Botta e risposta

Ricevo tra i commenti al mio post  “Fiction Criminale” questo scritto, a nome di Teodosio Losito:

La scelta stilistica della scrittura evidenzia, come un’apparizione Mariana, che lei è un cesso; non serve la maga. Speriamo che usi con frequenza anche lo sciacquone.
Un saluto a tutti gli sfigati che la seguono.

P.S:: troppo autocompiacimento, faziosità e rodimento; si legge perfettamente tra le righe lo sforzo di essere quello che non si è, a presente Second Life?


Precisando che NON HO PROVE NE’ CERTEZZE CHE QUESTA RISPOSTA SIA STATA SCRITTA DA LOSITO E ANZI NE DUBITO FORTEMENTE, vi posto anche la replica che ho pubblicato:


“Gentile” signor Losito, noto con divertimento che lo stile dei suoi commenti è perfettamente in linea con quello delle sceneggiature che scrive, arruffato e senza senso. Mescola sacro e profano, nominando apparizioni Mariane e fattucchiere, snocciola giudizi su persone che non conosce, cade nella volgarità. Io mi sono limitata ad esprimere un parere personale, e pertanto contestabile, sui suoi lavori che trovo di una banalità sconcertante, come peraltro quelli di molti suoi colleghi autori o sedicenti tali.
Vorrei sorvolare, ma non posso, sulla frase “a presente Second Life”, in cui brilla per la sua assenza l’ “acca” del verbo avere. Ma sono certissima che questo orrore sia da imputare ad una momentanea distrazione causata dall’eccessiva foga messa nella risposta.
La scopro poi, con sorpresa, fine psicologo. Lei legge chiaramente tra le righe! Perbacco, mi complimento. Le dirò con schiettezza che la mia vita non è certo quella di una persona di successo. Ho una modesta licenza liceale, non ho terminato l’università, faccio la barista. E, ci crederebbe mai? Ne sono contenta! Il mio blog è uno spazio che non vendo a nessuno; un modo per esprimermi in modo stilisticamente libero, senza alcuna pretesa di ricercatezza. Lei insulta bellamente me, definendomi “cesso”, e i miei lettori, che sono diventati per opera della sua magica penna, degli sfigati. Opinioni che toccano la sfera personale, e non professionale, e che indicano quanto lei sia povero di spirito oltre che di idee.
Non ho prove che questo commento sia stato scritto dallo stesso Teodosio Losito di cui ho criticato il lavoro, ma riporterò nel mio prossimo post questo suo commento, specificando con accortezza che potrebbe essere opera di un mitomane, come mi auguro sia. Ritengo che il vero Losito abbia ben altro da fare che perdere tempo con una blogger come tante altre, anzi, lei mi insegna, peggio di tante altre.
Ricambio il saluto a tutti quelli che seguono lei, che non oserei mai definire sfigati.
Con scarsa stima.

Maria Carla Ferreri

A voi la palla, miei adorati lettori “sfigati”!

Odissea nell’ospizio ed altri racconti

Rassicuro Chit, Fulvia, Ibadeth e le decine di centinaia di migliaia di lettori silenti che in questo lungo periodo di assenza si sono CERTAMENTE preoccupati per me. Sto bene, anche se l’ultimo mese è stato alquanto convulso. Convulso ma fruttuoso, visto che dopo otto mesi di peregrinare, mio padre è finalmente stato operato per l’asportazione di una colecisti che era diventata ormai rifugio di innumerevoli calcoletti, di cui il più grande aveva le dimensioni di un’oliva ascolana. Otto mesi, dicevo, in cui siamo passati dal dottore che gli diceva “Lei si trova di fronte ad un muro, o muore di pancreatite o muore sotto i ferri perché il suo cuore non sopporterà l’anestesia. Non vorrei essere al suo posto”…al cardiologo che inorridendo di fronte ad un ecocardiogramma gli intimava di “…recarsi al più presto da un aritmologo, perché lei ha bisogno non già di una colecistectomia, quanto piuttosto di un pacemaker, se non addirittura di un defribillatore…”. Poi ci sono stati i medici possibilisti, quelli probabilisti, e infine i medici (quelli che lavorano in ospedale e non seguono le statistiche dei libri ma quelle delle corsie) che hanno avuto la competenza e il coraggio di operarlo. Senza troppi drammi e senza inciampi di alcun tipo. Così mio padre non è morto né per la pancreatite né per l’anestesia, non ha un pacemaker né un defribillatore, è uscito dopo cinque giorni di degenza ed è in discreta forma, anche se con un organo interno e qualche calcolo in meno. Un encomio al primario del reparto di chirurgia 2 del Gemelli, non tanto perché lo ha operato con successo (cosa che rientra nei suoi compiti), quanto perché andando ben al di là del suo ruolo, ha persino raccolto il vomito postanestesia di mio padre, azione che in certi ospedali non viene compiuta nemmeno dal più umile e meno qualificato del portantini.

