Darwin e gli Harmony (prima parte)

Ogni cosa subisce una trasformazione. E questo ce lo insegna la fisica. Molte cose subiscono un’involuzione. E questo ce lo insegna la vita. Ma anche le tette. Alcune cose subiscono un”evoluzione. E questo ce lo insegnano Darwin e i libri Harmony (i riferimenti sono alla serie Harmony Rosa). Vediamo in che modo.

Gli Harmony ieri:

Lui: ricco (a volte con un passato da povero) imprenditore, faccendiere, scrittore, artista, alto, bello, o in alternativa, troppo maschio per essere definito classicamente bello. Tenebroso dal fisico prestante. Nelle storie più sofferte ha un difetto fisico, preferibilmente la cecità (e ritorna Jane Eyre), a volte la zoppìa. La guarigione, in questi casi, è frequente ma non garantita, ma ciò non cambia di una virgola il suo fascino magnetico e predatore. Preferibilmente moro con gli occhi grigi, naso aquilino, mento volitivo, labbra sottili un po’ crudeli, mascella squadrata. Peloso, vagamente truzzo, con fascino latino anche se è nato in Norvegia. Ma non è mai nato in Norvegia in quanto è spesso americano o inglese. Talvolta spagnolo o messicano o rom. Raramente di altre etnie e/o nazionalità. Ha come minimo 10 anni più di lei, E’ SEMPRE arrogante, molto intelligente, astuto e capace di leggere nel pensiero di quella scema che diventerà l’amore della sua vita, tranne per il fatto che fino all’ultima pagina non capisce che lei lo ama fin dalla prima volta che si sono visti. E’ un concentrato di virilità, ha una sensualità esplosiva, un passato pieno di amanti favolose ma è sessualmente trattenuto con la scema di cui sopra. La rispetta, ma solo nella misura in cui non se la porta a letto. Per il resto la umilia, la sbeffeggia, la bacia con passione ma poi sogghigna cinicamente palesando indifferenza. Solo alla fine si scopre che anche lui la ama dal primo momento in cui l’ha vista, ma poiché in passato è stato A) tradito da una zoccola che incidentalmente aveva sposato B) umiliato da una zoccola sposata con un altro C) deluso da tutte le donne che erano solo interessate ai suoi soldi quindi erano zoccole D) ingannato da una che era tale e quale alla scema ma in realtà era una zoccola… dunque per uno a caso di questi motivi, non è mai riuscito a fidarsi della protagonista.

Lei: bellissima o molto di rado stile Jane Eyre, quindi di fondo cessa ma con vivida bellezza interiore. Nei casi in cui è cessa, ha una femminilità sottile che sboccia quando incontra lui (detta altrimenti: voglia di pisello). E’ nella stragrande maggioranza dei casi vergine, povera (a volte con un passato da ricca), assolutamente soggiogata dalla schiacciante mascolinità del brutalone che la rimbambisce al primo sguardo. Succube, debole, con un passato da orfana maltrattata, da cenerentola vituperata o da ereditiera viziata che si è trovata sul lastrico dall’oggi al domani. Ha un fisico snello e flessuoso, vita sottile, seni piccoli ma sodi, capelli lunghi quasi sempre biondi. E’ SEMPRE nativa del Regno Unito o degli USA. Ha avuto al massimo qualche filarino e talmente inesperta che per lei il bacio alla francese è quello con la erre moscia. Appena scopre quanto è piacevole, diventa automaticamente zoccola inside, ma nasconde con pudore i suoi istinti ferini nel timore che lui la giudichi male. Il lato oscuro del suo carattere si manifesta a circa dieci pagine dalla fine quando, stanca di essere trattata come la scema che è, sparisce dalla vita del tipo non lasciando tracce. Solo nel rush finale, quando lui si prostra ai suoi piedi quasi in lacrime dichiarando di amarla e con il brillocco pronto da infilarle al dito, lei magnanimamente lo perdona. E poi gliela dà, ma questo si sa ma non si dice.

L’altra: è perfida, malvagia, ninfomane, falsa come giuda, sexy all’inverosimile, veste abiti stretch, tacchi alti, si trucca pesantemente, ha i capelli neri o rossi e non è MAI vergine. In una parola è zoccola.

L’altro: non c’è quasi mai. Quando c’è, è il tipico ragazzo della porta accanto, morto di seghe (sottinteso), piuttosto timido, imbranato, povero, racchio o efebico. Quasi sempre è innamorato della scema che lo friendzona spietatamente. In sporadici casi si rivela avere disturbi psichici, manie, un doppio volto, un carattere terribile. Quasi sempre scompare nel nulla, sconfitto. In una parola è uno sfigato.

Il punto di vista: quasi sempre ogni vicenda si sviluppa dal punto di vista di lei. Chi legge il romanzo sa fin dall’inizio vita, morte e miracoli della protagonista. Le sue emozioni, i suoi palpiti, vengono minuziosamente descritti e sviscerati mentre lui rimane una figura misteriosa, dei cui sentimenti non si sa nulla. Questo permette un’identificazione perfetta con la donna e causa pesante frustrazione e irritazione verso il maschio, di cui si subisce però anche, masochisticamente, il fascino.

