Para…para…para vero!
12 Maggio 2008
La festa della mamma è andata liscia, nel senso che né io ho fatto il regalo a mia madre né mio figlio lo ha fatto a me. Anzi Lollo si è proprio dimenticato dell’evento (che tra l’altro io detesto, insieme a tutte le altre feste confezionate per far spendere soldi ai povericristi) e io ho fatto un po’ l’offesa, così, giusto per farlo sentire un pochino in colpa. Naturalmente non ho ricevuto alcun segno di rimorso da parte del pargolo, che mi ha salutata allegramente alle 15 del pomeriggio quando sono uscita di casa per andare al lavoro, prendendomi anche in giro con falsi regali (un foglio di carta con delle operazioni matematiche svolte: a suo avviso mi stava regalando le soluzioni). Quando sono tornata, verso le dieci di sera, la solfa era cambiata. Il piccolo aveva un’aria contrita, sommessa. Con i lucciconi mi ha abbracciata chiedendomi scusa, mentre io mi chiedevo il vero perché di tanta partecipazione emotiva. Non ci è voluto molto per scoprirlo: a scuola ha un compito in classe di cui si era scordato e non avendo ripassato la materia, voleva che io lo aiutassi a rinfrescarsi la memoria. Imprecando a denti stretti, ho acconsentito e mi sono sorbita un’ora di lavorazione della gomma e della pelle (un paragrafo del libro si intitola “Dalla pelle al cuoio” e Lollo, ripassandolo, canticchiava la canzone di Venditti “Dalla pelle al cuore”, modificandola secondo il titolo del paragrafo). Ogni tanto il Lollo si autocommuoveva. Sì, perché lui è capace di autocommuoversi. Ad esempio, quando dice qualcosa di particolarmente arguto che lo rende conscio del suo essere spiritoso; o, di contro, si trova in una situazione a suo avviso patetica o degna di compatimento, si osserva dal di fuori e si compatisce; gli si inumidiscono gli occhi, fa i sospironi, mi prende la mano con partecipazione e si fa tenerezza da solo. Stasera, in un momento particolare di pathos, credo a metà tra la lavorazione delle gomme artificiali e lo scuoiamento, alza gli occhi umidi e sospira. Poi, forse volendo dire “Come farei se non ci fossi tu?,” se ne esce con un emozionato “Mamma, come fossi io senza te?”. Lo guardo impietosa e rispondo. “Ah, non so, magari sapresti meglio il congiuntivo e il condizionale!”
Quando è andato a dormire, oppresso dal senso di colpa per non avermi fatto il regalo della festa della mamma (senso di colpa su cui ha abilmente traslato la fifa per il compito in classe di tecnologia), mi ha detto: “E’ come se tu fossi da una parte e io dall’altra mamma! E mi manchi!”. E io: “Lollo, dormi sereno. Del regalo non mi importa nulla e il compito andrà bene”. Allora mi ha abbracciata e ha detto “Speriamo di prendere almeno ‘buono’”. E si è addormentato.
Risceneggiamoli!
8 Maggio 2008
Quante volte vi è capitato, seguendo un film, uno sceneggiato, una fiction, di pensare “Io non l’avrei scritta così!”, oppure “Io avrei messo un altro dialogo” o “L’avrei fatto finire in un altro modo”? A me spesso, non tanto perché sono, come in molti potrebbero pensare (e non oso chiedermi perché) un’incontentabile criticona; ma piuttosto perché la fantasia che tendo a far galoppare nella quotidianità diventa un inarrestabile fiume in piena quando viene stimolata da prodotti della fantasia altrui.
E così, nel rivedere per l’ennesima volta “Romeo e Giulietta”, di Zeffirelli, e il viso dolce di Olivia Hussey e le chiappette tonde di Leonard Whiting, spero sempre che finisca a tarallucci e vino. Shakespeare mi perdonerà se immagino che la boccetta da cui Romeo attinge il veleno per suicidarsi, gli scappi dalle mani e vada in frantumi e che mentre il giovane si accinge a lappare la mortale mistura direttamente dal pavimento facendo attenzione ad evitare i cocci per non tagliarsi la lingua, la soave fanciulla si risvegli dal suo sonno di piombo, in tempo per ricongiungersi con il suo amato. Che poi i due, dopo venti anni di matrimonio, sarebbero potuti diventare acidi, flaccidi e litigiosi…beh, a questo preferisco non pensare. Vive l’amour!