E come diceva Ten al termine dei cartoni animati di Nick Carter, tutto è bene quel che finisce bene.

Personalmente, non ho novità rilevanti da raccontare. Non sono diventata ricca, non ho cambiato lavoro, non ho conquistato Brad Pitt, non sono incinta, non mi sono fatta suora, non sono apparsa in tv né per la cronaca nera né per quella rosa, non ho partecipato a nessun reality. Ah sì, una novità c’è: ho imparato ad andare dall’uscita di Roma Sud all’Ospedale Gemelli senza sbagliare mai strada. Mica pizza e fichi.

Anche il Lollo continua ad essere quello di sempre: adolescenzialmente insopportabile e altalenante tra sprazzi di genialità e rincretinimento puberale. Colleziona successi inusitati a scuola, infilando uno dopo l’altro voti che oscillano tra il nove e il dieci, con una frequenza impressionante che io, seppur non rapa, non avrei mai neppure sognato di raggiungere. E poi, i crolli dell’acume, improvvisi e destabilizzanti: l’altro giorno ho scoperto che la mia gatta aveva una zecca. Prendo l’alcol e un fiammifero, intenzionata a toglierla e poi a bruciarla (perché le zecche sopravvivono ad ogni forma di schiacciamento e come niente si riazzeccano). Lollo mi guarda stupito e mi fa: “Ma la devi bruciare?”. “Per forza, altrimenti non muore”. “Eh… ma non penso che la gatta sarà d’accordo”. Anima santa, credeva che avrei bruciato la subdola succhiatrice di sangue mentre era ancora attaccata alla micia. In confidenza, non penso nemmeno io che il felino sarebbe stato contento di finire al rogo al pari di Savonarola. Credo che neppurela zecca abbia gioito, ma non essendoci state lamentele udibili, posso sperare che non si sia resa conto che stava per essere cucinata flambé. Con buona pace di Lollo.

E Buona Pasqua a tutti!

La seconda cosa bella

Lunedì scorso avevo le palle girate. Non si sa bene perché, forse le mestruazioni in arrivo, forse l’idea di quello che mi aspetta se a mio padre daranno finalmente il via libera per subire l’intervento di colecistectomia, forse perché era lunedì e come dice la parola stessa, mica è sempre domenica. Fatto sta che avevo l’occhio lacrimoso, un po’ di magone e un nervoso che nemmeno la Mondaini nelle scene finali di “Casa Vianello”.

Su Fb, trovo la mia amica P., con cui c’era un mezzo accordo per andare al cinema. La chiamo, le chiedo se vogliamo andare quella sera, mi risponde di sì al volo. Le dico che amici comuni hanno trovato il film, “La prima cosa bella”,  davvero notevole, e ci accordiamo per vederci alle 21.30 davanti al cinema. Il morale subisce un lieve miglioramento, al solo pensiero di passare una serata fuori casa, seppure a vedere un film che proprio allegro non dev’essere, a quanto mi è stato riferito.

In effetti, durante le due ore di spettacolo, la lacrimuccia tremola a lato dell’occhio, ma poiché io e P. siamo due donnini ben forniti di ironia e di capacità di sdrammatizzare, evitiamo i fazzoletti, commentando sagacemente scene e dialoghi. La sequenza finale è di quelle strappacuore, sebbene la drammaticità sia alleggerita dal lieve sorriso che percorre tutta la storia e che evita l’autocompiacimento sadomasochistico tipico di certi registi di nuova generazione.

Al termine della proiezione, mi volto verso P.

A.: bello eh?

P.: sì…ti devo dire una cosa…Ma poi ti arrabbi?

A.: non ti è piaciuto?

P.: …

A.: (puntando un dito accusatore)…non mi dire! LO AVEVI GIA’ VISTO!

