Se questo è un film

Ieri ho visto un film fantastico, Graffiante desiderio, datato 1990 e qualcosa, classificato thriller erotico con nientepopodimeno che Andrea Roncato, Serena Grandi, Vittoria Belvedere e il celeberrimo Ron Nummi.
Purtroppissimo ho perso l’inizio, ma c’è questo giovane belloccio, Luigi, che sta con una tipa ma arriva Sonia, sua cugina, che lo seduce, confermando il famoso adagio “non c’è cosa più divina…”. Intanto cicciano fuori Andrea Roncato e la Serenona, datore di lavoro di Luigi e consorte. Andrea senza Gigi, è un imprenditore e offre un lavoro altamente qualificato a Sonia, che non sa far nulla ma è bona. E qui si capisce come mai a me nessuno ha mai offerto un lavoro altamente qualificato.
Com’è, come non è, Luigi e Sonia finiscono su una spiaggia di scambisti e lei lo convince a far sesso con una tizia che sembra un trans mentre lei si apparta con il relativo compagno. Luigi, con molto disgusto, si tromba il simil trans, ma quando torna da Sonia, lei lo mena tantissimo e lo riempie di graffi (da qui il titolo, suppongo), perché lui è andato con un’altra, dimostrandosi un porco, mentre lei voleva solo mettere alla prova la sua fedeltà. Vabbè.
Come se non fosse successo nulla, tornano a casa insieme. Il giorno dopo Sonia va da Andrea senza Gigi, e viene assunta, dopo una ripassatina di cui Luigi sembra non accorgersi. Contestualmente, Andrea chiede a Luigi di portare Serena ad un evento. Ma l’evento salta, Luigi e Serena cenano da soli, lei non porta le mutande, cerca di sedurlo mangiando della macedonia, lui resiste e torna dalla cugina/fidanzata, che dorme. Luigi è un po’ su di giri, prova a fare un’avance a Sonia che lo respinge male perché ha sonno (giustamente, stava dormendo), quindi lui va a cercare sul vocabolario la parola “schizofrenia”, e capisce qualcosa. Mah. Poi lei si sveglia, lui ha fame e mangia della carne avanzata per cena.
Intanto la sua ex fidanzata è scomparsa.
Ora non ricordo benissimo l’appassionante susseguirsi degli eventi, ma a un certo punto Luigi scopre un diario di Sonia, con delle formule magiche, degli appunti e un sacco di insulti. Senza un filo logico (apparente, e qui sta il genio dello sceneggiatore), si ritrova ad un’importante riunione di lavoro con dei giapponesi. Ma, colpo di scena, sulla proposta di contratto qualcuno ha scritto la frase “i giapponesi cagano giallo”. Purtroppo l’affare salta, perché i giapponesi, oltre ad evacuare in strani modi, si rivelano anche permalosi. Luigi viene licenziato e scopre che la colpevole è Sonia. Lei cerca di farsi perdonare mettendogli la lingua in bocca, ma lui niente…e la lascia.
Indagando con perizia, trova il cadavere della sua ex, in un congelatore in soffitta, e filmini di copule tra Sonia e Andrea, sempre senza Gigi, perché il triangolo no.
Mentre sta valutando se è il caso di fare qualcosa di più concreto che bamboleggiare aggiustandosi il ciuffo biondo, riceve una randellata in testa e si ritrova legato davanti a Sonia in reggicalze, che un po’ lo provoca, un po’ lo riempie di calci nelle palle. La fanciulla, si scopre aver ucciso i propri genitori, l’ex ragazza di Luigi e chissà chi altro, perché a 12 anni era stata stuprata da uno zio. Non si capisce se zio di lei, di Luigi o di tutti e due. Boh.
Arriva in extremis la polizia, chiamata da Serena Grandi, ma si accende una colluttazione che si conclude con Sonia che cade dal balcone.
Drammatico primo piano di un Luigi tumefatto e stravolto.
Fine.
Non capisco perché su Wikipedia sia stato definito il più brutto film italiano di sempre.
Proprio non capisco.

