Il giusto mezzo

Non amo gli estremismi. Sono convinta che ogni cosa nella vita trovi un giusto senso quando è il risultato di due opposti. Così non sono né radicalmente creazionista, né totalmente evoluzionista. A mio avviso l’uomo non comparve bel bello sulla Terra da un giorno all’altro, ma è il risultato dell’evoluzione (o dell’involuzione?) di primati che però avevano già nel loro codice genetico qualcosa di diverso che avrebbe determinato quella trasformazione, e che erano il risultato dell’evoluzione di altri mammiferi che erano già predisposti al cambiamento e così via a risalire fino all’alba dei tempi. E’ un compromesso tra la mia esigenza di razionalità e il mio bisogno di spiritualità, tra il mio rifiuto del dogma hic et nunc e a prescindere, e il mio non rassegnarmi all’idea che questa nostra vita inizi e si concluda nell’arco di qualche decennio, lasciando tracce tutt’altro che indelebili nella memoria di chi verrà.

Similmente, l’amore non è mai solo passione o solo sentimento. Sempre ammesso che questo fantasma di cui tutti parlano e che in pochissimi conoscono esista lo identifico con un fantastico connubio di carnalità e sintonia mentale, di attrazione animalesca, nel senso più naturale e positivo del termine, e di empatia.

E una via di mezzo trovo nel conflitto tra predestinazione e libero arbitrio. Mi rifiuto di credere che tutto sia già scritto e che nulla si possa fare per cambiare lo stato delle cose, perché da “qualcuno” o “qualcosa” (Dio, il Destino…) è stato così stabilito. Ma mi è difficile pensare che si sia completamente liberi di costruire la propria vita, perché il caso, le coincidenze, gli accidenti favoriscono o impediscono sviluppi o inviluppi. Sono così giunta ad un simpatico compromesso: le vite sono disegnate a grandi linee,  tratteggiate come il primo abbozzo di un disegno. Questo determina lo scenario dove si svilupperanno le vicende di un essere umano. Ogni scena poi si dipana in diverse direzioni e sulla scelta di una direzione piuttosto che di un’altra si basa  poi lo svolgimento dell’esistenza. Scelte che possono essere di altri, soprattutto nei primi anni di vita; e che diventeranno poi libere e individuali nell’età della ragione; ma che sono comunque il risultato di un atto di volontà che rende ognuno parzialmente responsabile dei propri errori e delle proprie vittorie.

Mi rendo conto che questo mio modo di ragionare è a tratti semplicistico e un po’ comodo e che presta il fianco a numerose critiche e opposizioni. Difficilmente il bimbo nato nel Corno d’Africa avrà la possibilità di scegliere se diventare scienziato o filosofo…ma a ben pensarci la sua impossibilità di decidere, non è forse dovuta alle strategie di un manipolo di superpotenti che operano non per distribuire equamente risorse della Terra ma per mantenere iniquamente un disequilibrio che avvantaggia pochi e seppellisce molti? Anche queste situazioni, in ultima analisi, sono il risultato di volontà umana. Anzi, disumana.

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22 thoughts on “Il giusto mezzo

  1. Sarà che in questo periodo sono un po’ turbata dal fantasma dell’amore, ma la definizione che ne hai dato è fantastica. Credo anch’io che in realtà l’amore non sia un’entità a se stante, una concreta freccia di Cupido, quanto più un mix di corpo, anima e mente. E se manca qualcuno degli ingredienti la torta, alla fine, esce male.
    A presto!

  2. e se l’amore non esistesse?
    se esistesse solo l’idea che noi abbiamo dell’amore?
    quanto del nostro conscio incide?
    e quanto dell’inconscio?
    o è solo..chimica?
    o magari è solo la nostra volontà di essere innamorati?
    ussignùùùrr ho cominciato con le domande
    mi fermo qui sennò scrivo un papello
    bacioni tesòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

    • E’ proprio per smettere di farmi pippe mentali eccessive che ho costruito una teoria che soddisfi la mia ansia di capire. Almeno quando le pippe mentali non riprendono il sopravvento.

  3. faccio fatica a seguirti e non sul giusto mezzo, tra creazionisti ed evoluzionisti possiamo mettere tutte le varianti del kamasutra mentale e ciascuno troverà la sua nicchia in cui star bene. Stessa cosa si può ripetere per quanto succede in Africa. Potrei dire per esperienza diretta, che in non pochi posti del corno d’africa il problema non è diventare altro, ma semplicemente sopravvivere. E’ spesso la nostra visione occidentale che ci fa pensare che il sapere coincida con il nostro, in un villaggio a Ndye Ndye, il capovillaggio conosceva l’arabo perché leggeva il corano, ma aveva regalato un pezzo di terra proprio per fare la scuola laica, il sapere di questa persona era nelle cose che aveva attorno, il suo giusto mezzo, infatti. Il mix che descrivi per l’amore mi piace assai, credo sia l’unica cosa che differenzia davvero l’amore da altro, ovvero la capacità di amare totalmente la persona e non solo una sua parte. Sul determinismo sono agnostico, come su quasi tutto, mi fermo alla soglia dei ching: noi siamo il nostro futuro. Ovvero dipende da noi essere predeterminati o meno e questo per me, è il trionfo del libero arbitrio. Sono contento Ali che tu abbia riaperto il blog. 🙂

  4. Mi piace questo tuo “simpatico compromesso” a cui sei giunta, perché mi trova completamente d’accordo. Anch’io non voglio credere che tutto sia già scritto e che nulla si possa fare per cambiare lo stato delle cose. Esiste il libero arbitrio che ci da’ un certo margine di manovra per poter cambiare, almeno in parte, il destino della nostra vita.