P.: (con aria contrita) sì…ero già venuta ieri con gli amici che ti hanno detto che era un bel film…però quando mi hai detto che eri di malumore e mi hai chiesto di venire con te…non ho avuto il coraggio di dirti che ero già venuta ieri. L’ho rivisto con piacere, e poi la tua compagnia valeva la pena…ti sei arrabbiata?

Scoppio a ridere, le dico che è una stronza e poi l’abbraccio. Ci conosciamo solo da pochi mesi, P. e io, ma raramente mi è stata data una dimostrazione di amicizia così disarmante e tenera. “Coazione a ripetere”, direbbero gli strizzanalisti…mia mamma, la mia amica Ale, e ora P. . Balliste per affetto e totalmente incapaci di non farsi sgamare.

Usciamo dal cinema sghignazzando come due sceme, in mezzo a spettatori commossi e turbati dalle vicende del film, unite da una sintonia rara e affettuosa.

“La prima cosa bella”, per me, non è stata l’unica cosa bella, lunedì scorso.

Ma il coccodrillo come fa?

Avete mai sentito quel modo di dire che recita “piangere lacrime di coccodrillo“? Si usa quando qualcuno si pente falsamente di un comportamento scorretto che avrebbe potuto tranquillamente evitare. A quanto ne sapevo, l’adagio nasceva dal fatto che il coccodrillo piange dopo aver mangiato i propri figli, non già per legittimo rimorso, in verità, quanto per cattiva digestione. Da ciò ne consegue che pensavo che le lacrime del rettilone fossero legate appunto alla scorpacciata di rettilini. E non mi sono mai brigata di verificare se questa storia fosse veritiera o una credenza popolare (anche se oggi va più di moda dire “leggenda metropolitana”, trattandosi di coccodrilli, le metropoli le metterei da parte, a meno che non li avvistino nelle fogne).

Qualche giorno fa a “Chi vuol esser milionario” hanno chiesto perché il coccodrillo piange e tra le opzioni c’era anche “per facilitare la digestione”. Ingenua…credevo fosse la risposta giusta. Ma il prode Lollo mi redarguisce “Secondo me è per smaltire i sali in eccesso”. E mi ha tirato in ballo l’ipofisi e non so che altro, per spiegarmi il perché del processo, a suo avviso. Manco a dirlo, ci ha preso lui, anche se non so se in qualche modo c’entri l’ipofisi né se il coccodrillo sia dotato di tale ghiandola. E’ vero anche che i sali si accumulano dopo i pasti, ma pare sia secondaria, come nozione.

La sera dopo, raccontavo al telefono la vicenda all’amico R.

Alianorah: e insomma, non lo sapevo che il coccodrillo piange per eliminare i sali in eccesso.

Amico R.: io sì (“gnè gnè, il primo della classe…”)

A.: e io no! (“maestra! R. mi tira le trecce!”)

R.: però ci potevi arrivare! (“maestra, Alianorah non ha fatto i compiti!”) Pensa a che pelle ha il coccodrillo…non suda, come potrebbe espellere i sali!?

A.: (“maestra, R. fa il saputello!”) ma io non mi sono mai chiesta quale fosse il grado di salinità di un coccodrillo. Non poteva essere che fosse, che ne so…basico?!

R.: … (“maestra, ma questa ci è o ci fa?”)

A.: ah no, basico è il contrario di acido. Vabbè, se non era salino come poteva essere?…Ecco, INSIPIDO! (“maestra, che figura di merda…”)*

* a chimica avevo 4.

 

Odio il Capodanno

Non ho fatto il post di buon anno nuovo, perché, come diceva non ricordo più chi, è assurdo augurare un “buon anno”. Ma chi accidenti può mai avere TUTTO UN ANNO buono? Al limite, si può augurare che il primo dell’anno succeda qualcosa di bello, e poi, fiabescamente, ripetersi che se è successo a Capodanno, succederà per tutto l’anno. Per questo ho “parlato con il sesso del 2010”, una di quelle geniali applicazioni di Feisbuc che ti permettono di sorridere o di deprimerti di più, a seconda che tu sia allegro o depresso già di tuo. Il responso è stato “Chi scopa a Capodanno, scopa tutto l’anno. E tu scoperai a Capodanno”. Beh, non ci crederete, quasi non ci credo nemmeno io, ma ci ha azzeccato in pieno. Infatti, il pomeriggio del primo Gennaio, mi è toccato scopare il pavimento della sala da thè, cosparso di pop corn, patatine e noccioline. Di cosa mi posso lamentare? Se usiamo parole ambigue per esprimere desideri, o pronosticare eventi, non è il caso poi di prendersela se il Destino, il Caso, Dio o Manitù fraintendono. Ora che ci penso, forse Feisbuc aveva usato il termine “trombare”. In quel caso, credo che mi avrebbero chiesto di fare un imitazione di Satchmo, con tanto di tromba d’oro. Tutto, purché non accadesse qualcosa di divertente.

