Dal nano al niño

Se avessi saputo che un giorno Banderas sarebbe stato assunto come mugnaio dalla Barilla, avrei lasciato perdere di servire caffè al bar, o fare fatture a chi lo compra, e avrei seguito un corso per diventare…non so, macina di pietra, o pala rotante. Che poi io sono già bravissima così, a far girare le pale, figuriamoci con una specializzazione. Comunque, mai mi sarei aspettata di vedere il sogno erotico proibito dei miei trent’anni prendere il posto del brutto nano che fino a qualche anno fa sbavava dietro a quella svampita di Clementina*

Di tutti gli spot del Mulino Bianco che si sono susseguiti negli ultimi mesi, da quello in cui Antonio dialoga con la gallina esperta in fette biscottate (e non si capisce chi dei due sia il pollo); a quello dove puccia il cornetto nella crema al cioccolato fatta con le sue “proprie mano”; a quello che lo vede esaltare il gusto rotondo delle macine (ma non era il Glen Grant ad avere il “gusto rotondo”?); il più surreale è uno degli ultimi. Il caliente iberico infarinato balla la mazurka tutta la notte con una bella gnocca che sdilinquisce tra le sue braccia. Arriva l’alba e lui sussurra: “E’ ora di un abbraccio”. E la porta nel mulino. E le dà il biscotto. No, non “quel” biscotto, ma proprio un dolcetto vero, gusto panna-cacao, chiamato appunto “abbraccio”. Lei accetta il dono malcelando la delusione e commentando “E come si fa a resistere?”, prima di addentarlo vagheggiando ben altre degustazioni. E lui, con la stessa espressione seducente della gallina di cui sopra, risponde…”Non lo so”.

E non lo so nemmeno io, come si fa a concepire una siffatta fola. Personalmente, se proprio dovessi scegliere, al posto dell’ “abbraccio”, preferirei un…”galletto”.

*ogni riferimento ad altri nani che sbavano dietro a svampite è da ritenersi puramente casuale.