Come si dice…?

Un paio di giorni fa, Lollo facendo zapping è finito su un canale che trasmette video musicali. Lo sento borbottare qualcosa tra sé e pongo attenzione a quello che viene trasmesso. Un tipo dall’aria anonima, con una voce non disprezzabile, canta strofe da cui riesco a estrapolare solo una frase “come si dice quando ti spiace”. Sorvolando sulla risposta che scatta automatica, cerco di cogliere il significato della canzone. Tentativo inutile, visto che non riesco a capire nemmeno le parole, nè ci riesce il Lollo nazionale che ora scuote la testa con disgusto e rassegnazione. Mi viene in aiuto San Google da Internet, inserisco le parole chiave di cui sopra, ed ecco…la canzone è degli Sugarfree (per intenderci, quelli di “Cleptomania”), si intitola “Lei mi amò” e il testo è il seguente:

mentre lungo i ponti
l’alba scorre e va
emigranti stormi
s’involano da qua

se un fiore è eterno
se il cosmo è fermo
come si dice
se ti dispiace

lei mi amò
io l’amai
certe sere
come mai
lei mi amò
io l’amai
come mai
ti lasciai

se l’amore è un tempio
l’amore non ci amò
e se un bacio è vento
al vento non soffiò

se un fiore è eterno
se il cosmo è fermo
come si dice
quando dispiace

lei mi amò
io l’amai
certe sere
come mai
lei mi amò
io l’amai
come mai
ti lasciai

se l’amore è un tempio

quanto respiro
per non fiatare
quanto respiro
per respirare
come si dice
quando ti spiace

lei mi amò
io l’amai
certe sere
come mai
lei mi amò
io l’amai
come mai
ti lasciai

se l’amore è un tempio

Siete arrivati fin qui? Complimenti vivissimi! Avete capito il significato di questa canzone? Se la risposta è sì, prima cosa siete dei geni; seconda cosa, me lo spiegate, ‘ché io proprio non ci arrivo? A parte l’uso originale, per quanto indiscriminato, del passato remoto (che riesco a ravvisare solo in canzoni come “Signorinella pallida” e “Come pioveva”, collocabili, appunto, in un passato remoto), non ho trovato altro che una serie di parole messe a caso, e diciamo caso, che non danno né un senso né un affascinante idea di nonsense.

Nel caso in cui non conosceste questa canzone, mi scuso per avervela propinata. Come si dice quando ti spiace? Ah, sì! Mi spiace!

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Tutto cambia, nulla cambia.

Insomma, da due settimane è iniziato un nuovo capitolo della mia vita lavorativa, e specifico lavorativa perché per il resto le cose sono rimaste invariate. Certo è che il nuovo impiego ha portato con sé cambiamenti strettamente legati a orari e ad un ambiente, inteso come luogo ma anche come persone, completamente opposti ai precedenti. Mentre gli orari da bar erano…pipistrelleschi, impegnandomi soprattutto la sera, fino a notte inoltrata, e, almeno in inverno, esclusivamente nei finesettimana; ora devo alzarmi presto, cosa che non facevo da…troppo tempo. Il dritto della medaglia è che ho finalmente le serate e le domeniche libere e soprattutto non sono più dall’altra parte della barricata: se prima, durante le feste lavoravo, ero costretta a defezionare cene, compleanni, pasque, pasquette e capodanni, ora posso adempiere ai numerosi impegni che una donna di mondo come me ha. Questo è dimostrato ampiamente dal fatto che oggi, domenica, sono qui a casa, al pc ad aggiornare il mio blog…

Anche l’ambiente, dicevo, è del tutto diverso da quello del bar/sala da thè. Silenzioso quanto basta, si parla con tono pacato, si ride di meno, ma ci si incavola anche in maniera ridotta. Certo, non credo che potrò arrivare a mordere fino all’osso il braccio del nuovo Capo, come avevo fatto anni fa ai danni del F.d.C…Né potrò rispondere a male parole a clienti lumaconi, fatto salvo che qui, di clienti lumaconi non ne dovrebbero capitare. Così al baristone, alla Capa, a F.d.C, al vecchietto factotum e via dicendo, si sono sostiuiti altri personaggi che, tomi tomi, cacchi cacchi, hanno secondo me le loro belle particolarità.

La mia mentore, è un ragazza bellissima, bravissima e giovanissima. Da rosicare. E invece non rosico, perché è anche dolce, simpatica, lavora forsennatamente ed è davvero paziente e gentile con la sottoscritta, imbranata più che mai. E poi mi fa tenerezza, perché un po’ mi ricorda me. Non me alla sua età, proprio me: emotiva, un po’ permalosa, ansiosa. Oltre che bellissima, ça va sans dire…

Poi c’è il futuro collega: ha più o meno la mia età e finora non l’ho mai visto con le palle girate. Ogni tanto, quando il momento lo consente, gorgheggia con tono baritonale e praticamente è laziodipendente. Al punto che quando gli ho chiesto se era tifoso, mi ha risposto “No, sono malato”.

La futura collega è molto riservata, a volte sembra un po’ ombrosa, ma credo sia una tipa determinata e nello stesso tempo corretta. Ancora la devo inquadrare, tutto sommato.

Il Capo è un moto perpetuo. Mai visto uno più attivo e entusiasta del suo lavoro. Tende allo stakanovismo, ma non pretende dagli altri nulla più di quanto non chieda a sé stesso. E durante la pausa pranzo, col caldo che fa, non è raro che vada a farsi una bella partita di tennis rinvigorente. Inutile dire che io mi stanco solo a guardarlo. E’ pesante, questo sì, ed è lui il primo a dirlo. Pignolo e metodico, ma sempre educato e comprensivo con chi sbaglia. La cosa difficile per me, è imparare a frenare la lingua: è chiaro che non sempre posso essere d’accordo con quel che dice e con le sue modalità, ma è altrettanto chiaro che, pur essendo aperto a proposte, la Sua parola alla fine è Legge. A pensarci bene, però, anche al bar era così. Solo che là, prima di fare quello che voleva F.d.C., litigavo e lo insultavo…

Ehi, non vi ho detto qual’è il mio nuovo lavoro!

Ma di questo parleremo la prossima volta…