Ritrovarsi…

…mi sembra il titolo più adatto per questo nuovo post che arriva a più di quattro mesi di distanza dal precedente. Voglio raccontarvi una piccola storia…

Avevo 5 anni quando conobbi M. Ci accomunavano l’età, gli occhi azzurri e l’origine nordica. Mia madre piemontese, i suoi genitori lombardi. M. era una bambina seria, un po’ timida, caratterialmente diversa da me. Forse per questo andammo subito d’accordo. Pur vivendo nello stesso paese, abitavamo a diversi chilometri di distanza, per cui non ci vedevamo spesso. Le nostre mamme non erano propriamente amiche, ma si incontravano di tanto in tanto a casa di un’amica comune, ed io e M. giocavamo insieme.

Il primo giorno di scuola elementare non conoscevo nessuno dei miei nuovi compagni di scuola. Mi guardavo intorno un po’ smarrita, tesa per la prima vera separazione da mia madre, ostentando un’ aria distaccata e sicura di me che non mostrava i sentimenti che mi si agitavano dentro. Poi, tra tutti quei visi sconosciuti, riconobbi quello di M. Ci salutammo, o forse no. La mia apparente sicumera nascondeva una grande timidezza (forse più grande della sua), che mi faceva temere (mi accade anche ora, talvolta) di non essere gradita e accettata. Ricordo ancora che mi alzai per andare a gettare qualcosa nel cestino della carta straccia, e alzando gli occhi incrociai quelli di M., che mi sorrise e mi fece un cenno, per farmi avvicinare a lei. Non so se lo chiedemmo noi alla maestra, o se fu sua iniziativa, fatto sta che ci mise al banco insieme. Così si rafforzò il nostro rapporto e per tre anni fummo “amiche del cuore”, inseparabili. Ma la vita unisce e la vita separa, e in questo caso, fu sempre la maestra ad intervenire. Considerò che il nostro rapporto era troppo esclusivo, si mise in mente che forse questo avrebbe ostacolato il legame con gli altri bambini e in quarta elementare decise arbitrariamente che non potevamo più essere compagne di banco. Fu un dispiacere per entrambe, ma la parola della maestra ai miei tempi era legge e non ci rimase che accondiscendere. Naturalmente io e M. continuammo a frequentarci anche fuori da scuola. Andavo io più spesso da lei, facevamo i compiti e a merenda sua mamma ci preparava il budino al cioccolato, che divoravamo ancora tiepido, perché ci piaceva di più così. Passarono gli anni delle elementari, ci ritrovammo nella stessa classe in prima media. Poi lei andò via: con i suoi genitori tornò in Lombardia. Mi regalò la sua collezione di fumetti, ci scambiammo gli indirizzi e continuammo ad essere amiche per posta. Niente internet, niente cellulare…il telefono si usava solo per chiamate “importanti”. M. e io non ci perdemmo di vista per più di dieci anni, anche se le lettere si diradavano sempre più. L’ultima sua comunicazione la ricevetti quando nacque Lollo: mi spedì un biglietto di auguri scritto con la sua grafia minuta e ordinata, così tanto diversa dalla mia, caotica e angolosa.

Qualche anno più tardi venni a sapere che il suo papà, signore gioviale e generoso, era mancato dopo una lunga malattia. Il suo numero non era in elenco. Non sapevo se avesse cambiato caso. Non osai scriverle e di lei non seppi più nulla.

Nell’era dei social network, mi iscrissi al famigerato Facebook, e il suo fu uno dei primi nomi che cercai, inutilmente. A quanto pareva, M. si era sottratta alla febbre dei messaggi istantanei e della condivisione di status di poca importanza. Non avevo grandi speranze di rintracciarla.

Un paio di mesi fa, quasi per caso, digitai il suo nome completo su Google, e si visualizzò un link che mi rimandava ad un noto sito per lo sviluppo di contatti professionali. La zona corrispondeva, la professione anche…poteva essere davvero lei! Le mandai una richiesta di contatto e pochi giorni dopo mi arrivò una risposta…”Sei proprio tu? La ragazza con cui sono cresciuta?”.

Da allora ci siamo scambiate numerose email. Ci siamo raccontate le nostre vite, le nostre esperienze, abbiamo cercato di colmare un buco temporale durato quasi vent’anni. E’ stato un po’ come riaprire la stanza abbandonata di una casa familiare e sempre accogliente, e ritrovare intatti gli oggetti, i ricordi, le emozioni lasciate lì, ma mai dimenticate. E’ stato bello scoprire che siamo cambiate, ma siamo anche le stesse. Che nonostante la distanza l’affetto è rimasto intatto e la voglia di raccontarci è tornata più forte e più matura di prima.

La vita unisce, la vita separa. E qualche volta la vita permette anche di ritrovarsi.

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