    Ciao! 🙂

  5. Penso che abbiamo così bisogno di sentirci importanti, siamo talmente devastati all’idea di essere una nullità nell’universo da aver creato qualcosa che ci dia un senso. Ed ecco Dio, il fato, il disegno. La cosa pazzesca è che in nome di queste entità deputate a dare un senso al nostro senso di inadeguatezza siamo capaci di sterminare (armi in pugno o meno) e/o annichilire chi è diverso/lontano da noi. Che siano crociate, atti terroristici, struttamento economico assassino poco cambia. Ma per quanto male o bene riusciamo a fare nell’arco di una vita restiamo quei granelli di polvere che hanno attraversato l’universo per una frazione impercettibile del suo espandersi. L’unica cosa che resta sono le conseguenze, che subiranno i granelli che passeranno dopo di noi, di quello che abbiamo o non abbiamo fatto.
    E non hai idea di quanto mi piacerebbe avere una qualsiasi fede in un essere trascendente che dia a me e ai miei cari un qualche peso specifico

      • beh il punto è proprio questo. Nessuno. Siamo un puro e semplice risultato di fattori contingenti e favorevoli. Dovremmo passare il tempo a goderci la vita pensando che culo (non è il termine giusto perchè implica il cocetto di fortuna, che non c’entra niente, ma penso che in questo caso renda l’idea) abbiamo avuto!! Invece passiamo il tempo a cercare un senso, o a distruggere quei fattori contingenti e favorevoli.

  6. Ciò che mi fece innamorare di Jung fu la sua idea che c’è un inconscio collettivo uguale per tutti che contiene le problematiche umane che tutti dobbiamo affrontare (maschile, femminile, gioventù, vecchiaia, morte, essere figli, essere genitori, ecc.) e esiste un inconscio personale che è diverso per ciascuno di noi.
    Come se la vita fosse un brano musicale uguale per tutti che poi ciascuno suona a modo suo.
    Mi ritrovo completamente nella tua idea della sintesi degli opposti e penso che ci sia trasformazione nella vita solo se si riescono a far convivere creativamente gli opposti.
    Quanto all’amore, sì, esiste, ma deve essere amore per noi stessi e amore per l’altro, di nuovo da miscelare e amalgamare insieme.
    Buona domenica.
    Giorgio

    • Ciao Giorgio, benvenuto. Conosco Jung poco e male, per essere stata una delle sue “vittime”, in quanto il mio ex analista è appunto uno junghiano. Sono venuta così a conoscenza delle sue idee sull’inconscio collettivo, della sua teoria degli archetipi e del suo modo “morbido”, rispetto a quello del più severo Freud, di affrontare la navigazione nell’inconscio degli esseri umani. Sono d’accordo con te: non esiste amore per gli altri, né per la vita, se non si ama se stessi. E l’amore cosiddetto romantico, non vive, seppur riesca a nascere, se non diventa sintesi e sviluppo delle individualità degli amanti.

  7. Io & il Dalai Lama

    Questa frase che mi piace molto è attribuita all’attuale Dalai Lama, fa il paio con la mia, ( c’è un tempo per ogni cosa, ovvero il tempo non è infinito ).
    Non bisogna però dedurre che Io ed il Dalai Lama siamo colleghi, ma uomini si !
    “Gli uomini perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute.
    Perche’ pensano tanto ansiosamente al futuro che dimeticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere ne’ il presente ne’ il futuro.
    Perche’ vivono come se non dovessero morire mai e perche’ muoiono come se non avessero mai vissuto”.

    Noi uomini, ci perdiamo in poco e con poco, ma tant’è !

    E’ solo una questione di misura, e di dimensione, vi ricordate come l’aumento di una dimensione nello spazio tempo possa riunire due punti molto distanti tra loro ( se non lo ricordate andatevelo a leggere in uno dei miei post ), bene allora ogni persona troverà la sua strada nel tempo che gli sarà necessario.

    Non agitiamoci e cerchiamo di Vivere, le religioni, i credo, le passioni, sono solo strumenti, il fine non lo conosceremo mai, per fortuna, eheh

  8. condivido in tutto il tuo pensiero,
    Aristotele diceva che la verità è nel giusto mezzo, o la virtù? non ricordo ora, ma è così, le cose non sono mai nere o bianche.
    Penso che in tutte le cose ci sia sempre un compromesso.
    Non mi piace pensare che la mia vita sia scrittà già, mi piace cercare nelle cose coincidenze misteriose, accadimenti magici, come scintille, che possono anche non accendersi se non a caontatto con la nostra parte misteriosa.

  9. Un concetto di ispirazione Aristotelica che non si può che condividere, sopratutto in un momento storico come questo in cui gli ‘estremi’ spesso sembrano annullarsi a vicenda.

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