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Dal nano al niño

Se avessi saputo che un giorno Banderas sarebbe stato assunto come mugnaio dalla Barilla, avrei lasciato perdere di servire caffè al bar, o fare fatture a chi lo compra, e avrei seguito un corso per diventare…non so, macina di pietra, o pala rotante. Che poi io sono già bravissima così, a far girare le pale, figuriamoci con una specializzazione. Comunque, mai mi sarei aspettata di vedere il sogno erotico proibito dei miei trent’anni prendere il posto del brutto nano che fino a qualche anno fa sbavava dietro a quella svampita di Clementina*

Di tutti gli spot del Mulino Bianco che si sono susseguiti negli ultimi mesi, da quello in cui Antonio dialoga con la gallina esperta in fette biscottate (e non si capisce chi dei due sia il pollo); a quello dove puccia il cornetto nella crema al cioccolato fatta con le sue “proprie mano”; a quello che lo vede esaltare il gusto rotondo delle macine (ma non era il Glen Grant ad avere il “gusto rotondo”?); il più surreale è uno degli ultimi. Il caliente iberico infarinato balla la mazurka tutta la notte con una bella gnocca che sdilinquisce tra le sue braccia. Arriva l’alba e lui sussurra: “E’ ora di un abbraccio”. E la porta nel mulino. E le dà il biscotto. No, non “quel” biscotto, ma proprio un dolcetto vero, gusto panna-cacao, chiamato appunto “abbraccio”. Lei accetta il dono malcelando la delusione e commentando “E come si fa a resistere?”, prima di addentarlo vagheggiando ben altre degustazioni. E lui, con la stessa espressione seducente della gallina di cui sopra, risponde…”Non lo so”.

E non lo so nemmeno io, come si fa a concepire una siffatta fola. Personalmente, se proprio dovessi scegliere, al posto dell’ “abbraccio”, preferirei un…”galletto”.

*ogni riferimento ad altri nani che sbavano dietro a svampite è da ritenersi puramente casuale.

Brodo caldo

A costo di scatenare ancora le ire di Teodosio Losito o di fanatici troll che prendono le sue difese, ho deciso di dedicare un post a  “Sangue caldo”, l’ultima creazione televisiva del suddetto, terminata ieri. Premetto che potrò essere imprecisa perché l’ho vista a salti e balzelli, ma quanto basta per averne colto l’essenza. O meglio, l’inessenza.