Di contro, sono una contro-fan di quell’immondo polpettone che va sotto il nome di Titanic. Lungo, nioioso, scontatissimo nello svolgersi della trama, mi fa sperare che, quando la prosperosa Rose sale sulla poppa (o sulla prua? non mi ricordo mai come si chiama) del trasatlantico e, alla domanda di Jack “Ti fidi di me?” risponde “Sì”, il giovane adone biondo esclami “E fai male!” e…splash, un bel tuffo in acqua e bye bye bella faciulla. Va da sé che il povero Jack riuscirebbe in seguito ad impossessarsi del famoso diamantone a forma di cuore e a salvarsi dal naufragio, aggrappandosi proprio a quello stesso relitto che ha invece dovuto mollare per mettere al sicuro la petulante ragazza viziata. Certo in questo modo nessuno avrebbe potuto vedere Jack/Leonardo con le labbra blu, ma credo che assistere alla lenta morte per annegamento di Rose/Kate sarebbe stato ancora più esilarante.

Ma il finale che mi fa sempre azzeccare la nervatura è quello di “Via col vento”. Io mi domando e dico: ma possibile che il rude Rhett Butler, che ha sopportato che la sua ribelle Rossella si sposasse due volte prima di cedere, obtorto collo, alla sua corte e sposare lui dopo aver seppellito i due precedenti mariti (e visto che “non c’è due senza tre”, io al posto di Rett ci avrei pensato due volte prima di impalmare la riottosa ragazza); possibile che dopo aver sbeffeggiato per tre ore e mezza e circa 15 anni di storia americana, il pallido Ashley, un po’ gay un po’ tisico e molto molto cretino, irraggiungibile chimera di quella sciroccata di Rossella dicendo che non era l’uomo adatto a lei; possibile che dopo aver superato guerre, incendi, lutti, carestie e chi più ne ha più ne metta per vivere felice e contento con lei…nel momento in cui lei, ricevuto l’ennesimo due di picche dal biondo efebo appena rimasto vedovo, si fionda (in modo un po’ sospetto e un ciccinino opportunista, ammettiamolo, ma Rossella è fatta così) tra le nerborute braccia del legittimo sposo…lui le volti le spalle e la pianti in asso, dicendole che “francamente se ne infischia” di quel che sarà di lei? Ecco. Ogni volta che vedo questo finale assurdo, accompagnato, non ho ancora capito perché, dalla gloriosa musica di “Porta a porta”, mi aspetto che, arrivato al cancello di Tara, Rhett si volti, sorrida beffardamente come solo Clark Gable sapeva fare e torni poi tra le braccia della furba mogliettina. Che per coerenza dovrebbe ricominciare a respingerlo. In saecula saeculorum.

To be continued…
Tombeur de femmes
7 Maggio 2008
Lui, F.: sguardo vivace, parlantina sciolta, simpatia assicurata. Ama stare all’aria aperta. Da qualche mese single. Si siede a un tavolino del bar. Alianorah lo vede e si illumina: quell’uomo le piace, la fa ridere ed è uno spasso starlo ad ascoltare.
Alianorah: ciao F.! Che piacere vederti!
F.: ehi, ciao. Come va? Sei in forma eh?
A.: un po’ ingrassata, forse. Tu invece stai benone.
F.: non c’è male, anche se risento un po’ della primavera.
A.: e chi non ne risente?
F.: mi ci vorrebbe una cosa fresca… (sguardo malupino)
Alianorah ridacchia imbarazzata, non è sicura di aver capito bene. Fa la finta tonta.
A.: e come no! Ti porto una bibita ghiacciata!
F.: (ammicca) eh eh, fai finta di non capire eh?
A.: ma F., che dici?!
F.: (ride di gusto) è che se vado fuori esercizio, qui si atrofizza tutto.
A.: beh…puoi mettere un annuncio no?
F.: (ridendo come un matto) sì, su Porta Portese!
A.: vabbè, per adesso ti porto un crodino.
F.: ecco, sì, portami un crodino che è meglio!
Un vero spasso, F., 85 anni compiuti il mese scorso. Lo adoro!
