Caro Bar…

…due giorni fa ci siamo salutati per l’ultima volta, dopo sette anni di intensa e variopinta vita in simbiosi. Per sette anni, tranne rare eccezioni, ci siamo visti almeno tre volte a settimana. Per sette anni, ho passato insieme a te i miei sabati sera, le mie domeniche pomeriggio, le Pasque e le Pasquette, i Ferragosti, i Capodanni, e pressoché tutte le altre feste comandate, religiose e civili. Tra le mie mani, in tua compagnia, son passati vassoi, bicchieri, tazze, manopole per il caffè, buste di popcorn e di patatine, bricchi colmi di latte schiumoso, bottiglie di frizzante prosecco. Davanti ai miei occhi, tra i tavolini, di fronte al bancone, volti e storie di persone come me, che si trovavano al di là del servizio, ma sempre al di qua della mia vita. Insieme abbiamo condiviso gelide giornate dicembrine e torride serate estive, abbiamo assistito alle sfilate dei clienti abituali, dei turisti, dei bambini che sono diventati adolescenti, degli adolescenti che sono diventati adulti. Qualcuno mi chiamava “zia”, perché l’età c’era, per essere la loro zia. Ultimamente, qualcuno mi ha anche chiamata “mamma”, perché ormai c’era l’età anche per essere la loro mamma. E probabilmente era arrivata anche l’età per voltare pagina, perché, anche se non ti ho abbandonato di mia iniziativa, è pur vero che a 45 anni, fare ancora la “garzona” o la “cameriera apprendista”, suona un po’ stonato.

Però, ammettilo caro Bar, sono stati sette anni interessanti. Non privi di momenti di sconforto, di insoddisfazione, conditi da qualche litigio, spolverati con poche incomprensioni. Ma molto di più, ricchi di risate, di compagnia, di parole scambiate con persone che non avevo mai visto prima, che forse non avrei rivisto più, ma che comunque non avrei potuto conoscere senza la tua mediazione. Non posso dire che sia stato un periodo di crescita professionale: cameriera ero il primo giorno, cameriera sono stata l’ultimo, anche se, progressivamente, mi è stato concesso di entrare dietro il bancone, di fare il caffè, addirittura il cappuccino! Ti ricordi Bar, l’emozione di quando per la prima volta, dopo un anno di collaborazione, ho avuto accesso alla macchina del caffè? E il primo latte macchiato, veramente penoso, preparato per una cliente occasionale (che comunque non sarebbe tornata, dopo aver bevuto quella brodaglia)? E poi, la soddisfazione delle mance, poche, è vero…(ecco, clienti del Bar che mi leggete: lasciate ogni tanto la mancia alla cameriera. Non la offenderete, le farete piacere e non andrete in rovina. Mica si parla di soldoni, bastano anche venti centesimi, ma per chi lavora, è gratificante, come se  diceste: toh, pago il caffè, ma ci metto qualcosa in più perché servito da te mi è sembrato più buono).

Sono stati tanti i protagonisti che con me hanno recitato davanti e dietro le quinte del tuo palcoscenico. Non posso ricordarli tutti, ma sicuramente non dimenticherò alcuni di loro, che spero di rivedere in altre occasioni. Non faccio liste, sono noiose, ma chi mi leggerà, tra loro, sa che anche di loro parlo. Tu continuerai ad esserci, il tuo caffè avrà ancora lo stesso sapore, verranno miscelate tisane, servite cioccolate, e molti nemmeno si accorgeranno che non sono più io a servirle. Tornerò a trovarti, ogni tanto, stanne certo, ci saluteremo da vecchi amici le cui strade si sono inevitabilmente separate, e ci riconosceremo. Sai, io sono convinta che esista una memoria dei luoghi, che nei posti in cui siamo stati, che abbiamo amato (o odiato), rimangano tracce di noi, negli angoli, sul soffitto, invisibili ma incancellabili. In te, un po’ di me resterà sempre, anche se nessuno se ne accorgerà. 