Alla vigilia dell’entrata in vigore della legge Merlin, c’è questa tipa, interpretata da Asia Argento, che fa la mignotta e ha una storia con questo tipo, Gabriel Garko, che fa il ladro. Una bella coppietta. Lui fa una rapina, si tiene il malloppo e viene steso da un complice con la faccia da tedesco, (che infatti è tedesco), che vuole i soldi. Ma Gabriel li ha già dati alla fidanzata che scappa in Svizzera con i due figli di padri diversi, una collega del bordello e il di lei figlio. E poi tornano in Italia e tutti insieme si comprano un bar. Ma c’è un poliziotto che sta sulle loro tracce: è Vincent Spano, che dopo aver avuto scarso successo in America, è venuto ad averne ancora meno qui. Per farla breve, per un po’ le due ex cocotte e i figli stanno in pace, finché faccia da tedesco li trova. Corteggia la figlia di Dario Argento e la sposa. La prima notte di nozze la gonfia di cazzotti, la lega (male) e poi va a letto con il suo fidanzato. Non di lei, ma di lui. Eh sì, perché il cattivone è innamorato di un bel giovane (interpretato dal fratello della Arcuri, che chissà cosa ha fatto per fargli avere questa parte) malvagio quanto lui, che di mestiere fa il travestito in un locale per uomini con il “vizietto”. Insomma, dopo una notte d’amore, il cattivone esce per comprare  i cornetti caldi al suo ragazzo (romanticone, lui), la tizia si libera (era legata male, ve lo avevo preannunciato!) e ammazza il travestito scambiadolo per il marito picchiatore. Questi torna e le spara insultandola pesantemente con parole che non sto qui a ripetere. Poi va a prendere i due figli di lei e vende il maschio agli zingari (non ci giurerei, ma forse lo regala proprio) ma con la femmina non ricordo proprio cosa ci fa. Potrei pensare che la violenta, ma essendo gay non credo sia arrivato a tanto. Com’è, come non è, il poliziotto riesce ad arrestarlo, salva la ragazza e la adotta. Non sa il meschino che lei da grande diventerà Manuela Arcuri. Poi ho perso tre puntate, ma si capisce che il poliziotto, rimasto vedovo, si innamora di Manuelona e cerca di stuprarla. Purtroppo per lui, ma credo anche per lei, l’atto vile non viene compiuto perché arrivano il fratello di lei (che detto per inciso è Ranierodelgrandefratello) e il figlio dell’altra mignotta (che manco a dirlo, è un prodotto del grandefratello pure lui), che è diventato un cocainomane che gestisce un locale di lap dance (lap dance negli anni sessanta?), e interrompono lo stupro menando di brutto il polizotto. Quindi i tre, finalmente di nuovo insieme, si mettono a cercare il cattivone che intanto è uscito di prigione. Il fratello lo trova, ma si fa fregare come un fesso e dimostrando chiaramente che zingari si nasce, ma non si diventa, viene ucciso in quattro e quattr’otto. Manuelona e il cocainomane riescono a rintracciarlo, lo pistano per bene e poi lo ammanettano al letto. Tanto per gradire lui gli spara ad una spalla e poi incita lei a ucciderlo. Scena epica: lo sniffatore per convincerla a sparare chiede al cattivone come ha ucciso la madre di lei. E il malvagissimo, ammanettato al letto, con la faccia più sanguinolenta di una fiorentina e un braccio spappolato, si esibisce in un ghigno e sibila “bang bang” (cioè, capite…questo fa “bang bang” e ride. Ok, non è cattivo soltanto, è anche scemo). Lei sta per fare bang bang a sua volta quando arriva un magistrato bonazzo, che è stato anche il suo uomo, e le impedisce di compiere il delitto. Ma al cocainomane no, e facciadatedesco, finalmente, muore. Il vendicatore viene condannato a 26 anni di carcere. Dopo addirittura DUE ANNI di galera (tanto per dire che la giustizia italiana faceva schifo anche quattro decenni fa?) gli viene dato un permesso di due giorni. Fuori dal carcere la Arcuri, diventata stilista di moda, lo aspetta a bordo di una favolosa spider. Lui le chiede di poter guidare, lei accetta e mentre sculettando gira intorno alla macchina per sedersi dal lato passeggeri, lui piglia e la molla lì lasciandola a bocca aperta (per lo stupore, cosa avevate capito, maliziosi!). La macchina si allontana, e come dal nulla, spunta  il magistrato bonazzo alla cui corte la Manuela è sfuggita per due anni, perché pensa di averlo tradito seguendo il suo proposito di vendetta.

E qui occorre riportare il dialogo*:

LUI: “Io ti ho capita”

LEI: (sorriso tremulo) “Davvero?”

LUI: “E ti perdono”

LEI: (sorriso tremulo) “Davvero?” (sospiro) “Ciao, vado” (???)

LUI: “Non ho ancora finito! Io ti amo!!!”

LEI: (sorriso tremulo) “Davvero?” Bacio con lingua.

Nessuno dei due si preoccupa minimamente che l’assassino è fuggito. Del resto, un bacio con la lingua è sempre un bacio con la lingua…

In quel momento è suonato il cellulare e non ho capito bene la fine, ma credo che il fuggiasco sia andato a riprendersi i soldi in Svizzera.

To be continued…temo.

*Ammetto, le frasi non sono proprio riportate con precisione, ma più o meno ci siamo.

Come si dice…?

Un paio di giorni fa, Lollo facendo zapping è finito su un canale che trasmette video musicali. Lo sento borbottare qualcosa tra sé e pongo attenzione a quello che viene trasmesso. Un tipo dall’aria anonima, con una voce non disprezzabile, canta strofe da cui riesco a estrapolare solo una frase “come si dice quando ti spiace”. Sorvolando sulla risposta che scatta automatica, cerco di cogliere il significato della canzone. Tentativo inutile, visto che non riesco a capire nemmeno le parole, nè ci riesce il Lollo nazionale che ora scuote la testa con disgusto e rassegnazione. Mi viene in aiuto San Google da Internet, inserisco le parole chiave di cui sopra, ed ecco…la canzone è degli Sugarfree (per intenderci, quelli di “Cleptomania”), si intitola “Lei mi amò” e il testo è il seguente:

mentre lungo i ponti
l’alba scorre e va
emigranti stormi
s’involano da qua

se un fiore è eterno
se il cosmo è fermo
come si dice
se ti dispiace

lei mi amò
io l’amai
certe sere
come mai
lei mi amò
io l’amai
come mai
ti lasciai