Posso un corno…anzi, un cornetto!
5 Maggio 2008
Il mio istinto non sbaglia mai: quando una persona mi sta antipatica senza motivo, ci si può mettere la mano sul fuoco che prima o poi il motivo ci sarà.
Da un po’ di tempo al bar bazzica un certo G., un giovanotto dall’aria falsamente mite che io posso vedere come un cazzotto in un occhio, senza che mi abbia mai fatto qualcosa di male tranne guardarmi con aria lasciva. Malaguratamente questo tipo è entrato nelle simpatie del F.d.C. che, misteri della scienza e della fede, ha cominciato a dargli corda, con grande felicità della mia Capa, che lo trova simpatico tanto se non più di me. Da un po’ G. è rimasto senza lavoro e questo naturalmente mi spiace o meglio, mi spiacerebbe se vedessi in lui un barlume di umana dignità. Invece non ne vedo per niente e mi si azzecca la nervatura quando entra nel bar (solo se F.d.C. è presente) e comincia a fare l’aria da cucciolo sperduto in cerca di affetto e carezze. Penserete che sono un cuor di pietra, ma in realtà “affetto e carezze” nella sua lingua (il “paraculico”) si pronunciano “birra, caffè e cornetti”…gratis naturalmente (e aggiungo impietosamente che appena ha due euro, se li spende in sigarette). La strategia è ormai nota: arriva, si guarda intorno, se c’è la Capa se ne va, se c’è il F.d.C. si avvicina e pronuncia la parola magica: “Posso…?”. Ogni sua frase mirante allo scrocco inizia con “Posso”, che è diventato anche il suo soprannome. E F.d.C. che è un cuore di panna, non è capace di dirgli di no. Io capisco quelli che disperati chiedono l’euro per il panino, o per il litro di latte, insomma per mangiare, per sostentarsi; ma questo qui che chiede birra e caffè (notoriamente generi di prima necessità) pretendendo di non pagarli non lo abbozzo proprio. Oggi poi, la goccia che ha fatto traboccare il vaso! Era dal mio arrivo che avevo adocchiato un cornetto al cioccolato e pensavo “Se non se lo compra nessuno, me lo mangio io”. Preciso che io mi offro sempre di pagare le cose che consumo, anche se spesso i cornetti e le brioche, che avanzano dalla mattina, non me li fanno pagare. Insomma, era da un paio d’ore che facevo la corte a questo cornetto al cioccolato aspettando un momento di pausa per poter fare merenda, quando arriva “posso”, ciucco come una zucchina, ma proprio tanto da non reggersi in piedi e con lo sguardo vacuo (c’era una festa in piazza in cui si offriva vino, gratis, of course, e lui doveva aver accettato l’offerta più di una volta). Era insomma apparentemente incapace di intendere e di volere, ma non al punto da non vedere il MIO cornetto al cioccolato e di mangiarselo LUI! Sotto gli occhi indifferenti del F.d.C. a cui avevo chiesto di non darglielo (ce n’erano altri, di diverso tipo, e invece si è preso proprio quello!) e che mi diceva di non essersi nemmeno accorto dell’appropriazione. Gliel’ho pure detto, allo scroccone, che era mio, e “posso”, per niente dispiaciuto, mi ha biascicato un “Mi dispiace” falso come una banconota da sei euro. “Pure a me dispiace!” gli ho detto seccata e poi dentro di me “E ora ho pure pienamente capito perché mi stai sul ca**o”.
P.S. Manco a dirlo, dopo un po’ è entrato un cliente, ciucco anche lui, e “posso” gli ha scroccato l’ennesima birra. Perché “non si può permettere nemmeno un cicchetto, povero disgraziato”. E si sa, senza cicchetto, come si sopravvive?
Gap generazionale
2 Maggio 2008
Lollo: mamma, ho scaricato un gioco di macchine per il pc.
Alianorah: ah…
L.: però, siccome le macchine da scegliere erano poche, l’ho moddato.
A.: eh?
L.: sì, ho scaricato anche il file per moddarlo, e ho modificato il gioco.
A.: uh…
L.: adesso posso gareggiare anche con la Panda…e ho trovato anche tutte le cheat!
A.: oh.
L.: figo vero?
A.: ih!
