C’è qualcosa di nuovo nell’aria?

Capitava a sera, inaspettatamente, e qualsiasi sera poteva essere buona: in particolare quelle brumose, più fredde che umide, che cominciano ad arrivare dopo la metà di ottobre, a proclamare a gran voce che, a dispetto delle temperature tiepide del giorno, l’autunno ha preso pieno possesso della sua dimora e si sta preparando ad accogliere lentamente l’inverno. Capitava che nell’aria, all’improvviso, si sentisse un profumo particolare, un’armonia di essenze che mescolava foglie secche e fumo di legna, nebbia ed erba bagnata, con una punta di freddo puro, asciutto, in sottofondo. Capitava che in quel momento, chiudessi gli occhi, inspirassi profondamente e senza nessuna premeditazione, la mia mente pensasse “Natale”. Non c’erano collegamenti reali, concreti. Non avevo bisogno dei festoni colorati, della pubblicità del pandoro, del muschio. Bastava la luce arancione di un lampione, un refolo di vento, un soffio di nebbia, un suono lontano di natura non definita. E non importava se stessi salendo in macchina, uscendo da un negozio, chiudendo un portone o andando al lavoro. “Natale” era già lì, in quell’aria più fredda che umida, in quell’odore di sottobosco che a sorpresa raggiungeva anche la strada più trafficata.

Di anno in anno, questa personalissima epifania è arrivata sempre più tardi nella mia vita. Perché ho smesso di crescere e ho cominciato ad invecchiare? O perché le difficoltà sono diventate sempre più numerose e hanno stemperato la magia e l’attesa di qualcosa che ha per me sempre meno senso? Quest’anno, quel giorno qualsiasi, inaspettato, non è ancora arrivato, sebbene le Feste siano alle porte. Eppure, non smetto di sperare che una sera, all’improvviso, io possa chiudere gli occhi per un attimo, respirare a fondo un profumo indefinibile, e che la mia mente, nonostante tutto, possa di nuovo pensare “Natale”.

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10 thoughts on “C’è qualcosa di nuovo nell’aria?

  1. Che bello, se fosse sempre davvero così, Natale, e avere tempo e spazio mentale per ripensare, al passato, alle cose belle, annusare gli odori, la stufa a carbone della mia infanzia e i ceci messi ad abbrustolire…

  2. Bella domanda… Devo dire che Natale ha acquisito per me un nuovo senso rispetto a quando ero giovane per due motivi: uno, perchè ho cominciato a sentire la necessità di salutare e vedere almeno per una volta all’anno i parenti, forse (il che è triste) li sento più fragili; e due, da che sono disintossicata dalla tv le menate pubblicitarie con i panettoni già da metà ottobre non le sento più, perciò non arrivo a Natale già stremata desiderando che finisca.
    Quel profumo che dici però, anche io non lo sento più da anni.

  3. Che bello questo post. Io sto diventando vecchia, ma provo ancora queste sensazioni. Peccato che, da un paio d’anni a questa parte, passi il Natale a fare la badante… la fragilità della mamma e delle zie mi mette tristezza.

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