se l’amore è un tempio
l’amore non ci amò
e se un bacio è vento
al vento non soffiò

se un fiore è eterno
se il cosmo è fermo
come si dice
quando dispiace

lei mi amò
io l’amai
certe sere
come mai
lei mi amò
io l’amai
come mai
ti lasciai

se l’amore è un tempio

quanto respiro
per non fiatare
quanto respiro
per respirare
come si dice
quando ti spiace

lei mi amò
io l’amai
certe sere
come mai
lei mi amò
io l’amai
come mai
ti lasciai

se l’amore è un tempio

Siete arrivati fin qui? Complimenti vivissimi! Avete capito il significato di questa canzone? Se la risposta è sì, prima cosa siete dei geni; seconda cosa, me lo spiegate, ‘ché io proprio non ci arrivo? A parte l’uso originale, per quanto indiscriminato, del passato remoto (che riesco a ravvisare solo in canzoni come “Signorinella pallida” e “Come pioveva”, collocabili, appunto, in un passato remoto), non ho trovato altro che una serie di parole messe a caso, e diciamo caso, che non danno né un senso né un affascinante idea di nonsense.

Nel caso in cui non conosceste questa canzone, mi scuso per avervela propinata. Come si dice quando ti spiace? Ah, sì! Mi spiace!

Pubblicità equivoca

Da qualche giorno su Facebook compare una pubblicità di Sky che recita pressappoco così “Gassman ti invita a portare la moglie (proprio così, LA MOGLIE, non TUA MOGLIE n.d.A.) a fare un giro in moto…”. Scusa, Alessandro, ma a me che me ne frega di portare tua moglie a fare un giro in moto? Al limite, non potrei portarci te? Se accetti, prometto che mi abbono a Sky, mi compro il decoder e mentre noi due andiamo in camporella con la moto, registro tutti i programmi che vuoi.

Ma non ti ha detto nulla la mamma?

Un giornalista quarantenne che scrive articoli per una rivista di religione, partecipa a “Chi vuol essere Milionario?”. Tra il pubblico la sua fidanzata. Gli viene chiesto chi è il sessatore (il tecnico che divide i pulcini maschi da quelli femmine negli allevamenti di polli). Ci pensa, usa un aiuto, la telefonata da casa. Non riescono a rispondere. Ci ripensa. Gerriy Scotti gli suggerisce praticamente la risposta, sillabando il termine “ses-sa-to-re”, facendo notare come la radice sia evidentemente la parola “SESSO”. Lui straluna, forse pensa che il sessatore sia uno che fa sesso con le galline, o peggio coi galli…E’ imbarazzato, risponde esattamente perché imboccato come un bambino, ma non ha la minima idea di quello che sta dicendo. Il presentatore, speranzoso, si rivolge alla fidanzata: “Spiegaglielo tu cosa fa un sessatore…lo hai certamente capito…” E lei, sorridendo scioccamente: “E’ quello che fa le vivisezioni!”

Gerry Scotti chiede poi al tipo se avrebbe saputo rispondere alla domanda che ha reso milionaria Michela De Paoli, cioè “Dopo la cacciata dall’Eden, cosa fece per prima cosa Adamo?” (risposta: tromba con Eva, o meglio, la conosce biblicamente e si moltiplica). Lui dice di non ricordare bene, di avere la visione (Mariana?) di un quadro del Masaccio (che non c’entra niente con la domanda specifica). Gerry fa l’espressione sorniona…lui balbetta “Dopo la cacciata dall’Eden, vanno via”. E Scotti incalza “Sì, ma cosa fanno?”. Eh, proprio non ci arriva, il fanciullo. Scotti si rivolge ancora alla fidanzata…”Allora, tu hai capito cosa fa Adamo…”. E lei, facendo la scema per non andare in guerra, risponde un vago “Fa quello che stai facendo capire tu…”.

‘Sti due si devono sposare. Sai le risate, la prima notte di nozze!!!

Della pubblicità e delle donne di mezza età.