L.: e poi ho anche scaricato un gioco per la PSP, ma siccome in italiano non è ancora uscito, ho preso anche il file con la patch per il multilanguage, solo che non riesco ad installarlo…e poi, guarda qui, ho imparato a modificare l’esensione dei file .rar e .iso, in modo tale che posso inserirli nella PSP, ma non capisco cosa ci fanno qui tutte queste icone che sembrano punti di salvataggio ma su Google non si trovano e quindi…
A.: Lollo, ti prego, basta! Ho finito le vocali!
Meno male che ogni tanto mio figlio torna ad essere un bambino di 12 e mi fa domande del tipo:
L.: Oh ma’, che significa “centripeto”? …
Pausa, rotelle del cervellino di Lollo che girano in cerca di una radice etimologica e infine la soluzione:
L.: ecco, forse ho capito. Secondo me “centripeto” significa “scorreggia centrale”.
E già arrivare a tanto, per me, ha del geniale…
Tivù, mon amour!
29 Aprile 2008
Che emozione…vedere Flavio Briatore che alla soglia dei sessant’anni, abbronzato e con più silicone sulle guance di “Big Jim Terza Età”, dichiara che, se fosse per lui, non si sposerebbe proprio, perché il matrimonio lo spaventa tanto tanto (si sa, quando si è così giovani…); ma che lo farà perché quando si ama bisogna anche rispettare i desideri dell’altra metà della coppia; e che già che c’è, visto che si sposa, farà anche qualche figlio, perché se no che ci si sposa a fare? Che tenerezza…vedere tra il pubblico la Gregoraci che metteva continuamente in mostra la parte di lei che si nota di più dopo le tette, cioè quella chiostra infinita di denti che si ritrova in bocca, mentre guardava quella cariatide danarosa che fra poco diventerà il suo sposo. Che commozione…sentire Flavio dire che la cosa che conta veramente nella vita è la salute, e lui che è stato seriamente malato lo sa bene. Sono d’accordo, Flavio, d’accordissimo con te. La salute innanzitutto, peccato che spesso la povera gente non abbia abbastanza soldi per curarsi quando si ammala.
Che spasso…sentire Signorini commentare le vicende di Grande Fratello e, a proposito di una questione che non aveva capito bene, udirlo esclamare “Scusate, signori, ma ho un buco nero!”. Non avevamo dubbi Signorini, non avevamo dubbi. Anzi, secondo me ne hai un paio: uno è dove dovrebbe essere il cervello. L’ubicazione dell’altro la lascio intuire ai mio inclito pubblico.
Che originalità…le trasmissioni su RaiMediaset. C’è Posta per te che fa incursioni nel Grande Fratello, che ospita i Cesaroni, che vanno ad Amici, che rivaleggia con X Factor, che viene spigolata da TI lascio una canzone, che scimmiotta Bravo Bravissimo, che fa l’occhietto alla Corrida, che segue a ruota i Raccomandati, che è presentato da Carlo Conti, che scopiazza Gerry Scotti, che fotocopia Carlo Conti, che imita Gerry…azz, mi sono incartata!
Che bella…la pubblicità della Breil (ammetto, molto ben fatta)! In un mondo distrutto dalla rivalità tra uomini e donne, in una landa desolata e immensa, due enormi gruppi di persone si fronteggiano. Da una parte uomini con visi anneriti dagli scontri immani sostenuti, ma tutti giovani e bellei. Dall’altra donne con gli abiti laceri, ma tutte, che ve lo dico a fare, giovani e belle. E poi i due capigruppo improvvisamente uno di fronte all’altra con aria timida e bellicosa al contempo. Ma entrambi hanno l’asso nella manica: lei gli regala un orologio, lui un ciondolo brutto che più brutto non si può. Io non ho afferrato bene il valore simbolico di questi due oggetti, ma questo è l’atto catartico, il culmine dell’emozione che si scioglie in un abbraccio. E poi via, tutti a copulare per ripopolare il mondo di figli che saranno rigorosamente bellissimi. Ma lasciatemi cantare, con la chitarra in mano…no, quello è Toto Cutugno…Dunque, lasciatemi esprimere un’ennesima opinione. Io, se avessi ricevuto un monile come quello, fosse pure da Brad Pitt, fosse pure da Raul Bova, fosse pure dall’uomo che amo di più sulla faccia della terra…porca miseria, avrei anche io messo fine alla guerra, impugnandolo come un’arma e sterminando l’intero genere maschile a ciondolate!