Ora, voglio fare una proposta: visto e considerato che spesso ci si attacca a tutto pur di giustificare errori e sviste, e a quanto pare il Destino, o il Caso eccetereccetera non fanno eccezione, ricominciamo a chiamare le cose con il loro nome. Quindi, usiamo belle locuzioni come “fornicare”, “copulare”, o più comunemente “fare sesso”. Basta con giri di parole, con eufemismi o cacofemismi. Pane al pane, pene al pene. E a proposito di questo (non di pane né di pene, ma di eufemismi e metafore)…mi è stato regalato, per Natale, o per il compleanno, che per me è la stessa cosa, il libro della Littizzetto “La jolanda furiosa”. Se non sapete cosa intende Lucianina per “jolanda”, andate qui, così vedrete anche il simpatico disegno stilizzato sulla copertina del tomino. Il regalo è di un amico che al motto di “la jolanda è la jolanda”, mi ha detto che non poteva non comprarmelo. Ora, questa cosa mi perplime assai, perché, anche se il mio amico mi ha poi specificato che me lo ha regalato perché sono una persona spiritosa, che sa ridere di e con certe cose, comincio a capire davvero l’immagine che gli altri hanno di me. E sinceramente non so ancora se devo preoccuparmi o compiacermene.

P.S. ho ricevuto anche altri regali, tra cui una specchiera antica (qualcuno sa come restaurare le specchiere antiche?) e  una deliziosa crema per il corpo al Papavero Blu. Io non sapevo nemmeno esistesse, il papavero blu, e ora mi vengono a dire che è nientemeno che il fiore nazionale del Bhutan.  Non si finisce mai d’imparare, nella vita!

Chiacchiere tra sordi

E visto che il Natale è alle porte e anche alle finestre, un aneddoto in tema.

Premessa: da cinque anni e mezzo, il mio lavoro al bar nel periodo invernale ha le seguenti modalità: venerdì e sabato sera, dalle 21 fino alla chiusura; domenica pomeriggio, dalle 16 alle 20. Non è un segreto per nessuno, anzi, chi mi conosce lo sa. Chi mi conosce da tanto tempo, lo sa ancora meglio. L’amico Fritz mi conosce da prima che iniziassi a lavorare al bar. Sillogismo vorrebbe che lo sapesse anche lui e invece…

Circa una settimana fa, chiamo l’amico Fritz e lo invito con gentile perentorietà a trovare un pertugio tra i suoi numerosissimi impegni, acciocché possa consegnargli il regalo di compleanno/Natale, regalo cumulativo perché non potevo permettermene due decenti, per cui ho preferito fargliene uno solo, e pure indecente.

LUNEDI’:

Alianorah: so che a Natale non ci sei ma ti ho chiamato in anticipo così magari riesci ad organizzarti per incontrarci. Va bene un giorno qualsiasi, TRANNE venerdì e sabato, e domenica pomeriggio.

F.: guarda, sono giorni allucinanti sul lavoro, non ti garantisco niente, ma vedo quel che posso fare e ci sentiamo.

VENERDI’ SERA:

F.: scusa se non mi sono fatto sentire, ma è stata una settimana tremenda e non ho trovato un momento libero…avevo pensato…che ne dici se ci vediamo domani pomeriggio?

A.: ehm…veramente sarebbe veramente scomodo per me. Dovrei venire da te, poi tornare a casa, cenare e ripartire per andare al lavoro…

F.: ah, perché, il sabato lavori?

A.: (sospiro rassegnato)…sì, il sabato sera e la domenica pomeriggio…possiamo vederci domenica sera?

F.: no, domenica sera non posso, vado a trovare un’amica che non sta bene…Però possiamo vederci domenica pomeriggio!

A.: (doppio sospiro rassegnato)…F., domenica pomeriggio lavoro…Lunedì sera?

F.: no, lunedì lavoro fino a tardi e torno a casa stanchissimo. Che ne dici se ci vediamo DOMANI SERA?

