Sfogo non cutaneo

Il mio blog è nato come un diario pubblico. Mi divertiva scrivere le stranezze che mi capitano e fra le righe era chiaro quello che pensavo degli eventi che narravo. Non ho mai pensato che fosse un caso se su di me si concentrassero le azioni di tante persone particolari perché so da sempre che, tra tutte le persone strambe che popolano il mio microcosmo, la più stramba sono proprio io. E’ naturale che faccia da catalizzatore, portando a galla gli aspetti più singolari, comici, a volte ridicoli a volte commoventi, ma sempre umani, del mio prossimo. Ma il prossimo, come dice il termine stesso, è vicino a me, e non sempre gradisce vedersi attraverso i miei occhi. Soprattutto perché, automaticamente, pensa che se lui si è riconosciuto, tutti gli altri potranno riconoscerlo. E’ quindi subentrata, lentamente, una automoderazione nei miei post. Ho iniziato a selezionare gli argomenti da trattare, i protagonisti che hanno animato le vicende che accadevano, a chiedermi se Tizio piuttosto che Caia, ritrovandosi a torto o a ragione all’interno di esse, potessero sentirsi feriti, offesi, umiliati. Per quanto mi sia (quasi) sempre adoperata per cambiare i nomi e le situazioni, rendendole generiche o avulse dal contesto reale in cui sono accadute, è stato comunque arduo e a volte doloroso, scegliere e scartare, togliendo a me la consolazione dell’esercizio della scrittura ironica e autoironica, e ai miei non tanti lettori il pretesto di un sorriso sagace ma benevolo. Così un po’ per volta, il blog si è trasformato e snaturato. I post sono diventati sempre più rari, meno personali, più “normali”. Una mia amica, mi dice che i comici mi copiano, perché prima o poi fanno battute che ho già scritto su un post o su uno status du Facebook. Le ho risposto che in realtà non mi copiano (dubito che anche il più scalcinato dei comici perderebbe tempo a leggermi) ma partoriscono le stesse banalità di cui parlo e le ovvietà con cui le commento.

Mi chiedo allora se sia ancora il caso di tenere in vita un blog che ha perso il suo senso iniziale, se mai un senso ha avuto (cit. Vasco Rossi), in particolar modo in questo periodo in cui alle flebo dei post, in molti preferiscono le intramuscolari degli status sui social network. Immagino le considerazioni di chi mi leggerà: chi mi ama, dirà di continuare; chi mi sopporta, dirà di fare come voglio; la maggior parte, non dirà niente o penserà che cerco consensi. Non è così. Però con questo noioso post, né divertente né accattivante, ho voluto comunicare un piccolo disagio a una platea sempre più ridotta di lettori di blog, senza polemiche e, una volta tanto, senza ironia.

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24 thoughts on “Sfogo non cutaneo

  1. Sono tra quelli che ti amano e ti chiedo, ovviamente di non chiudere il blog perché per quanto tu epuri e normalizzi il tuo vissuto l’ironia che regali alle nostre vite, spesso non troppo diverse (forse proprio perché tra strambi ci troviamo?), è un piacevole diletto e farne a meno sarebbe un peccato: ci stanno già privando di tanto… almeno il tuo blog lasciacelo ^_^
    un abbraccio,
    Lisa

  2. Io sono una di quelle che ti legge ancora e ti ha seguito da splinder a qui. Ci sarà un motivo no? Però la crisi di cui parli la conosco anche io. Sto cercando in maniera patetica di tenere vivo il mio blog scrivendo le poche cose che mi sono rimaste da raccontare, quello che scrivo staccato dalla mia vita personale.
    Non ho il diritto di consigliarti che cosa fare. In fondo il blog è parte di te, noi qui siamo solo ospiti. Però sarebbe un peccato non sentire più la tua voce.

  3. Sono felice di essere tra i pochi (ma non credo cosi’ pochi) che ti leggono e ti apprezzano.
    Sempre che tu voglia, continua a scrivere: i tuoi post sono stati in grado di tirarmi su di morale in momenti tristi e di farmi vedere situazioni “simili” a quelle che hai raccontato sotto un’altra luce.
    Un caro saluto.

  4. Io ti amo!!! Per questo non posso che dirti di continuare. Ma siccome ti amavo molto, direi perfino di più, anche quando correvo il “rischio” di riconoscermi tra le tu bellissime ed ironiche righe, vorrei che tornassi a vivere il tuo blog così come lo hai concepito. Ti avviso, tuttavia, che, qualora dovessi accogliere la mia richiesta e mi sentissi, poi, offesa dalle tue parole, sarà mia cura il rifilarti un bel destro in un occhio, tanto per pareggiare i conti.

  5. continua Ali, continua a scrivere, di ironia ed autoironia abbiamo bisogno costantemente. C’è poco di serio in giro e di quello non si parla, almeno parliamo delle nostre vite come ci viene. Possibilmente senza censure.

  6. L’hai detto tu stessa che la gente ama il social network, si dicono un sacco di cose personalissime e ridicole di se stessi nei famosi status di FB o nei post di Twitter ecc… gli stessi personaggi che a volte sono rimasti piccati riconoscendosi nelle pagine del tuo blog, sono magari le stesse che dicono cose terribili degli altri e di se stessi sui loro social network…ci faranno l’abitudine! Continua…un abbraccio

  7. Cara Maria Carla, ho da sempre apprezzato il tuo modo di raccontare i fatti che ti accadevano intorno, ho sempre goduto abbastanza compiaciuto della tua intelligente ironia. Nel raccontare il quotidiano sei oltremodo originale e sai cogliere aspetti particolari …pelimetrici…che ai più sfuggirebbero. Anche se senti che la vena creativa si sta riducendo ( e in questo periodo per te non dovrebbe esser così)..cerca di continuare !!! Va benissimo anche un post mensile.
    Ciao Fab

  8. Non so, cara, non sei la prima che sento che si trova ad essere limitata in quello che scrive dal fatto che chi la conosce potrebbe riconoscersi e potrebbe non gradire. Io ho cercato di tenere molto separata la vita “reale” dal blogghino, e di essere spesso così generica da non rendere possibile l’identificazione. Penso però che sia un tuo diritto esprimerti e dire cosa pensi, fregandotene anche un po’ di cosa tizio o caia pensano di leggere dietro le righe.

    NON CI LASCIARE TI PREGO!

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