Un elenco poco noioso. E buon Anno Nuovo!

Si dice sempre che tutto ha un prezzo, che la vita fa pagare ogni momento di gioia con monete di tristezza. Si dice anche il contrario, che più buio della mezzanotte non possa fare, che dopo il temporale torna il sereno e spunta fuori l’arcobaleno (la rima più trita della lingua italiana dopo cuore/amore e luna/fortuna). Io non sono una filosofa, anche se pare che i filosofi siano quelli che si fanno tante domande. In effetti il mio cervello è una fabbrica di perché, ma mentre quelli che ci capiscono provano a trovare le risposte, io, alla fine del perché ci vedo sempre e solo un punto interrogativo. Dove voglio arrivare? Ah, boh, non lo so nemmeno io. Mi metto alla tastiera con mezza idea, poi le dita cominciano a muoversi da sole, poco collegate al cervello, almeno in modo cosciente, e alla fine della fiera della mezza idea che avevo, non rimane nemmeno quella metà. Ma stavolta voglio coltivare il seme che mi ha spinta stasera sul mio blog, e ricollegandomi a quello che ho scritto all’inizio, mi permetto un minibilancio del 2010. Annus quasi horribilis, oserei dire, condito da preoccupazioni, frenesia, giorni che non si sapeva quando iniziavano né quando sarebbero finiti. Nè tanto meno COME sarebbero finiti. E’ andato, domani si chiude il conto, che pur non essendo in pari (i conti non lo sono mai), non posso dire sia negativo. Perché…perché alla fine sono qui, e ci sono anche quelli che contano. Perché si può passare attraverso l’inferno riportando ustioni curabili, perché mi reputo fortunata di poterlo dire, almeno stavolta, ancora stavolta. E se gli eventi della vita a volte sono, presi uno alla volta, come ciliegine poste sopra una torta di merda, io posso scrivere che la ciliegina per me è stata messa a parte. Ho trascorso un Natale sereno e allegro come non mi capitava da tempo, circondata dalle persone a cui tengo di più (a parte un paio di assenze giustificate), facendo la matta, ridendo e facendo ridere, immersa in un’armonia che mi legava agli altri con fili tanto più preziosi quanto invisibili. Percepire così l’affetto degli amici, e dei miei familiari, è uno stupore continuo, per me che masochisticamente cado spesso nel circolo vizioso del “nulla debbo avere perché non merito nulla…non merito nulla e quindi nulla avrò”. E cacchio, non è vero! Perché se proprio fossi quella pezza che a volte mi sento, non avrei vicino persone belle, vive e sane “dentro” come quelle che erano qui a Natale e con cui ho scambiato auguri, regali e affetto. Quindi qualcosa valgo e ne sono orgogliosa.  Grazie al caldo pensiero di Annamaria, a quelli profumati di Gianni e Teresa, a quelli utili di Francesca e Giorgio, a quelli eleganti e raffinati di Alessandra, Lilly e Natasha. A quelli amorevoli e insostituibili dei miei genitori e del mio Lollo (che mi ha regalato un fumetto che leggerà anche lui e dei pasticcini che ha mangiato lui 🙂 ). A quello giocoso di Valentino e al pensiero che verrà di Sandro. E grazie ai doni beneaugurali di Pino e della coppia di  matte che mi hanno regalato biancheria zoccolesca con cui, onta e vergogna, mi sono anche in parte esibita, per il divertimento degli astanti (niente di osé, ma un po’ di faccia tosta c’è voluta e no! Non vi mostrerò le foto della sottoscritta che fa lo striptease!). Grazie a Roberto, che ha esaudito un mio desiderio manifestato in un periodo insospettabile, con la sensibilità, la profondità e l’allegria che rendono la sua presenza nel mio mondo preziosa e la nostra amicizia una “conquista” di cui vado fiera.