Continuamente il mondo pubblicitario partorisce trovate degne di decerebrati. Dalla Vezzali che per merenda dà al figlio un cioccolato e una ciliegia; al tipo che compra l’auto senza nemmeno vederla perché tanto “la consiglia Quattroruote”; passando per la manica di deficienti che prima di mangiare un bel piatto di 4 salti in padella, ululano come un branco di lupi con gravi problemi comportamentali. Abbiamo Tognazzi jr. che rimpicciolisce e fa il piacione tra bottiglie di aceto balsamico; e De Sica jr. che fa offshore fra coccodrilli di plastica. I loro illustri genitori non sarebbero stati particolarmente orgogliosi dei loro pargoli, no no.

Non taccio dello stracchino volante, che interrompe atti di copula degli ultimi due adolescenti italiani che ancora vanno in camporella; e ci tengo a ricordare, perché merita senz’altro, la coppia che guarda con amore un tenero esserino, morbido, tondo e bianco, con un’adorabile testolina che si rivela essere una mozzarella Francia.

Riesco ancora a ridere davanti a Fiorello che prende in giro sé stesso e i giovanili cinquantenni del terzo millennio, dimostrando ironia e autoironia come ancora pochi son capaci di fare. E un sorriso me lo strappa l’ultrapagato Totti che si improvvisa arrotino per reclamizzare una tariffa telefonica. Ma vi prego, liberatemi delle quarantenni che non hanno paura di entrare in ascensore perché usano un assorbente che elimina l’odore della pipì. Prospettano un universo di donne non più nel fiore dell’età che, smessi i problemi relativi al mefitico ciclo, devono affrontare urinarie incontinenze  incontenibili e maleodoranti. E anche se non ho la fortuna di appartenere a quella categoria di femmine iperattive che “la mattina, è automatico, doccia, un velo di trucco e un velo sullo slip”, riesco ancora a relazionarmi con il prossimo grazie a qualche sano bidet e ad abluzioni corporee di ragionevole frequenza. Insomma, checché ne possano pensare i maschietti, tra cui a quanto pare molti pubblicitari, noi femminucce non abbiamo la palude di Comacchio in mezzo alle gambe. Sarà per questo che anche la fauna ittica degna di nota, in quella particolare zona anatomica, scarseggia tristemente?

P.S. Vorrei proporre uno slogan pubblicitario per un prodotto cosmetico antietà: “Vuoi avere dieci anni di meno? Suicidati dieci anni fa!”

Botta e risposta

Ricevo tra i commenti al mio post  “Fiction Criminale” questo scritto, a nome di Teodosio Losito:

La scelta stilistica della scrittura evidenzia, come un’apparizione Mariana, che lei è un cesso; non serve la maga. Speriamo che usi con frequenza anche lo sciacquone.
Un saluto a tutti gli sfigati che la seguono.

P.S:: troppo autocompiacimento, faziosità e rodimento; si legge perfettamente tra le righe lo sforzo di essere quello che non si è, a presente Second Life?


Precisando che NON HO PROVE NE’ CERTEZZE CHE QUESTA RISPOSTA SIA STATA SCRITTA DA LOSITO E ANZI NE DUBITO FORTEMENTE, vi posto anche la replica che ho pubblicato:


“Gentile” signor Losito, noto con divertimento che lo stile dei suoi commenti è perfettamente in linea con quello delle sceneggiature che scrive, arruffato e senza senso. Mescola sacro e profano, nominando apparizioni Mariane e fattucchiere, snocciola giudizi su persone che non conosce, cade nella volgarità. Io mi sono limitata ad esprimere un parere personale, e pertanto contestabile, sui suoi lavori che trovo di una banalità sconcertante, come peraltro quelli di molti suoi colleghi autori o sedicenti tali.
Vorrei sorvolare, ma non posso, sulla frase “a presente Second Life”, in cui brilla per la sua assenza l’ “acca” del verbo avere. Ma sono certissima che questo orrore sia da imputare ad una momentanea distrazione causata dall’eccessiva foga messa nella risposta.
La scopro poi, con sorpresa, fine psicologo. Lei legge chiaramente tra le righe! Perbacco, mi complimento. Le dirò con schiettezza che la mia vita non è certo quella di una persona di successo. Ho una modesta licenza liceale, non ho terminato l’università, faccio la barista. E, ci crederebbe mai? Ne sono contenta! Il mio blog è uno spazio che non vendo a nessuno; un modo per esprimermi in modo stilisticamente libero, senza alcuna pretesa di ricercatezza. Lei insulta bellamente me, definendomi “cesso”, e i miei lettori, che sono diventati per opera della sua magica penna, degli sfigati. Opinioni che toccano la sfera personale, e non professionale, e che indicano quanto lei sia povero di spirito oltre che di idee.
Non ho prove che questo commento sia stato scritto dallo stesso Teodosio Losito di cui ho criticato il lavoro, ma riporterò nel mio prossimo post questo suo commento, specificando con accortezza che potrebbe essere opera di un mitomane, come mi auguro sia. Ritengo che il vero Losito abbia ben altro da fare che perdere tempo con una blogger come tante altre, anzi, lei mi insegna, peggio di tante altre.
Ricambio il saluto a tutti quelli che seguono lei, che non oserei mai definire sfigati.
Con scarsa stima.