A.: (ormai rassegnata senza più sospiri) F., DOMANI SERA LAVOROOOOO!

F.: ah, già, lavori.

A.: martedì?

F.: mah, si potrebbe, ci risentiamo?

A.: (sicura della sua perfetta buonafede e sincerità e per questo oltre misura paziente e comprensiva) ok, comunque non ti ho comprato uno yogurt, per cui il regalo non scade. Se proprio non puoi, si rimanda.

F.: ok, comunque ti faccio sapere.

Conclusione: mi chiama stasera, trafelato.

F.: sto di corsa, ho finito ora di lavorare, non ce la faccio a vederti! Devo andare a fare la spesa, poi a cena, poi accompagno mio padre a trovare dei parenti prima di partire per Roma…dobbiamo rimandare al mio rientro!

A.: ok, a dopo Natale. Ma se poi rimandi ancora, il regalo te lo spacco in testa.

Tenuto conto che anche lui mi deve dare il suo… va bene la pazienza, ma quando ce vo’, ce vo’.

E, già che ci sono…



Qui pro quo

Sono a colloquio con una delle nuove professoresse di Lollo, una bella signora bionda che elogia il pargolo con grande generosità.

Prof.: Lorenzo è proprio intelligente, veramente bravo!

Alianorah: ha due grandi doti, apprende rapidamente ed ha un’ottima memoria.

Prof.: infatti, e poi studia.

A.: però non è un secchione, le assicuro.

Prof.: forse gli piace particolarmente la mia materia…

A.: la sua collega, che gli insegnava l’anno scorso, diceva in effetti che è molto portato. E comunque a Lorenzo è piaciuto sempre studiare inglese, fin dalle elementari.

Prof.: io veramente sono l’insegnante di francese…

Ops.

Rivelazione

Minichattata su Facciadalibro.

Gregoriomagno*: ciao cara! (prima volta che lo sentivo). Sono appena tornato da Corso Como. Cheduepalle. Tu?

Alianorah: io no.

G.: ricordami…di dove sei?

A.: ciociara.

G.: ah, ora capisco. Se eri di qui, avresti capito.

A.: cosa avrei capito? Perché ti sei fatto due palle a Corso Como?

G.: no, ma ti avrei invitata a prendere un aperitivo domani (a Corso Como, suppongo, per farmi “capire” meglio chissà cosa)

A.: e potevo portare anche mio figlio e mio marito?

G.: basta, sei un essere inutile. Addio! (e mi ha seduta stante drammaticamente eliminata dalla sua lista di amici)

Ma che mi chiedo ancora a fare il senso della mia vita?  Ci ha pensato Gregoriomagno a svelarlo!

* pseudonimo. Il suo nome vero è anche peggiore.

E se lo dice lui…

Alianorah e il suo ex strizza chiacchierano piacevolmente davanti a una bella pizza:

Alianorah: …e insomma, mi sono presa il dito nel cassetto e mi ha fatto un male boia. Ora l’unghia è color muffa, ma credimi, il giorno dopo l’incidente era bellissima, sembrava il Duomo in controluce o il profilo delle Dolomiti!

Ex analista: (tra il serio e il faceto) tu ti devi far vedere da uno bravo.

Ecco.

Sketchesssss

Cliente del bar: qual’è il tuo nome su FaceBook?

Alianorah: ecco, te lo scrivo qui (scrive “ALIANORAH” su un foglio).

C.d.b.: Aliànora?

A.: no, hai sbagliato accento!

C.d.b.: eh, ma tu non l’hai messo, l’accento! Allora è Alianorà.

A.: …


Lollo: mamma, ma i grandi si masturbano?

A.: beh, sì. Se sono single, se hanno desiderio di farlo…

L.: ma che schifo!

A.: ma scusa, perché che schifo? Tu non lo fai?

L.: sì, ma io sono un ragazzino!

A.: e allora? preferiresti, che so…che invece di quello, io andassi a letto con l’uno o con l’altro, a seconda della necessità?

L.: sì!…no!…boh, fai come ti pare!

A.: ..


A.: (non sentendo bene l’audio della TV) sto diventando sorda…

Mamma di Alianorah: eehhh?

A.: (scandendo bene le parole) sto-diventando-sorda…

M.d.A.: eehhh?

A.: (urlando) oh ma’! sto diventando SORDA!

M.d.A.: stai diventando GOBBA?!

A.: (alzando il volume della TV) ecco sì…appunto.