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20 thoughts on “Caro Bar…

  1. Dice molto di te e della tua profondità interiore, il fatto che anche un posto apparentemente ordinario come un bar ti abbia “arricchita”. Persone come te prendono e lasciano qualcosa in ogni posto in cui passano, e probabilmente molte più persone di quante tu immagini noteranno la tua assenza. In bocca al lupo per ciò che verrà da oggi in poi :*

  2. Qualche volta avevo pensato a come sarebbe stato entrare nel tuo bar e chiedere un caffè, mi sarebbe piaciuto molto farlo con il tuo consenso. Ma pensavo anche che quel lavoro era bello e umano perché tu sei così, spesso è banale, distratto. Chi frequenta bar si ferma dove trova sintonia, gli altri sono una interminabile sequenza di caffè, di aperitivi malfatti, di rapporti vuoti. Tu davi l’idea di vedere il buono in un lavoro che era una necessità, più che una scelta, ma sei tu così. Spero che ci sia un altro lavoro, che sia più vicino alle tue attese, che ti faccia star bene. Spero. E’ così piccolo questo verbo, ma lo vorrei molto, perché te lo meriti e dovrebbe essere un tuo diritto. Un abbraccio Ali, buon presente

    • Mi avrebbe fatto piacere servirti un buon caffè, carissimo Roberto, ma non siamo mai riusciti ad accordarci affinché questo accadesse. Vuol dire che ti aspetto sul nuovo posto di lavoro, anche se lì, per acquistare, dovresti investire ben più di un euro 🙂
      Il buono c’è dove ci sono persone con buoni sentimenti, e al bar non mancano. Qualcuno mi ha criticato perché secondo lui i miei post mettevano in ridicolo gli avventori. Non ha capito che l’umanità, me in prima fila, è ridicola, nel senso che induce al riso con comportamente ingenui, sciocchi, infantili, ma anche teneri, simpatici. Certo, c’erano anche episodi chiaramente seccanti, ma la mia curiosità non resisteva alla tentazione di “sceneggiarli”, e renderli appetibili a chi mi leggeva.
      Ora si volta pagina, nella vita e nel blog. Ti terrò informato.

  3. Non posso parlare in nome e per conto dei luoghi ma delle persone quello si e concordo che averti incontrata non può non lasciare traccia, vuoi per una brodaglia di latte macchiato, vuoi per una bustina di the, vuoi per cosa vuoi, ma sono certo che la persona che ho conosciuto e letto in questi anni non può non lasciare il segno.
    Da qui parte un nuovo capitolo, nuove pagine della tua vita, che posso solo sperare continui a scrivere con la sensibilità e la determinazione che ti contraddistinguono. Sul fatto che sappia cogliere nelle pieghe della realtà quotidiana il bello ed il positivo, caratteristica solo delle Grandi Persone, non ho dubbi perchè… tu lo sei!
    E non lo dico solo io, lo dice anche Lollo mi sembra, no? 😉
    Un sincero in bocca al lupo e un grande grande abbraccio
    C.

    • Grazie Claudio, sei sempre così gentile e lusinghiero nei miei confronti, che ho l’impressione che qualche persona a me cara ti paghi per dire cose belle di me 🙂
      Speriamo che il nuovo capitolo contenga storie con belle trame. Un caro abbraccio anche da Lollo.

  4. Tempo di cambiamenti anche per me, ma per chi non lo è? I cambiamenti per quanto traumatici spesso sono nuove opportunità. Lo dico in maniera scaramantica, ma ci credo! In bocca al lupo!

  5. Sono lieta di non scorgere amarezza in questo tuo scritto. Ci sento un po’ di anticipato rimpianto, ma questo è logico.
    Volti pagina ,ciò che hai letto te lo porti appresso; la prossima facciata è ancora da scrivere,per quanto riguarda un prossimo lavoro, ma c’è già stampata la tua esperienza, la tua simpatia assieme alla tua profondità di donna e di mamma : sono certa che tutto ciò ti aiuterà molto.
    Un super-abbraccio
    Cristiana
    Facci sapere!

    • Malinconia sì, forse anche un po’ di amarezza, ma nessun rimpianto. Non è stata una mia scelta, ma raramente le vicende della vita ci permettono di scegliere liberamente. Sono quasi sempre gli altri a decidere per noi, soprattutto nell’ambito del lavoro. Inizio una nuova avventura che non so come si dipanerà. Avrete mie notizie, stanne sicura Cri!

  6. Quando si chiude un periodo, la malinconia c’è sempre. Non so perché tu abbia lasciato il bar – mi auguro che sia perché hai trovato un altro lavoro più bello -, ma lasciare qualcosa mette sempre tristezza. “Algo se muere en el alma/cuando un amigo se va…” dice una canzone spagnola.
    Spero che ci racconterai anche le tue avventure nel nuovo posto di lavoro!

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