Masterschif

Con l’avvento dei social, si moltiplicano esponenzialmente proliferando come acari su un tappeto polveroso la foto di manicaretti. A volte tratte da siti di cucina, ma il più delle volte risultato delle alacri mani del “postatatore”, primi, secondi, dolci, minestre e papponi occhieggiano da tanti diari raccogliendo plausi e like.

Io no. Cucino in modo mediocre ma probabilmente anche se fossi uno chef pluristellato, qualunque cosa voglia dire, non lo farei. Uniche eccezioni: alcune torte di compleanno che ho fatto per Lollo e, lo dico con orgoglio, pure quelle venute male, perché non volevo (tanto) spararmi le pose quanto festeggiare simbolicamente i genetliaci dell’erede.

Sabato scorso per la prima volta ho fatto i ravioli. Tutti io, dalla pasta al ripieno di ricotta e spinaci. Sono venuti male, nel senso che erano brutti anzichenò, ma ne ero talmente fiera, soprattutto per la fatica spesa, che ho fatto una bella foto del vassoio con su il mio bel chiletto di ravioli sbilenchi. Crudi, perché cotti…non riesco a pubblicare nessuna foto di cibo cotto. Come dice la mia amica Teresa, ogni cibo casalingo, per quanto bello e magari anche buono, in foto dà l’idea del mappazzone informe. So che in molti non condivideranno questa idea, ma concordo con Teresa. Ma torniamo ai ravioli. Ero troppo contenta e ho peccato di orgoglio. E i peccati, come dice Santa Romana Chiesa, si pagano.

Il giorno dopo, mi alzo pimpante pregustando il figurone che le mie creature faranno a tavola, ma…Horribile visu! In modo decisamente maldestro, anziché lasciarli belli sparsi sul vassoio, li avevo incautamente sovrapposti e, vedendo che erano già belli asciutti, li avevo infilati in frigo per non fare inacidire il ripieno. Ma la ricotta ha un umidità retroattiva. Nel senso che il raviolo asciutto verrà nuovamente bagnato, nel tempo, dall’infingarda ricotta, che ammollerà schifosamente la pasta all’uovo, determinando il famigerato “effetto colla”.

Per farla breve: i miei ravioloni si erano penosamente appiccicati l’un l’altro, come cozze agli scogli. C’è voluta la manodiddio per riuscire a salvarne (deformandoli nell’azione di scollamento) almeno tre porzioni, mentre altri hanno dovuto arrendersi al decimonono principio della termostatidinamica: i ravioli incollati tra loro spesso sono come Romeo e Giulietta, restano uniti fino alla morte.

In buona sostanza, domenica ho mangiato i miei ravioli, che erano buoni. Conditi con sugo leggero di pomodoro e spolverati con una buona dose di autocritica mista ad umiltà ritrovata.

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