B(l)o b(l)o…blogghete!
27 Aprile 2008
Tenere un blog non è un lavoro, non è un impegno, non è un dovere. Non c’è nessuno che mi obbliga a sedere e a digitare sulla tastiera parole che abbiano un senso se lette consequenzialmente, e infatti non sempre riesco a dare un senso a quello che scrivo, o a trasmetterlo. Tenere un blog però non è nemmeno solo uno svago, un puro divertimento, una perdita di tempo. E’ un mezzo per soddisfare il desiderio di far sentire ad altri la mia voce; uno strumento che mi permette di coccolare un po’ il mio egocentrismo e nello stesso tempo di vedere cosa c’è al di là del mio mondo fatto di piccole certezze, affetti sicuri, grandi sogni e giornaliere disillusioni.
Io non ci credevo per niente nella possibilità che qualcuno, un giorno, avrebbe “perso tempo” a leggere quel che scrivo su di me, su quello che accade, su quel che penso delle persone che mi vivono intorno e del mondo più o meno vicino a me. Non ci credevo nonostante a me piaccia leggere le vite degli altri, le loro storie, i loro deliri. Non ci credevo perché di fondo non riesco a credere di essere interessante per qualcuno e soprattutto di saper rendere interessante le piccole cose che fanno parte della mia vita. Per questo ora scrivo quest post confusionario, senza nemmeno sapere bene dove andare a parare. Tenere un blog a volte è anche cominciare a scrivere senza sapere bene cosa, quali concetti esprimere, quali frasi comporre e sperare che al di là dello schermo il lettore clemente continui a leggere anche solo per arrivare a dire alla fine: ma questa qui che voleva dire?
Ecco, ci siamo…ecco quello che volevo dire: grazie, a tutti quelli che passano di qui e apprezzano e commentano, o non apprezzano e non lasciano traccia, e ridono per le mie scemenze o si commuovono sul filo delle mie malinconie. E poi grazie a quelli che mi sopravvalutano perché a volte è bello essere sopravvalutati. E anche a quelli che mi hanno scritto che entrare in questo spazio è come respirare una ventata di allegria. Ma soprattutto grazie alla possibilità che il blog mi ha dato di “conoscere” persone che sento vicine a me nella forza, nell’ironia e anche nella debolezza. Internet non mi allontana dalla vita reale, sempre così concreta e talmente piena di cose e persone da non poter comunque essere ignorata; ma mi avvicina a persone che sono lontane da me di fatto e di cui non avrei altrimenti mai saputo l’esistenza. Non si offenda nessuno se dedico questo post, che scrivo per tutti quelli che stanno leggendo, in particolare a un gruppo di amici con cui, più che con altri, sono entrata in contatto.
A Gianfranca per le ore piccole fatte insieme a chattare su messenger o a scambiarci interminabili e coloratissime email piene di confidenze;
ad Alice, spietata e dolce, che mi fa una tenerezza immensa e che spero riesca, prima o poi, a trovare in tutte le sue cose il giusto equilibrio tra rabbia e amore;
ad Andrea, che definendomi una volta la sua “luce nella rete”, mi ha fatto il più bel complimento che abbia ricevuto in veste di blogger;
a Claudio Chit, che per primo mi ha “scovata” sullo spaces e che non manca mai di ribadire la simpatia che ha per me;
a John Doe, che mi ha schiattato l’anima per farmi cambiare piattaforma promettendo che mi avrebbe tecnicamente aiutata e mi avrebbe anche commentata più spesso; e che poi né mi ha aiutata e nemmeno mi ha commentata (che te possino!) ma che mi legge sempre, o almeno credo…;
a Lune (stringi i denti piccola!), con la quale ho parlato per ore al telefono (quando aveva tempo), che sa tanto di me e che con il suo carattere deciso mi ha fatta ridere e riflettere più volte;
ad Artemisia65, conoscenza recente ma che ha già conquistato un posto nel mio cuore perché è una Donna con la D maiuscola, e non se ne trovano tante in giro;
a Dyo (torna presto!!!), la mia sorella virtuale, che ancora conosco poco ma che ha avuto esperienze così simili alle mie che a volte penso di essere nata sotto la sua stessa (non proprio buonissima) stella;
e a tutti i protagonisti della mia piccola, grigiorosa vita, che popolano i miei racconti e i miei sogni e che si muovono su questo schermo con più agio di quanto riuscirei mai a fare io da sola ![]()
Vi presento Kira
25 Aprile 2008
Quando Lollo ha compiuto gli anni, il 15 marzo scorso, gli ho detto che, visti i chiari di luna, non avremmo potuto fargli chissà quale regalo. Allora lui ha detto che non avrebbe chiesto nulla se gli avessimo preso un cagnolino. Sono anni che ci chiede un cucciolo, da quando Flip, la bestiola che avevamo prima, è andata via di casa la notte di Capodanno del 2004 e non è più tornata. E così da un paio di settimane è entrata a far parte della nostra famiglia Kira, tre mesi di ciccia e vivacità. Lollo è contento e nel canile c’è un cagnolino di meno che aspetta l’arrivo di qualcuno che lo ami e giochi con lui.