Non mi soffermo sui particolari, che parrebbero uno sbrodolamento di vanagloria. Però…Maria, Pina…il vostro è il più bel regalo che abbia mai ricevuto in vita mia. E se non mi sono commossa sappiate che non è vero, mi sono commossa ma non l’ho fatto vedere. Qui lo dico e qui lo nego. E soprattutto…almeno smetterete di rompermi i maroni per non avervi citate in un post precedente tra le persone che più mi stanno a cuore 😉

E grazie a tutti coloro per cui il regalo non è entrare in un negozio e acquistare una cosa tanto per, ma costruire una sorpresa intorno ad un’attenzione, ad un’intenzione pensata proprio per “quella” persona. E “quella” persona, stavolta, ero io.

Buon inizio di Anno a tutti!

In bilico

Quarantaquattro anni, in fila per sei col resto di dueeee! Insomma, arriva il Natale e come ogni Natale arriva anche lo scatto di anzianità. Sono entrata decisamente e irrevocabilmente in quella che viene definita “mezza età” e non ho mai capito perché si dica mezza, visto che una cosa a metà si immagina diminuisca, mentre in questo caso è tutto il contrario. Sì, sì, ho capito…è quel fatto del mezzo del cammin di nostra vita, che per Dante si aggirava intorno ai 35 anni, mentre ai giorni nostri viene collocato un po’ più in là, perché siamo più longevi. E’ che, tanto per dire una banalità, non me li sento. E questo non è tanto un bene, perché io provo ancora sensazioni, sentimenti davvero poco “maturi”. Certo, le esperienze passate non si cancellano. Ho un bagaglio di esperienze liete e dolorose, un pezzo consistente di vita dietro le spalle, una storia adulta, che passa attraverso un matrimonio, la maternità, la separazione, per citare alcune tra le tappe più importanti. E poi le delusioni grandi e piccole, le paure, la consapevolezza che niente cambia e tutto cambia, il timore che niente cambi e tutto cambi. Ma dentro, dentro dentro, io sono ancora come prima, come quando avevo quindici anni e sognavo l’amore; diciannove anni e pensavo di averlo trovato; vent’anni e pensavo di averlo perduto per sempre; ventitré e credevo di averlo trovato di nuovo, quello vero, quello che dura tutta la vita, per quanto la vita possa durare. Cinica e romantica come allora; disincantata e sognatrice; illusa e disillusa ma mai senza speranza. Non ci credo, ma non posso nemmeno non crederci, che qualcosa potrà ancora accadere, che da qualche parte ci sia ancora un desiderio che si potrà realizzare. E così mi mantengo in bilico, tra Santi e falsi dei, tanto per citare i Negramaro, e a volte mi prende un’insensata voglia di equilibrio, ma più spesso vivo i miei giorni monotoni alternati a quelli un po’ ubriachi, in cui mi basta uno sguardo, una battuta, un sorriso per sentirmi emozionata, felice o disperata, proprio come quando credevo ancora che la vita potesse regalarmi qualche inaspettata meraviglia.

Buon Natale a tutti voi, amici!

Se avessi tempo ti distruggerei…

Da qualche tempo un mio amico, appassionato, o, forse più che appassionato, “attento ascoltatore” delle canzoni di Mina, mi segnala quelle a suo avviso più degne di nota. Ne ho in effetti scoperte molte che non conoscevo, alcune bellissime, struggenti e che mi “somigliano” molto (Carmela, Più di così, Ahi mi amor, Quando l’amore ti tocca, Il pazzo) o che, pur non “somigliandomi” affatto (Signora più che mai, Raso, Sognando), toccano corde profonde dentro di me. Altre che proprio non mi comunicano nulla. Ma quando ho ascoltato questa, la prima cosa che ho pensato è stata…devo farci un post!

Si intitola “Se avessi tempo”, è stata scritta da Cocciante ed è una delle canzoni più fintamente romantiche ma più realmente cattive che abbia mai sentito. Masini, con il suo “Bella stronza” appare un patetico dilettante al confronto. Vi riporto di seguito il testo, e, tra parentesi e in rosso, la mia personale interpretazione.

Se avessi tempo, io camminerei
sopra il tuo corpo addormentato
e bagnerei di pioggia la tua schiena
che asciugherei col freddo della sera.