La dinamica di coppia: lui domina lei per 140 pagine. Nelle restanti cinque si scoprono tutti gli altarini già delineati nei profili su riportati. Lui non è cattivo. Lo sembra perché ha molto sofferto. Lei non è scema. Lo sembra perché lui fa il cattivo. Lui non è arrogante. Lo sembra perché non vuole mostrare la propria fragilità. Lei non è debole. Lo sembra perché lui fa l’arrogante. Lei lo sorprende in mille atteggiamenti compromettenti con l’altra, che spesso è una ex amante, e solo dopo mille peripezie si scopre che sono stati tutti grossi equivoci (la tipa vede la zoccola che esce in piena notte dalla sua camera da letto nuda? sì, ma si saprà poi che lui non c’era! la tipa vede la zoccola che si china a baciarlo appassionatamente sulle labbra mentre è steso sul divano? sì, ma infine si svelerà che lui era privo di sensi; ecc ecc.). Lui è sicuro che lei sia troppo pura per volere uno tanto più vecchio e pieno di amarezza e trova mille prove di questa sua convinzione. Un calvario.

Il sesso: praticamente assente (o presente solo in modo pudìco se i due per qualche strano motivo si sposano prima della fine della storia) la copulazione completa. Verso la fine degli anni ottanta a volte ci si spinge al petting.

Le eccezioni: in qualche romanzo lei incontra lui cinque o sei anni dopo averlo conosciuto e aver tentato di sedurlo provocandone l’ostracismo. In quel lasso di tempo lei resta vergine, lo continua ad amare e teme la sua vendetta. Lui diventa ricco, bono e spietato al pari del conte di Montecristo. Il finale non cambia: anche lui l’ha sempre amata e l’ha già perdonata da tempo, ma non si sa bene perché non glielo fa capire se non in zona cesarini. In rare storie lei ha un carattere volitivo e lui, pur arrogante, è simpatico. Sono gli Harmony Rosa di genere commedia, i più originali se di originalità si può parlare nel campo della letteratura femminile di questo tipo. Qualche volta lei non è vergine, perché vedova (ma il suo matrimonio non è stato felice) oppure perché il tipo tenebroso ha colto il fiore della sua illibatezza sparendo nel nulla subito dopo e facendo la figura del vigliacco. Naturalmente anche per questo alla fine si trova sempre un motivo più che valido e che vede entrambi vittime delle circostanze o di malvagi figuri di contorno.

Il peggiore:  “Amanda al ballo”. Lei è bellissima e scemissima. Lui è bellissimo e cattivissimo. Lei, pur affetta da ninfomania (ma solo con lui!), non gliela dà nemmeno a morire e lo porta a un punto di frustrazione tale che lo porta a dire: ti sposo perché non me la dài ma tanto non ti amerò mai perché l’amore non esiste.  Si sposano, fanno quel che devono fare, lei ha un bambino e lui continua a trattarla come l’ultima delle donne. Finché un giorno non torna a casa e scopre che lei ha preso baracca, burattini vestiti e figlio e se n’è tornata da mammà. Allora impazzisce, corre dalla suocera sbraitando come un ossesso che lei gli appartiene e bla bla. Fin qui tutto normale se non fosse che la deficiente quando vede il marito disperato cade dalle nuvole: le non lo aveva affatto lasciato perché lo ama troppo! Era semplicemente in visita dalla madre (con cui comunque si lamentava perché lui la trattava male). Si viene dunque a sapere che i vestiti erano stati tolti dall’armadio dalla donna di servizio che, stanca di vedere soffrire la decerebrata voleva far credere allo zoticone l’impossibile: che avesse un minimo di cervello. Alla fine, lei, felice e contenta torna con lui alla casa coniugale, lo bacia appassionatamente e gli ripete per la millesima volta “Ti amo”. Al che lui risponde “Anche io. Credo“. Tutto molto cattolico.

 

mzlqpznUsxWjXStgWaXwN6g

 

 

Advertisements

3 thoughts on “Darwin e gli Harmony (prima parte)

  1. Ma pensa tu … io che pur amo molto leggere, non ho mai aperto un Harmony o Liala o simili, nella granitica convinzione che mi avrebbe stufata, e che fossi naufragata su un’isola deserta con una cassa waterproof di questi libri, pur anelando una sana lettura quotidiana, li avrei usati per accendere il fuoco. Ora tu me li descrivi così dettagliatamente, e io scopro che avevo capito tutto già solo dalle immagini delle copertine. Grazie, fa piacere constatate di avere un certo intùito 😀
    Per ricambiare la risata che mi hai regalato, allego filmatino di Totò che disquisisce sulla parola sùccubo e le sue derivate (minuto 1.40) …. succubò, succubì, succubà, succubè a tutti 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...