Un amore un po’ così
23 Aprile 2008
Questo post probabilmente non piacerà agli abituali frequentatori del blog, che mi conoscono ironica, brillante, leggera, scherzosa, acida. C’è anche l’altra faccia della luna di Alianorah, quello sulla cui superficie si muove la malinconia sottile, il rimpianto, il romanticismo, la nostalgia. Aspetti che solo chi sa chi sono veramente può conoscere e riconoscere come miei e che possono deludere le persone che non li hanno intuiti.
Io scrivo poesie, ogni tanto. E ogni tanto mi innamoro. Veramente è più facile che scriva poesie in quanto non sono portata a innamorarmi spesso. Per la precisione, potrei dire che sono sempre innamorata, di cose, colori, film, libri, musiche, oggetti, situazioni. Ma l’Amore per antonomasia, quello l’ho provato raramente e per pochissime persone. E in genere per lungo tempo, perché sono poche le persone che riescono a piacermi al punto da sbilanciarmi e dire “Forse lui potrebbe…”. Generalmente queste persone non corrispondono alle mie attenzioni, ma una volta mi è andata bene. E grazie a questa fortunata coincidenza è nata una storia, e poi è nato Lollo. E poi è finita, perché gli amori finiscono, ma è bello pensare e ricordare che ci sono stati.
Ma l’amore non finisce mai, anche se si rivolge a diversi oggetti. E’ una forza dinamica, che produce altra forza, che genera emozioni contrastanti e “move il sole e l’altre stelle”. A volte le parole per esprimerlo non sono sufficienti, a volte non ci basta più la forma solita per descriverlo e declamarlo. C’è allora chi lo canta, chi lo balla, chi lo recita. Io lo rendo poesia, una forma di espressione che a molti non piace, che altri dichiarano di non capire, che alcuni snobbano perché poco moderna. Io scrivo poesie da quando avevo otto anni. Ho iniziato dedicandone una ad un albero che saltava. Poi ho attraversato la fase “alla mia mamma” e “alla mia maestra”. Sono passata attraverso uno stile pascoliano che, a sedici anni, mi faceva parlare del mio passato che non sarebbe tornato, o della mia vecchia casa in rovina (mai avuta una casa in rovina). Poi le solite poesie d’amore in versi sciolti, poi pausa. Poi…altro. E poi qualcosa che mi apparteneva come mai qualcosa prima. La poesia è diventata davvero un diverso modo di manifestare le mie emozioni. Daniele non l’amerà (a lui piacciono le poesie “sociali”). Alice non la capirà (lei dice che non capisce le poesie). Qualcuno sabdiglierà. Io la metto qui (l’avevo già pubblicata sul mio vecchio blog, per cui qualcuno l’avrà già letta) perché fa parte di me come tante altre cose che ho postato. E’ dedicata a un uomo per cui avrei potuto essere tutto e che avrebbe potuto diventare un porto a cui approdare al riparo dalle tempeste e da cui ripartire per affrontare nuove mareggiate. E’ dedicata a un amore che non è stato e non sarà, ma non per questo è stato meno amore di quelli che vivono, crescono e a volte muoiono. Perché la Storia dell’Umanità è fatta di Amori grandiosi, luminosi o torbidi che sconvolgono improvvisamente il corso naturale delle cose. Ma la storia degli uomini è composta di amori piccolini, che non sempre trovano il coraggio e la forza di volare, ma che, insieme agli altri amori piccolini lentamente “movono il sole l’altre stelle”. Leggetela, ci tengo. E già che ci siete suggeritemi un titolo.