Maria Carla Ferreri

A voi la palla, miei adorati lettori “sfigati”!

Fiction criminale

Il lupo perde il pelo ma non il vizio e in me ci deve essere più di un pizzico di masochismo se ogni tanto ci ricasco… Con orgoglio affermo di essere riuscita ad evitare “Il peccato e la vergogna” (scritta dal tristemente famoso Teodosio Losito, autore, tra l’altro, de “Il bello delle donne“, “Caterina e le sue figlie“, “Il sangue e la rosa“…) avendo individuato nel titolo i presupposti per cui era stata creata questa fisscion… “ho peccato scrivendo queste scemenze, e ora provo vergogna”. Ma si sa, la coazione a ripetere porta l’essere umano a ricadere nei propri errori e, confidando nel fatto che si trattava di un film per la tv in una sola puntata, ho ceduto a “Caldo criminale“, senza considerare che anche qui, nel titolo, poteva esserci la chiave per carpire l’essenza dell’opera espressa dall’autore (manco a dirlo, sempre lui, Teodosio!):  “Da quando sto con i piedi al caldo, scrivo in modo criminale”.

Solita storiellina dagli intenti gialloerotici, mal riuscita sia sul piano giallo sia sul piano erotico. Fin dalle prime battute si capisce che il buono è cattivo e che il cattivo è buono. La Ferillona accusa un po’ l’età davanti ad un bamboleggiante Garko che sembra appena uscito dal freezer, sia come postura sia come espressività. Vincent Spano è imbolsito, sacrificato in un ruolo che dovrebbe essere risolutivo ma alla fine è banale. Il tocco d’autore è dato dalle quasi ridicole scene di sesso. Scene che nell’intenzione sarebbero dovute essere torride quanto la temperatura dell’estate in cui si dipana la breve vicenda, ma in sostanza appaiono artificiose e quasi ridicole. Baci a stampo, movimenti pelvici che fanno sembrare “Dirty Dancing” un film porno, e la solita, tritatissima frase poistcoitale:

Lui: perché piangi?

Lei: perché sono felice.

Ma dico io, ti sei appena trombata Gabriel Garko e piangi, seppure per la felicità? E fa bene lui a tentare di ammazzarti, un quarto d’ora dopo. Ti avrei ammazzata pure io! Perché può anche non essere il mio tipo, ma Garko è innegabilmente un bel bambolotto.

Il colpo di scena finale è dato da un secondo tentativo di omicidio ai danni della povera Sabrina, stavolta da parte di un marito psicopatico appena uscito di prigione e prontamente fermato da Spano, che si propone contestualmente come futuro partner della bella vittima. E chissà, vista la lagna che era quella donna, futuro attentatore della sua vita. Vedremo un giorno il seguito di questa appassionante vicenda…propongo io il titolo, però… “Il salvataggio e il pentimento”.

Sconsigli per gli acquisti

Era da un po’ che mi ripromettevo di scrivere un post sugli ultimi capolavori della pubblicità in Italia, ma davvero, sono talmente tanti che sono seriamente in imbarazzo e non so da dove cominciare. Andrò alla rinfusa, se a voi ne vengono in mente altri, riportateli liberamente nei commenti.

LO SCALDASONNO

Una coppia di cretini si gioca a pari o dispari la precedenza ad entrare in un letto gelato e il compito di scaldarlo anche per il partner. Naturalmente, con scaldasonno questo problema non sussisterebbe. Ecco, voi direte: ma perché mai quei due sarebbero cretini? Beh, prima cosa perché vanno a letto mezzi nudi, lei con una sottovestina e lui con una magliettola a maniche corte. Ma un bel pigiama felpato, no? Seconda cosa…vabbè, non avete la coperta elettrica, ma un plaid? un piumone? un’imbottita? Al centro commerciale le trovate anche a 30 euro è una spesa fattibile. Perché cavolo in pieno inverno avete solo il lenzuolino? Ah, già. Sennò non potreste più giocarvi a testa o croce l’entrata nel letto…Ma, detto tra noi…non conoscete qualche altro giochino per riscaldarvi un po’, prima di andare a nanna?

