, ora mi ritrovo un’unghia molto simile a quelle ammirate alla cliente del bar. La mia ha un tocco di originalità in più, in quanto verso il basso il colore livido sfuma in un elegante verde petrolio, mentre verso l’alto si sfrangia in una serie di guglie rosso porpora, che danno l’idea del profilo del duomo di Milano stagliato controluce in tutta la sua aerea plasticità. Come se non bastasse, alla radice una mezzaluna madreperlacea indica che presto avrò anche io un’unghia tutta nuova. Gratis.

P.S.  commento di un mio amico: “così impari a farti sfilare le mutande da un uomo, e a non farlo da sola. Anche perché è molto meglio “venire” che “svenire” “.

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Come in un film…?

Avete presente quando, vedendo un film, leggendo un libro, vi imbattete in frasi che vi fanno esclamare “Possibile!?”. Ad esempio, vi sognereste mai che qualcuno, dopo una lite, vi guardasse negli occhi ed esclamasse accoratamente “Amare significa non dover mai chiedere scusa!”(“Love Story”)? Oppure che con tono drammaticamente partecipe vi declami “Non posso vivere senza la mia vita, non posso morire senza la mia anima”(“Malena”)?

Di contro, sono frequentissime le vicende in cui la storia dei due protagonisti sembra destinata a morire prima della nascita. O perché muore lui (“Vi presento Joe Black”), o perchè lui è un principe e lei una serva (“Cenerentola”), o perché lui è ricco e lei una puttana (“Ceneren…” ah no…”Pretty woman”); o perché lei è fidanzata (“L’amore ai tempi del colera”, dove la Fermina Daza ci mette 50 anni prima di Daza, cioè, darla, al povero Florentino, che comunque nel frattempo fa pratica senza troppo coinvolgimento); o perché è fidanzato lui (“Ragione e sentimento”). Strade che si incrociano accidentalmente e sembrano doversi separare subito per sempre, ma che fatalmente si intrecciano, fino all’inevitabile happy end.

Ma nella vita due più due raramente fa quattro, e due che in un film sono CHIARAMENTE destinati a finire insieme, nella realtà si perdono di vista, o restano amici, o si rivedono dopo venti anni e, nelle prime ombre della vecchiaia, si confessano che, in effetti, un interesse c’era…se solo se lo fossero detti! Perché diciamocelo chiaramente, quelli che nella finzione sono ostacoli inconsistenti (fantasmi del passato, fidanzati liquidabili e via dicendo), nel quotidiano diventano montagne insuperabili, per pigrizia o per mancanza di sentimento o volontà.

Allora uno si rassegna, i film non sono la vita, nessuno dirà mai “Non posso vivere senza la mia vita, non posso morire senza la mia anima”. E invece un giorno arriva uno che dice di essere innamorato  e con partecipazione profonda dice cose come “Cerca di star bene, perché se muori tu muoio anche io”, oppure “Sei un’esigenza primaria, per me” ecc ecc. Solo che, naturalmente, queste incredibili frasi non vengono pronunciate da quello con cui c’è alchimia, simpatia, empatia, sintonia, ia ia oh; ma da una persona inaspettata che forse ha visto qualcuno dei film in cui alla fine i protagonisti superano tutte le traversie e vivono felici e contenti.

E i conti continuano a non tornare. Per cui lui, l’innamorato respinto, continua a insistere anche se sa che lei ama un altro. E siccome non vuole perdere la speranza, le dice che anche lei non deve perdere la speranza con l’altro, perché chi la dura la vince. Ma, se il postulato funziona, lei insiste e conquista il suo amore; l’innamorato respinto insiste e conquista lei…qui c’è qualcosa che non quadra…cosa può significare tutto ciò?

“Significa che qualcuno avrà le corna” è la sentenza dell’innamorato respinto. Un finale che troverete in pochi film…e in molte realtà.

Sketchesssss

Cliente del bar: qual’è il tuo nome su FaceBook?

Alianorah: ecco, te lo scrivo qui (scrive “ALIANORAH” su un foglio).

C.d.b.: Aliànora?

A.: no, hai sbagliato accento!

C.d.b.: eh, ma tu non l’hai messo, l’accento! Allora è Alianorà.

A.: …


Lollo: mamma, ma i grandi si masturbano?

A.: beh, sì. Se sono single, se hanno desiderio di farlo…

L.: ma che schifo!

A.: ma scusa, perché che schifo? Tu non lo fai?

L.: sì, ma io sono un ragazzino!

A.: e allora? preferiresti, che so…che invece di quello, io andassi a letto con l’uno o con l’altro, a seconda della necessità?

L.: sì!…no!…boh, fai come ti pare!

A.: ..


A.: (non sentendo bene l’audio della TV) sto diventando sorda…

Mamma di Alianorah: eehhh?

A.: (scandendo bene le parole) sto-diventando-sorda…

M.d.A.: eehhh?

A.: (urlando) oh ma’! sto diventando SORDA!

M.d.A.: stai diventando GOBBA?!

A.: (alzando il volume della TV) ecco sì…appunto.

Che sfere!

Qualcuno di voi lettori mi ha benevolmente accusata di latitare dal blog. Ha ragione. Questo non è un periodissimo, per me, e quando ho aperto questo spazio mi sono promessa di limitarmi a vomitare su di voi il mio cattivo umore il minimo indispensabile. A parte sorprese non gradite anche se non del tutto inattese che hanno provveduto ad abbassare il tono del mio umore e il livello delle mie aspettative (peraltro già piuttosto bassino); a parte una serie di controlli medici che mi stanno portando via energie e soldi (per ora con risultati soddisfacenti, ma non sono ancora finiti, incrociate i diti); sembra che la congiuntura (congiunzione? congiuntivite?) astrale avversa abbia colpito anche la tecnologia, visto che in numero tre giorni, TRE, si sono successivamente sfasciati:

A) la XBox di Lollo

B) la Play Station, ex mia, ora di Lollo;

C) il PC fisso (ora fesso), di proprietà comune.