Eccomi, sono io.
Sono l’amante.
Sono la madre.
Sono la figlia, la sorella, la rivale.
Sono la complice e la nemica.
Sono il principio
che governa ogni tua tempesta.
Sono la quiete d’oro
ai piedi dell’arcobaleno.
Sono l’argine che contiene il tuo fiume.
Sono il fiume in piena
che frantuma le tue dighe.
Sono l’assenza delle tue mattine
e l’eternità delle tue notti.
Sono la tua sola regola
e la sua unica eccezione.
Sono il sentiero buio
e la luna che lo accende.
Sono all’inizio della tua storia
e mi troverai al suo termine.
Sono la sabbia della clessidra
che segna il tuo tempo.
Sono la sabbia che non ha fine.
Sono nei tuoi chiari occhi vigili
e sotto le tue palpebre abbassate.
Sono la follia che sconvolge le tue ragioni
e la ragione di tutte le tue follie.
Eccomi, sono io.
Sono il percorso e la meta,
il mezzo e lo scopo.
Sono la tua sola regola
e la tua unica eccezione.
Piccolo spazio…pubblicità.
22 Aprile 2008
Sapete che ogni tanto mi piace fare incursioni nel mondo della pubblicità, soprattutto per criticarla, ma anche un po’ per ringraziarla perché nel mare magnum della piattezza televisiva, i consigli per gli acquisti sono ancora capaci, di tanto in tanto, di trasmettermi un fremito emotivo, generalmente di disgusto o di indignazione, ma sempre un fremito è. Ad esempio, ora, mentre La Falchi si ricicla ennesimamente in TV facendo l’oca con uno dei finalisti del Grande Fratello (che, potrei scommetterci, non aveva mai visto prima di stasera) ho sentito un’irrefrenabile impulso di scrivere, pur di sottrarmi a questo obbrobrio. Qualcuno di voi potrebbe dirmi che sarebbe più rapido spegnere la tv, ma io sono un’eccentrica, e ho i miei modi per evadere dalla triste realtà…
Qualche giorno fa ho avuto le mestruazioni. E ho provato a fare la ruota. Non è vero che con quel determinato assorbente si riesce a farla eh? Io non ci riuscivo prima e non ci sono riuscita nemmeno con i Lines Supeiperurrà! Come del resto non ero riuscita prima a guidare una moto, o a lanciarmi col paracadute. Una volta ho anche provato a mettermi su un cavalluccio al parco, per vedere se prendeva il volo come nello spot. Niente da fare. E poi dicono pubblicità ingannevole!
Un plauso va alle solite gomme da masticare Air Action. Lo scorreggiattolo* (che mi dicono dalla regia chiamarsi Cippi), non pago di aver risolto il problema degli incendi nei boschi, ha deciso di trasmettere la sua erudizione meteoristica e di trasferirsi al Polo Sud per combattere l’aumento della temperatura del globo terracqueo e il conseguente effetto “sglaciazione”. E siccome si sa che con il cu*o ci san tutti ragionare, la sua scienza viene immediatamente recepita da tre pinguini che, per citare il Sommo Poeta (Inferno, canto XXI), “del cul fanno trombetta” creando dal nulla un iceberg che fa impallidire quello che ipotermizzò Di Caprio nel 1912 (ed è per questo che Di Caprio si è mantenuto nonostante tutto, giovane, monoespressivo, ma giovane).
Per non dilungarmi troppo, concludo con una topica di mia madre. Dopo aver visto per la trentesima volta la pubblicità della Breil con la fascinosa Charlize Theron che pomicia con un orologio sulle note di “Pazza idea”, mi guarda con aria dubbiosa e mi chiede “Ma quella lì non è mica Patty Pravo!”.
No, mamma, quella lì
NON E’ Patty Pravo.
QUESTA qui
è Patty Pravo.
* Il termine “scorreggiattolo” non l’ho inventato io. Purtroppo.