IL BRODO PRONTO

Milly Carlucci suona alla porta di una casalinga (che è poi la tipa che fa anche la pubblicità del Moment Act, la moglie di quello che con la scusa del mal di testa si tromba la tedesca in aereo…ma prima il mal di testa non serviva ad evitarle, certe cose!?). La tipa apre, non si stupisce minimamente di trovarsi di fronte la ballerina sotto le stelle e neppure si stupisce della sua normalissima domanda “Salve, stasera lei ha fatto il brodo?”. E come no, in tutte le case italiane la sera si fa il brodo, chissà come mai in QUELLA casa no. Forse la tipa aveva il mal di testa anche lei. Comunque, senza colpo ferire, la Milly entra in casa, vuota un brick di brodo pronto in una pentola e dopo due secondi sono tutti intorno alla tavola a mangiare i tortellini. E la tipa dice “Ah, mi piace!”. Con un entusiasmo che, se ce ne mette altrettanto quando fa pic poc col marito, si capisce come mai lui si tromba le tedesche in aereo. Intanto, io aspetto che una sera mi si presentino insieme Giovanni Rana e Milly Carlucci: uno mi dà i tortellini, l’altra mi dà il brodo, e ho la cena bella che pronta. E speriamo che alla fine arrivi pure la Clerici col Gran Soleil, così digerisco il tutto.

E appunto: GRAN SOLEIL ALL’ANANAS

Sorvolo la mia naturale repulsione per ogni preparato al gusto di ananas… Nella pubblicità succitata, Enrico Montesano, che chissà perché fa la parte di un tristissimo ragioniere (o è geometra?) che non farebbe allegria nemmeno a pagamento, bussa alla porta di uno chalet di montagna. E chi ti apre? Nientemeno che la sua vicina di casa di città, Antonella Clerici, più bionda e boccolona che mai. E cosa porta in regalo un ragioniere (o un geometra) in una fredda sera di dicembre, mentre la neve cade copiosa, alle porte del Natale? Un panettone? un torrone? un pandoro? Macché, che noia, che banalità! Un bel cesto di ananas, frutto natalizio per definizione, invernale per antonomasia. Del resto, se in estate fanno il gran soleil al mandarino, cosa potevamo aspettarci? Burp!

LISOMUCIL

Se hai la tosse o il raffreddore o un’altra malattia da raffreddamento, non preoccuparti. La statua di marmo di Nettuno è lì vicino a te con una boccetta di sciroppo in mano. Sulla panchina del parco, per strada, ovunque. E stai sicuro: la tosse ti passerà presto, ma in compenso trascorrerai il resto della tua vita in cura presso i migliori psichiatri del più vicino centro di igiene mentale.

UPDATE: GLI SNACK DELLA FERRERO

E’ chiaro che tutti gli italiani che hanno partecipato alle olimpiadi si nutrono di merendine e snack della ferrero. La figlia di Fiona May ormai viene conservata in frigorifero perché si spara tante di quelle fette al latte che hanno messo la data di scadenza anche a lei. Al figlio della Vezzali, dopo un pomeriggio passato a far finta di giocare a Lady Oscar con la mamma, viene una fame, ma una fame, che quella sciagurata della Valentina per saziarlo gli dà un Kinder cereali e una ciliegia. A cena cosa mangerà questo bimbo? Una minestra di crusca e un’oliva? I figli di Josefa Idem, idem. Non è una ripetizione, ma fanno più o meno quello che fanno gli altri pargoli: vanno a far la spesa con la canoa in testa e poi, dopo intense attività sportive, si stonano di Kinder Delice, che è chiaramente la merenda ideale per due giovanottoni in fase di crescita. E che gli vogliamo dare pane e salame, o una bella stozza di pizza con la mortadella? Troppo colesterolo, meglio gli aromi aggiunti e i conservanti delle merendine confezionate, pergiove!

E stavolta è davvero tutto!