Ho visto cose…

La città è un universo a parte per i provinciali come me. Qualche giorno fa, sulla metropolitana, un uomo di età indefinita, vestito con panni indefiniti, avvicina una signora e con aria gentile le prende la mano. Lei accondiscende, risponde alle sue domande (come ti chiami, hai figli) fatte in un italiano corretto ma con forte accento straniero. L’uomo inizia un monologo incomprensibile sui bambini, su Dio, su domande e risposte, la cui conclusione è che non importa a quale fede si appartiene o se si è atei, l’importante è il rispetto per il prossimo e l’Amore. Poi chiede di nuovo alla donna “Come ti chiami?”  “Romina”, risponde lei. “Io mi chiamo Velia”. Un’altra donna esclama stupidamente “Se ti chiami Velia sei femmina!” Lui pazientemente ribatte “Sono rumeno. La Romania ha una lingua neolatina, ma cultura balcanica, il mio è un nome rumeno”. Poi si rivolge nuovamente a Romina e sentenzia “Tu sei molto simpatica dentro, anche se fuori sei brutta”. Scoppiamo tutti a ridere, compresa la “bella dentro”. Velia ringrazia Romina, fa un mezzo inchino e si allontana, per scendere o per andare a chiedere a qualcun altro “come ti chiami?”.

 

Per strada, due ragazzi parlano di scuola.

Ragazzo 1: e quindi lei ha detto che i discorsi indiretti sono in prima persona!

Ragazzo 2: ed è sbagliato?

Ragazzo1: certo! I discorsi indiretti sono sempre in terza persona, mentre quelli diretti sono sempre in prima!

Ho avuto la forte tentazione di avvicinarmi e dirgli “Perciò se io ti dico che sei un somaro, è discorso diretto o indiretto, in prima o terza persona, ma soprattutto, mi rispondi in italiano o ragliando?”

 

In treno incontro per caso mio cugino. Mi siedo, su suo invito, davanti a lui e cominciamo a parlare di tutto un po’: il mio nuovo lavoro, la crisi economica, la riforma delle pensioni. Sapendo che la mia voce tende a salire di tono quando parlo in luoghi rumorosi, sto attenta a modularla. Ci rimango malissimo quando una tipa si alza dal suo posto, neppure troppo vicino al mio, e con aria arrogante mi apostrofa “Scusi, può abbassare il tono? Sa, non sono interessata a quello che dice”. Divento bordò, chiedo a mio cugino se parlavo a voce troppo alta. Lui mi guarda con aria stupita “Proprio per niente! Sono pendolare “professionista” ed è la prima volta che assisto a un scena del genere. Quella donna è CHIARAMENTE matta!”. Qualche minuto dopo, il trillo del suo telefonino ha invaso lo scompartimento. Sto diventando troppo buona, se ho evitato di dirle che non ero interessata alla suoneria del suo cellulare?

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Lollosofia

Mio figlio, al contrario di me, è tipo da carpe diem, capace di trovare il positivo anche in pensieri “ultimativi”. Ma soprattutto, vuole sempre avere ragione.

Lollo: mamma, pensa se dopo la morte non c’è nulla.

Alianorah: se non c’è nulla non lo potrai sapere.

L.: ma sai che palle l’eternità in Paradiso.

A.: o all’ inferno. Dove però si starebbe in miglior compagnia, suppongo…

L.: il nulla invece è bellissimo.

A.: però, ripeto, non lo potresti sapere, perché non ci sarebbe nulla.

L.: vabbè…è bellissimo anche solo pensarlo.