Non oso dire che fortunatamente ho il portatile di cui mi ha omaggiato il mio amico del cuore (in questo periodo del fegato, visto che deve sopportare i miei crescenti malumori) per paura che mi scoppi sotto le dita in questo preciso istante.

Per fortuna che ho chi mi ama e mi adora…oddio…insomma…dice di amarmi e adorarmi, salvo poi guardare la mia immagine riflessa in uno specchio e parlando con essa borbottare, indicando me “La vedi quella? E’ cattiva e antipatica! Tu sei molto meglio!”.

A volte mi sento tanto Dorian Gray, ma nella maggior parte dei casi mi sembra di essere Stanlio e Ollio. Tutti e due.

P.S. Oggi son cinque anni che lavoro al bar del F.d.C…. non meriterei qualche soddisfazione in più dalla vita? 😀

Ipocrita ignoranza

Ieri si parlava del Caravaggio col Figlio del Capo. Premetto che, sebbene non mi intenda di arte, Caravaggio è un pittore che adoro, sia per le sue tecniche pittoriche, sia per l’intensità dei suoi dipinti, nonché per le emozioni che le sue opere riescono a trasmettermi. I volti, i gesti, la postura dei corpi, le luci e le ombre, i colori caldi e violenti, sono a mio avviso espressioni di altissimo genio artistico e i suoi soggetti, in particolare quelli sacri, vibrano di un’umanità, di una carnalità così evidente che non mi stupisce affatto di come il discolo Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, abbia avuto guai con i sepolcri imbiancati che occupavano e occupano gli scranni della Chiesa Cattolica.

In particolare, facendo riferimento a “La vocazione di San Matteo“, dicevo che Gesù in particolare era “bono”. Ammetto il termine inappropriato, ma che esprimeva quel che pensavo, cioè che in esso più che mai, era evidente il Verbo fattosi Carne, e quindi più che mai umano e attraente fisicamente.

Un cliente che comprava le sigarette, mi ha squadrata con aria severa:

“Eh, non si dice…”bono”…ha qualcosa di blasfemo. Io non sono così praticante, ma davvero non avresti dovuto usare quel termine”.

L’ho guardato come per dire “Ma che t’intrufoli in un discorso privato” e poi ho risposto…”La tua è un’affermazione molto… cattolica. Sai che “La Madonna dei pellegrini” fu invisa al clero secentesco perché i piedi nudi sporchi e gonfi dei pellegrini, posti in primo piano, apparivano troppo volgari? E che la Vergine aveva un’aria troppo da popolana e sembra addirittura avesse le sembianze di una prosituta amante dello stesso Caravaggio? Ecco, la tua affermazione è molto simile a quella di quei prelati che per guardare il dito, cioè il particolare, non vedevano la luna, cioè il messaggio più ampio”.

Il cliente se n’è andato, pensando forse che una cameriera saccente non avrebbe dovuto rimbrottarlo in quel modo. E io non lo avrei fatto se avessi avuto di fronte un uomo devoto, sensibile, ligio a certi dettami del credo cattolico tanto da sentirsi offeso da un’improprietà linguistica troppo sbarazzina. Ma il mio censore, un tipo sui quarant’anni, si è da poco separato dalla moglie con cui ha avuto un figlio, per andare a stare con l’amante straniera che ha messo incinta; e passa tutte le serate al bar né con l’una né con l’altra famiglia, ma con un gruppo di amici bestemmiatori e bevitori, sempre pieni di soldi di dubbia provenienza e intrallazzoni all’ennesima potenza. E dunque, io accetto le critiche, ma, restando nell’ambito religioso, perchè qualcuno non impara a vedere la trave nel proprio occhio prima di indicare la pagliuzza in quello del prossimo?

Se…

…se uno arriva al bancone del bar esclamando “Datemi un bicchiere d’acqua…sono mezzo assiderato!”;

…se uno viene al bar e compra una bottiglia di grappa, e poi torna e dice “La grappa sapeva di tappo”; ma non la restituisce perché intanto se l’è bevuta; e compra una nuova grappa di un’altra marca senza pagarla; e poi scopriamo che la prima non poteva sapere di tappo perché il tappo è di quelli di resina, e non di sughero;

…se uno che viene al bar non mi ha filata per anni improvvisamente si scopre affascinato da me perché mi sono iscritta a FaceBook;

…se un altro che viene al bar non mi ha mai salutata nemmeno di striscio e poi mi dice in chat che quando lavoro lo metto in soggezione, e che per quello non mi dà confidenza; e poi scopro che pensava che il mio nome fosse Daniela;

…se uno entra nel bar e vedendo una bandiera rossa esclama “aahhh, vade retro!”

…se non avere il coraggio di chiedere la verità autorizza gli altri a dire menzogne o anche solo a non essere chiari, perché in fondo omettere non è proprio come mentire ;

…se per ogni cosa bella che succede, ne arriva subito un’altra brutta che la manda a pu**ane…e non si può nemmeno protestare perché la vita è così e non bisognerebbe mai crearsi delle aspettative, perché gli altri si devono “accogliere” o “non accogliere” ma nulla si deve pretendere…

…se tutto questo accade, e accade…beh, ragazzi, io sarò strana, ma non venitemi a dire che non ho ragione!