(Prima ti calpesterei bene bene mentre dormi

e poi ti verserei dell’acqua sulla schiena

che farei asciugare al freddo

onde causarti una polmonite doppia)

Se avessi tempo, ti regalerei
questo mio ultimo dolore,
che rassegnato ormai non fa più male,
é una carezza che non fa rumore.

(Di dolore me ne resta solo uno

purtroppo piccolo

ma te lo regalerei lo stesso:

sempre meglio di niente)

E troverei la forza di svegliare
la gente addormentata nelle case
e troverei la forza di spaccare
questa mia stanza dove tutto tace.

(Dopo aver svegliato te

camminandoti sopra

mi parrebbe equo andare a rompere le palle

pure agli altri.

E poi commettere anche qualche atto di vandalismo

ma a casa mia perché così non rischio la galera)

Se avessi tempo, io ti salverei
dalle bestemmie della vita,
se avessi tempo, io ti stringerei
fino a spezzarti tra le dita.

(Non permetterei a nessuno di farti male:

ti stritolerei direttamente con le mie mani)

Se avessi tempo, io ti stupirei
tutte le volte che cammino,
tra le tue mani bianche cercherei
il vento fresco del mattino.

(Ogni volta che cammino

ti farei fare delle pessime figure.

E ti obbligherei a sventolarmi

ogni volta che sento caldo)

Se avessi tempo, io ti parlerei
come facevo da bambino
perduto nei tuoi occhi belli, immensi
seduto solo su un gradino.

(Da bambino ero scema e parlavo da sola.

Ora sono grande e parlerei con te.

Sarò ancora scema?)

Vorrei avere grandi enormi braccia
per abbracciarti tutto quanto sei
vorrei vedere la tua vera faccia
tra tutte quelle che purtroppo hai

(Sei grasso come un ippopotamo

e falso come una moneta da tre euro!)

E troverei la forza di gridare
senza paura di svegliarti
e troverei la forza di scappare
senza paura di lasciarti.

(Griderei senza svegliarti

ma tanto ti ho già svegliato camminandoti sopra.

E ti lascerei senza paura

perché tanto me ne impipo di te.)

Se avessi tempo, io ti affogherei
dentro la luce di una stella
se avessi tempo, forse scriverei
una canzone, la più bella

(Non contento di averti stritolato,

ciccione di un Giuda,

ti affogherei pure.

E poi scriverei una bella canzone

per festeggiare l’evento).

Spigolature

Sentita al bar: “Dove vi siete appuntamentati”?

Venendo a sapere che nel 2022 i Mondiali di Calcio si terranno in Qatar, Lollo tossendo per la bronchite ha esclamato: “Ho un catarr pure io!”

Riferendosi a certe signore “perbene” uscite di casa per assistere alla piena del fiume che rischiava di esondare, un mio amico ha commentato “Quando l’acqua sale escono i topi. E pure le zoccole”.

Un cliente del bar: “Mi faccia un thè bollente. E poi mi ci metta un cubetto di ghiaccio così si raffredda prima”.

Un altro cliente del bar “Beh, pure Gesù Cristo il sesto giorno si è riposato!” (due str…upidate in una sola frase, un record).

Una chiave di ricerca inedita usata per arrivare fin qui: “Sbiancante ascelle”. Chissà di che cosa sono macchiate…

E infine alcune perle tratte da un libro erotic-fantasy che sto leggendo per non impegnare troppo la mente:

“Non lo faremo sul letto. Ti prenderò contro il muro: con ogni spinta ti toccherò l’anima”. Si sa che…l’anima, contro un muro si tocca molto meglio che su un letto. Mah

“Era così grosso che non riusciva quasi a chiudervi le dita attorno. Enorme, incredibile”. Mano piccola, senza dubbio.

Lei: “Mer*a!”  Lui: “Cosa c’è?”  Lei: “Mi guardavo i piedi” Lui: “Ed è una cosa brutta?”  Lei: “Orribile! La cosa peggiore. Non mi guardo mai i piedi”. Errata interpretazione del termine “pedofilia”  o è semplicemente scema?