Amori antipatici

Spesso ci “innamoriamo” di persone che non ci piacciono. Anzi, a prima vista le troviamo insopportabili, antipatiche, boriose e quant’altro. Io ho avuto uno spasimante che si dichiarava pazzo di me, ma non faceva che criticarmi. In poche parole detestava tutto di me, ma nonostante questo, sosteneva di amarmi. Senza invadere psicologia, sociologia, psicopatologia, campi che non mi competono, posso provare a trovare spiegazioni a questo strano fenomeno.

Me ne vengono in mente due: la prima è che in realtà non è vero che la persona da cui ci sentiamo attratti non ci piace. Semplicemente ci difendiamo da un pericolo, percepiamo che lui, (o lei) potrebbe sconvolgere il tranquillo assetto abitudinario della nostra esistenza e per non farci travolgere da istinto, passione, irrazionalità, ci raccontiamo che non vale la pena rischiare, che tanto non si andrebbe d’accordo, che non è alla nostra altezza, che noi non siamo alla sua, che abbiamo modi di vita e di pensiero incompatibili e che quindi il tutto rimarrà sul piano vago del sogno, del desiderio irrealizzabile e, vivaddio, irrealizzato.

La seconda spiegazione che mi dò è diametralmente opposta: lui (o lei) ci attraggono, ma in realtà è solo qualcosa di chimico, che ci porta verso qualcuno che non fa per noi. La nostra parte razionale se ne accorge, ci manda avvisi di pericolo, ci rende inspiegabilmente antipatica la persona verso cui una parte del nostro corpo, che non è il cuore né tanto meno il cervello, ci spinge. Quando la ragione vince, e non è facile che accada, nel giro di poco tempo i fatti le dànno ragione: in un modo o nell’altro l’oggetto del nostro desiderio ci deluderà, mostrando quei lati del carattere che avevamo percepito in modo subconscio e che la voce dei sensi aveva cercato di sopravanzare. Parimenti accadrà questo anche se ai sensi cederemo: non si scappa, se il motivo per cui quella persona non ci “piaceva” pur piacendoci, il rapporto non durerà a lungo e si consumerà come un fuoco di sterpi secchi. In particolare, porto l’esempio di una certa tendenza femminile a prediligere il modello maschile del “tànghero tanghéro”, cioè dell’uomo grezzo e rude (per ignoranza più che per carattere) ma appassionato come un ballerino di tango. La femmina razionale, ne è attratta ma se ne tiene alla larga…a meno che non voglia semplicemente l’avventura mordi e fuggi. La femmina istintiva, mette a tacere la ragione e zac, si lancia del vortice della passione, si fa usare e gettare con conseguenti lai da prefica, ingiustificati in quanto le premesse altro non facevano presagire. Peggio ancora quando la suddetta femmina si appiglia al mai demodé “io ti salverò”, o all’idea che il “tànghero tanghéro”, dopo tanti balli sfrenati tra centinaia di braccia, troverà in quelle della ennesima donna infatuata, il porto sicuro dove ammainare definitivamente le vele. Non funziona MAI.

Nel primo caso, il rischio è maggiore, ed è quello di giocarsi, per paura, la possibilità di vivere una storia bella, breve o lunga che sia, con qualcuno che potrebbe arricchirci, con conseguente strascico di rimpianti e di “potevo provare” che ci accompagnerà per lungo tempo. Nel secondo caso, si avrà al limite un po’ di amarezza e una manciata di rimorsi all’insegna del “ma chi me lo ha fatto fare”, che si scioglierà al sole di un nuovo amore o di una nuova passione.

In conclusione, anche nelle faccende di cuore l’equilibrio è fondamentale: troppo cervello rischia di farci perdere occasioni preziose. Troppo di qualcos’altro, ci butta in situazioni da cui potremmo uscire malconci. L’optimum sarebbe decrittare la parte di noi che cerca di avvisarci, cercando di capire se ha ragione o no.

Sembra facile!

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14 thoughts on “Amori antipatici

  1. Signora mia, codesto è un piccolo trattato. 😉
    Nella mia ormai lunga vita mi è capitata l’una situazione, e pure l’altra. Soprattutto l’altra, con un piccolo distinguo: che la mia amarezza non si scioglie, anzi si mummifica.
    Mi è anche capitato una specie di “tànghero tanghèro”, anche se non era tanghero e non ballava.
    Era solo un insicuro che suonava la chitarra elettrica, ma che, alla fine della fiera, del tànghero tanghèro aveva l’attitudine a volteggiare di abbraccio in abbraccio. Peccato che, di tutto ciò, si venga a sapere dopo. Irreparabilmente. Generando pippe mentali delle quali son pien le fosse. 😐

    • Insomma, sapendo quel che so, la tua vicenda non rientra perfettamente nella tipologia trattata. Se invece vogliamo creare una maxiclasse di maschi bugiardi e traditori…eh, ci rientrano quasi tutti 🙂

  2. Purtroppo, dal punto di vista dell’erotismo, la natura ha conferito al maschio un ruolo diverso da quello della femmina. Il maschio seminatore e la femmina terreno da inseminare a largo raggio, detto in parole povere: il dramma è tutto qui.

  3. “Sì, sì sì sì sì, sembra facile…” diceva una pubblicità di Carosello negli anni Sessanta. Non penso che in amore si debba essere fatalisti, una volta lessi che c’è sempre una ragione per cui ci innamoriamo di una persona. Ma vai a scovarla….

  4. ho sperimentato la seconda tipologia. Per fortuna la chimica non basta! Mi ha salvato il pensiero che mi sarei vergognata a presentarlo in giro. Direi che non è proprio da innamorata..

  5. Io lascerei stare i ballerini di tango e mi butterei su quelli di balli tirolesi. Non saranno ‘machi’, non saranno troppo celebrali, non saranno molte cose ma almeno… sai cherrridere!?!?! 😀

  6. La sindrome della “Bella e la Bestia” – la seconda intesa come atteggiamento rude oppure come disposizione d’animo. Ce l’abbiamo un pò tutte. Sulla questione dell’amore-odio mi ritrovo nella prima spiegazione, anche se tale modus operandi complica parecchio la vita. Auguri…

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